Bankitalia annuncia:la crisi crescente e le disparità di ricchezza per le famiglie

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Bankitalia annuncia:la crisi crescente e le disparità di ricchezza per le famiglie

Bankitalia annuncia:la crisi crescente e le disparità di ricchezza per le famiglie

19 Dicembre 2008

La crisi economica inizia a incidere sui bilanci delle famiglie italiane, in un 2008 in cui la ricchezza reale ha cominciato a ridursi e le diseguaglianze sociali hanno continuato ad accentuarsi.

È il quadro poco incoraggiante delineato dalla Banca d’Italia in un’indagine sui nuclei familiari, che -dopo un 2007 in cui hanno aumentato la propria ricchezza, seppur dell’1,7%  hanno sofferto quest’anno le conseguenze del trend negativo delle Borse (perdendo il 6% della ricchezza finanziaria) e dovranno ora affrontare le difficoltà e le incognite di una lunga recessione.

Le famiglie italiane restano tra le meno indebitate rispetto agli altri grandi Paesi occidentali, ma – in un Italia in cui la maggior parte della ricchezza resta basata sulla proprietà immobiliare – si accentuano le disparità sociali, con il 10% dei nuclei più ricchi che ha in mano quasi la metà della ricchezza complessiva.

Nel primo semestre del 2008, spiega Bankitalia, "la ricchezza finanziaria delle famiglie, a prezzi correnti, si è ridotta di circa il 6%, soprattutto a causa del calo dei corsi azionari".

E la tendenza negativa "è proseguita con maggior vigore nei mesi successivi".

Per questo, in questo periodo l’aggregato complessivo è rimasto "sostanzialmente stazionario, registrando un lieve calo in termini reali".

Una flessione che arriva dopo un 2007 in cui la ricchezza è cresciuta (a prezzi costanti) dell’1,7% rispetto all’anno prima, mentre l’aumento pro-capite è stato dello 0,8%.

Rispetto però al periodo 1995-2006 c’è stato un "rallentamento" dell’accumulazione netta, dovuto "a una sostanziale stasi delle attività finanziarie (+0,6%) e alla crescente incidenza dei debiti (+8,2%), mentre la dinamica delle attività reali è rimasta sostenuta (+6,7%)".

La crisi morde i bilanci familiari, ma non in maniera uguale, perchè – osservano i ricercatori di Palazzo Koch – "la distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, mentre poche dispongono di una ricchezza elevata".

La metà più povera dei nuclei detiene infatti meno del 10% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco ne ha quasi la metà.

Alla fine del 2007, comunque, la ricchezza netta per famiglia ammontava a circa 360mila euro (143mila euro pro-capite).

Con lo scoppio della bolla dei mutui subprime, poi, tra il 2006 e il 2007 c’è stata "una ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme d’investimento meno rischiose".

Sono aumentati così gli investimenti su titoli pubblici e obbligazioni private, mentre c’è stata una progressiva ritirata da azioni e fondi comuni. Le attività finanziarie, tuttavia, rappresentano solo il 40% della ricchezza lorda, mentre quelle reali sono il 60% le passività finanziarie invece circa l’8%.

La composizione delle attività reali, in particolare, "ha subito modeste variazioni rispetto agli anni passati", con una netta prevalenza della quota immobiliare rispetto a terreni, macchinari o oggetti di valore: a fine 2007 la quota di ricchezza reale in abitazioni era circa l’82% del valore complessivo e quella in fabbricati non residenziali circa il 6%.

Nel confronto internazionale, sottolinea però Via Nazionale, le famiglie italiane brillano per il minore indebitamento.

Nel 2006 l’ammontare di passività dei nuclei italiani era il 65% del reddito disponibile, "il valore più basso" rispetto a Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa dove oscilla dal 90% al 170%.

Per gli italiani, tuttavia, è crescente il peso dei mutui immobiliari nel volume dei debiti: nel 2007 l’incidenza dei prestiti per l’acquisto di casa è salita a circa il 40%, con un aumento di circa il 10% rispetto all’anno prima.