Bari, tangenti: chiesto il rinvio a giudizio per Fitto e Giampaolo Angelucci
12 Ottobre 2009
di Redazione
Richiesta di rinvio a giudizio per 78 dei 90 indagati tra i quali il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto e l’editore Giampaolo Angelucci. La richiesta, avanzata dal pm al termine dell’udienza preliminare davanti al gup, riguarda il procedimento “La Fiorita”.
All’udienza, che si concluderà il 30 novembre la Regione Puglia si è costituita parte civile. I fatti contestati dal pm risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2005 quando Fitto era presidente della Puglia e andranno in prescrizione entro il 2012. All’ex governatore sono contestati i reati di associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti. I reati di corruzione e di illecito finanziamento di cinquecentomila euro alla lista di Fitto “La Puglia prima di tutto” sono stati formulati anche nei confronti dell’editore Angelucci.
Secondo i legali di Fitto, i reati contestati sono insussistenti, anche perché il finanziamento elettorale ricevuto fu regolarmente registrato. Prima della discussione, il giudice dell’udienza preliminare ha ammesso sette imputati al giudizio con rito abbreviato e per altri cinque, tra cui l’imprenditore campano Alfredo Romeo (accusato di turbativa d’asta e di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio), ha disposto l’invio degli atti alla procura di Roma per competenza territoriale. Il gup ha inoltre respinto tutte le eccezioni sollevate dal difensore di Fitto relative all’inutilizzabilità delle intercettazioni e di alcuni atti d’indagine.
Il reato di corruzione contestato a Fitto e Angelucci riguarda una presunta tangente di cinquecentomila euro pagata – secondo i magistrati – da Angelucci al movimento politico messo in campo da Fitto per le regionali 2005. La procura sostiene che la somma di danaro fu elargita per ottenere dalla giunta regionale pugliese, nel 2004, l’aggiudicazione dell’appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite (Rsa). Per questi fatti Angelucci, il 20 giugno 2006, fu posto agli arresti domiciliari per alcuni giorni. Nei confronti di Fitto, nel frattempo eletto parlamentare di Forza Italia, i pm baresi chiesero alla Camera l‘autorizzazione a procedere all’arresto, richiesta negata dall’Aula di Montecitorio. L’indagine della procura – nella quale sono coinvolte anche 14 persone giuridiche, molte delle quali del gruppo Angelucci – riguarda una presunta associazione per delinquere finalizzata al compimento di reati per assicurare alla società barese ‘La Fiorita’ le concessioni di servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliariato da parte di enti pubblici e di Ausl pugliesi.
Sempre secondo l’accusa, l’obiettivo sarebbe stato far conservare alla società una posizione di monopolio nel settore, per realizzare profitti illeciti e per gestire in modo clientelare posti di lavoro. A Fitto si contesta di aver offerto ‘copertura politica’ all’attività dell’associazione a capo della quale vi sarebbero stati Dario e Pietro Maniglia, proprietari de ‘La Fiorita’. Nel procedimento sono imputati anche il presidente e il dg di Aeroporti di Puglia, Domenico Di Paola (per corruzione) e Marco Franchini (turbativa d’asta è l’ipotesi di reato formulata a suo carico), l’editore salentino Paolo Pagliaro (per corruzione), il consigliere regionale Giovanni Copertino (Pdl), l’ex assessore regionale di Fi Andrea Silvestri (per truffa e turbativa d’asta) e l’ex dg dell’Ares Puglia Mario Morlacco (per falso).
