Bankitalia contro il “tassa e spendi” del governo

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La banca d’Italia torna a bacchettare il Governo sull’impostazione della politica di bilancio. Nel Bollettino Economico pubblicato oggi, gli economisti del più prestigioso think tank di ricerca sulla economia italiana osservano che dopo il forte miglioramento conseguito nel 2006, i progressi nella riduzione degli squilibri di bilancio sono modesti; gli interventi necessari per raggiungere il pareggio di bilancio sono rinviati al 2009-2011. Queste due autorevoli affermazioni sottendono un giudizio fortemente critico della politica seguita da questo Governo. Innanzitutto, perché si da atto che il miglioramento è stato conseguito nel 2006, anno in cui si sono dispiegati gli effetti della Legge finanziaria votata dal centro destra nel dicembre 2005, che paradossalmente è stata la Finanziaria meno “elettorale” che si ricordi. Ma soprattutto criticano l’ulteriore rinvio della  correzione degli squilibri che viene posposta al triennio 2009-11, ovvero a un arco di tempo – osserviamo noi con spirito malevole - in cui molto probabilmente la responsabilità di Governo sarà già passata di mano, forse addirittura ritornata al centro destra.

 

La Banca d'Italia, per altro, rileva che le entrate inattese sono state in larga parte utilizzate per finanziare aumenti di spesa. Scelte analoghe caratterizzano la manovra per il 2008. Si evidenzia quindi, ancora una volta, che la politica di bilancio dei governi di sinistra- intrinsecamente statalisti- si traduce inevitabilmente nella applicazione del principio del “tassa e spendi”. E’ risultata smentita, in altre parole, la promessa di Prodi e Padoa Schioppa, che dopo avere aumentato le tasse e il gettito per stabilizzare il bilancio avrebbero ridotto il prelievo fiscale. Anzi, poiché con l’extra gettito, che in parte è di natura temporanea perché determinato dalla accelerazione della crescita, sono state finanziate nuove spese permanenti, in futuro sarà molto più difficile ridurre le spese, anche se se dovesse venire meno la componente temporanea del gettito.

 

L’analisi della Banca d’Italia si chiude con un severo richiamo: “l’incidenza della spesa primaria corrente sul Pil resta il problema centrale della politica economica italiana; nel settore pubblico vi sono ampi margini per ottenere risparmi senza compromettere il conseguimento degli obiettivi fondamentali dell'azione pubblica, come dimostrano gli studi del Tesoro”.

 

Ricordiamo, al riguardo, che il recente Libro Verde sulla Spesa Pubblica, pubblicato  dal Ministro dell’Economia, ha evidenziato diverse disfunzioni nella spesa relativa alla sanità, alla giustizia, all’università, al pubblico impiego, agli enti locali. Sono aspetti su cui sarebbe auspicabile un pronto impegno da parte di coloro che si candidano a responsabilità di governo nei prossimi anni.

 


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