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Bassolino fa un passo indietro. Ma in Campania non basta

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Di armi segrete e prodotti politici scintillanti da immettere, all’ultimo minuto, sugli scaffali della campagna elettorale non sembra ce ne sia traccia. Walter Veltroni, a tre giorni dalla chiusura del periodo dedicato alla propaganda e alla comunicazione, mantiene il suo ritmo da passista e rinuncia a tentare il guizzo, il colpo di scena in grado di riaprire la partita. L’unico effetto speciale è quello fatto esplodere di rimando all’uscita di Umberto Bossi sui fucili, con il tentativo di trasformarsi nel dispensatore di improbabili patenti di lealtà repubblicana. Atteggiamento macchiato da supponenza e prontamente rispedito al mittente da Silvio Berlusconi.

Se di trovate dell’ultima ora non ce n’è traccia, così come manca una qualsivoglia indicazione sul nome del futuro ed eventuale ministro dell’Economia – ovvero la pedina fondamentale da mettere sul piatto dell’opinione pubblica per un partito che si candida alla guida del Paese – almeno un colpo Veltroni può vantarsi di essere riuscito a metterlo a segno. Il giorno prima dell’odierna tappa a Napoli, infatti, il segretario del Pd è riuscito a far pronunciare una promessa di future dimissioni, fissate per il 2009, da Antonio Bassolino. “ Interrompere il nostro lavoro sarebbe stato un suicidio. L’orizzonte giusto del nostro impegno e del nostro lavoro è attorno a un anno” dice l’inquilino di Palazzo Santa Lucia. “Un ciclo politico si è chiuso a Roma e qui. D’altra parte l’Udeur non c’è più, De Mita è fuori dal Pd e c’è stata la nascita del Partito democratico».

Un’uscita apprezzata da Veltroni: “Quanto ha detto Bassolino corrisponde al suo senso di responsabilità e al suo amore per la Campania”. L’ex sindaco di Roma, insomma, può tirare un sospiro di sollievo e aggiungere al mazzo una carta da giocarsi nelle sue ultime uscite, contenendo le critiche dei tanti che gli hanno rimproverato di non aver affondato il colpo sul governatore campano, dimostrando parziale autonomia e scarsa libertà rispetto alla nomenklatura del partito. Una piccola atout con la quale Veltroni conta di ridurre il gap e le distanze in quella Campania data per già persa e che magari potrebbe ora, con questa mossa, contenere su numeri più ragionevoli la sconfitta.

La decisione di Bassolino – giurano dalle parti del loft – è stata autonoma anche se “auspicata”. E a 24 ore dal comizio di Piazza del Plebiscito non poteva cadere meglio a livello di tempistica. Certo l’operazione di rimozione del recente passato della gestione napoletana e campana non potrà andare totalmente a buon fine.

La “Second Life” veltroniana, infatti, può spingersi fino a generare un partito che sembra scegliersi il passato che più gli aggrada, dimenticando quello recente targato Romano Prodi. Ma non può riuscire nella titanica impresa di far scordare ai napoletani, e non solo a loro, i cumuli di immondizia e degrado che si ammassano ancora oggi nelle strade della città partenopea. E questo nonostante la curiosa scena che verrà rappresentata in piazza quando sul palco saliranno i capilista e gli amministratori locali resteranno confinati in platea, così da evitare il boomerang della sovrapposizione di immagine tra fiction e realtà.

Una disposizione delle poltrone e de posti sul proscenio che certo non gioverà alla costruzione di un’immagine credibile per il Partito Democratico. Perché, nonostante gli sforzi, uscire dal cono d’ombra di colui che nelle ultime settimane ha svolto il ruolo dell’ “Innominato” non sarà affatto facile per Veltroni.

E anche se l’appuntamento napoletano si trasformerà, con ogni probabilità, in una grande evocazione di scenari leghisti-rivoluzionari fuori tempo massimo e nella declinazione di pillole di terrorismo psicologico contro le possibili politiche per il Sud da parte del centrodestra, c’è da giurarci che l’attenzione sarà tutta mirata lì%3A sul tentativo di silenziosa cancellazione in diretta dell’eredità bassoliniana.

E sul mini-esilio a cui sarà costretto l’ex sindaco di Napoli per non trasformarsi in una sorta di “testimonial al contrario” per un Partito Democratico disperatamente impegnato a stipare i propri scheletri in armadi capienti.

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