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Bankitalia sull’economia del Molise: turismo in crescita, edilizia in affanno

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Un quadro in chiaroscuro quello dipinto dal rapporto della Banca d’Italia sull’economia del Molise. I dati del primo semestre fanno registrare una incoraggiante crescita del settore turistico e delle esportazioni. Di contro, però, si segnala la flessione di uno dei settori chiave in regione: quello delle costruzioni. Il rapporto, frutto delle indagini condotte dalla filiale di Campobasso di Bankitalia, è stato illustrato ieri nella sede dell’Ufficio del Governo di Isernia. In generale, i numeri dei primi sei mesi dell’anno confermano – in linea con quanto sta accadendo nel resto d’Italia e a livello internazionale - che i tenui segnali di ripresa conseguiti nel 2010 si sono interrotti. Ma in Molise fa ben sperare il dato, in netta controtendenza, che contraddistingue il comparto turistico: dopo i cali del 2009 (-6,4 per cento) e del 2010 (-1,4 per cento), nei primi sette mesi di quest’anno le presenze di visitatori sono aumentate del 22,5 per cento. Va forte soprattutto la costa molisana (+30,9 per cento), dove tra l’altro si segnala un allungamento dei periodi medi di permanenza. Cresce anche il numero degli stranieri che scelgono la nostra terra per i loro soggiorni: rispetto all’anno precedente l’incremento è pari al 30 per cento. Evidentemente le campagne di comunicazione della Regione e delle due Amministrazioni provinciali (soprattutto quella di Isernia), la costante presenza alle fiere di settore, stanno dando i primi frutti. La strada intrapresa negli ultimi anni è quella buona. L’idea di puntare sulle risorse storiche, culturali, ambientali e gastronomiche di un territorio ancora poco conosciuto al grande pubblico rappresenta una delle scommesse vinte dal tre volte presidente della Regione Michele Iorio.

Tornando al rapporto di Bankitalia, da segnalare anche la crescita delle esportazioni molisane (5,4 per cento). Tirano i cosiddetti settori di specializzazione (prodotti chimici, gomma, materie plastiche), mentre la nota dolente è rappresentata dal comparto del tessile e dell’abbigliamento: il calo delle esportazioni è del 22,9 per cento. Ma in questo caso occorre aprire una parentesi. Il settore paga la crisi del colosso Ittierre (e di conseguenza delle piccole aziende dell’indotto che ruotavano intorno alla holding di Pettoranello di Molise). Dopo aver sfiorato il fallimento, grazie agli aiuti del Governo Berlusconi e della Regione Molise, è nata una newco, guidata dal patron del gruppo Albisetti, Antonio Bianchi. Di recente ha acquisito le licenze di nuovi e prestigiosi marchi della moda internazionale (tra questi Pierre Balmain e una linea di jeans Fiorucci disegnati dalla modella Naomi Campbell). Nel medio periodo, dunque, l’export dovrebbe trovare un nuovo slancio. Bianchi ci crede. Anche lui ha infatti deciso di scommettere sul Molise: in una recente intervista rilasciata all’inserto economico del Corriere della Sera, il presidente della nuova Ittierre ha elogiato l’attaccamento al lavoro dei molisani, senza dimenticare che il costo della manodopera è di gran lunga inferiore rispetto al Nord. Anche per questo ha annunciato che sposterà l’80 per cento della produzione del suo gruppo proprio in Molise.

Ma se il settore moda sembra avere le carte in regola per ripartire, segna invece il passo quello delle costruzioni. Quest’anno l’attività produttiva si ridurrà rispetto al 2010, sia per quanto riguarda l’edilizia privata sia per il comparto delle opere pubbliche. In quest’ultimo caso pesano il patto di stabilità e i cronici ritardi delle pubbliche amministrazioni nei pagamenti. Soltanto un quarto delle imprese edili molisane prevede un aumento della produttività. I dati sull’occupazione la dicono lunga sulla crisi del settore: se il dato generale fa registrare un calo del 3,5 per cento, nel settore edile si scende fino al 13,6 per cento di occupati in meno rispetto al 2010. Una boccata d’ossigeno potrebbe tuttavia arrivare dalle opere pubbliche. Il rapporto della Banca d’Italia parla chiaro: dopo un periodo di ristagno, le prospettive di crescita sembrano essere favorevoli: nei primi sei mesi dell’anno l’importo complessivo dei bandi regionali è più che triplicato rispetto al corrispondete periodo del 2010. Nel mondo dell’industria, invece, l’occupazione non dovrebbe subire scossoni: due terzi delle imprese prevedono di mantenere sostanzialmente inalterati i posti di lavoro. L’attività produttiva è tuttavia in affanno, anche a causa della debolezza della domanda interna.  Nei primi mesi dell’anno il 41 per cento delle imprese ha registrato un calo del fatturato, mentre per il 34 per cento degli imprenditori intervistati si parla di un aumento.

L’accesso al credito, infine, fa segnare un rallentamento, sia da parte delle aziende sia da parte della famiglie. È aumentato i costo del denaro e le banche sono diventate più pignole nel concedere prestiti, è vero. Ma è altrettanto vero che le imprese si rivolgono di meno agli istituti di credito. Ci pensano mille volte prima di investire. Come dire: la crisi (economica) c’è e si fa sentire, ma è anche e soprattutto la paura (psicologica) della crisi sta frenando la ripresa. Il primo compito del nuovo governo regionale è proprio quello di ridare fiducia al settore produttivo. Il miliardo e 300mila euro dei fondi Fas, ottenuti di recente dal presidente Iorio, servono proprio a questo: a dare nuovi stimoli all’economia. Puntando anche sull’innovazione e su settori diversi rispetto a quelli tradizionali. La crescita del turismo dimostra che per i molisani è giunto il momento di credere di più nelle proprie risorse e nelle proprie capacità.

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