Bandiere regionali: tutti cascano nelle trappole della Lega

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Bandiere regionali: tutti cascano nelle trappole della Lega

06 Agosto 2009

E’ possibile che la nostra classe intellettual-politico-giornalistica ci caschi sempre con tutte le scarpe? Eppure il trucco della Lega ormai è arcinoto, sperimentato e ripetuto in serie. Come è possibile che oggi i principali giornali dedichino tutti titoli di prima pagina, articoli, interviste pensose, editoriali sdegnati alla proposta leghista di rilanciare le bandiere regionali?

Come è possibile che giornalisti ne scrivano a profusione, che i politici dichiarino, litighino e si dividano, che gli intellettuali discettino e puntualizzino? Non vedono tutti che era esattamente questo che la Lega voleva ottenere e che più loro baccaiano e più gliela danno vinta?

Da anni la Lega ha scoperto il trucco e forse sono loro i primi a non crederci quando vedono che gli riesce sempre. Prend0no uno dei tanti elementi della cattiva coscienza nazionale e lo sfrucugliano a dovere: in un battibaleno il risultato è assicurato.

La storia delle bandiere regionali è paradigmatica. Quanti tra i giornalisti, intellettuali, politici che oggi si indignano e vibrano di sdegno contro l’equiparazione tra bandiere locali e tricolore hanno provato l’ultimo brivido patriottico davanti alla bandiera italiana: Quanti di loro sarebbero disposti a esporla  in pubbliche ricorrenze dalle loro finestre? E quanto la sventolerebbero in strada per la festa della Repubblica o chessòio? Pochi, forse nessuno. Per la maggior parte (specie tra i politici) il tricolore è un adempimento burocratico, procedurale: la bandiera di dimensione tot per tot, deve essere nei loro uffici, fuori dai balconi dei palazzi istituzionali, ogni tanto va cambiata, in certi casi si mette a mezz’asta e così via. 

La Lega lo sa bene e ne approfitta. Toccando il tasto delle bandiere regionali fa scattare come una molla  la cattiva coscienza nazionale di tutti quelli che al tricolore non hanno mai dedicato un mezzo pensiero neppure per sbaglio. E così in un attimo ecco i giornali e le tivvù che si riempiono di contumelie patriottiche mentre la Lega gongola.

Lo stesso è successo con la storia dell’esame di dialetto per gli insegnanti. "Giù le mani dall’italiano!" hanno subito gridato tutti in coro da ogni pubblico pulpito. Ma erano gli stessi che mandano i figli alle scuole inglesi o francesi, che leggono il New York Times, che non usano i congiutivi, parlano di privacy, authority, feed-back e moral suasion… Ma guai alla Lega e ai suoi dialetti.

Quando alle bandiere, una brevissima osservazione di merito. Forse è una stupidaggine agostana, ma non è un’eresia. Perché si è potuto affiancare ovunque e per legge al tricolore la bandiera europea a simboleggiare la devoluzione dei poteri nazionali verso l’alto e non si dovrebbe fare lo stesso con le bandiere regionali per richiamare la devoluzione verso il basso?