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Bassolino rinviato a Giudizio: sette i capi di imputazione

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Hanno atteso forse di capire che fine avrebbe fatto il caso Bassolino nelle liste del Pd in queste elezioni.

Poi hanno deciso di tagliare la testa al toro, impossibile aspettare a dopo il voto. E da ieri il governatore della Campania Antonio Bassolino è un imputato rinviato a giudizio per le irregolarità commesse nella gestione dei rifiuti quando era commissario straordinario. Sette i capi di imputazione tra cui truffa aggravata ai danni dello stato e frode in pubbliche forniture, con riferimento ai privati. Così  il giudice per le udienze preliminari Marcello Piscopo che, dopo alcune ore di camera di consiglio, ha valutato e accolto le richieste di rinvio a giudizio avanzate dai pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello nei confronti di Bassolino, dei vertici Impregilo e di altri 27 indagati tra funzionari delle aziende del gruppo e subcommissari e tecnici dell'emergenza, da oggi sta su tutte le prime pagine come tanti altri suoi colleghi.

Dal 2000 al 2004 Bassolino è stato commissario straordinario ai rifiuti, sotto la sua direzione tale commissariato ha incrementato le “spese generali” dai circa 16.000 euro del 1998 a 1.140.000 euro. Nessuno dei nove commissari straordinari si è trovato a gestire un quantitavo simile di denaro (qualcosa come duemilamiliardi  di lire) proveniente dalla comunità europea e dagli aiuti di stato proprio negli anni di commissariamento Bassolino.

I suoi vice Giulio Facchi e Raffaele Vanoli, gli ex vertici dell'Impregilo, a partire da  Pier Giorgio Romiti, amministratore delegato (fino a novembre 2006).  Armando Cattaneo, dirigente Fibe e Paolo Romiti, dirigente Fisia Italimpianti, sono accusati invece di  frode in forniture pubbliche descritte in episodi specifici contenuti nella sentenza di rinvio a giudizio.

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Il processo inizierà a metà maggio e ieri  gli avvocati di parte civile della Regione Campania hanno anche chiesto il congelamento cautelare dei beni di tutti gli inquisiti, compreso l’attuale inquilino a capo della Regione Campania.

L’inchiesta  penale  è nata dalla famosa relazione della Corte dei conti del 2006 sull’esercizio dei commissariati straordinari per l’emergenza rifiuti.

La magistratura contabile per Napoli e la Campania all’epoca aveva già usato parole di fuoco.

Qualche esempio? A proposito delle note spese, nella nota 295 contenuta nella pagina 65 di detta relazione, si legge che “il personale del Commissariato recatosi in missione a Rimini ha pernottato al Grand Hotel appartenente alla categoria cinque stelle extra lusso, dalla relativa ricevuta si evince che hanno alloggiato due persone.. per la gita di servizio a Rimini non risulta agli atti della struttura alcuna certificazione relativa alla partecipazione al corso di che trattasi..”

Era la primavera del 2000.

Ma nell’estate di quello stesso anno ecco ancora una nota della Corte dei conti: “Al convegno internazionale che si è svolto ad Anacapri nel novembre del 2000 si rileva che la ricevuta per un pasto riporta la data del 31 gennaio corretta manualmente al 5 novembre inoltre la ricevuta dell’albergo attiene ad una camera doppia e risulta rimborsato anche l’uso del telefono..”

Infine “in dettaglio sono stati rimborsati biglietti aerei emessi a nome di … per un ammontare complessivo di 35 mila euro.. e in più anche spese per pasti consumati a Napoli e provincia, spesso relativi a due coperti per oltre 7 mila euro ed infine sono state rinvenute ricevute per pernottamenti in albergo il cui numero degli ospiti è stato varie volte di due altre volte addirittura di quattro unità”.

Secondo la Corte dei Conti non sono mancati neanche “inquietanti episodi di infiltrazioni mafiose nella struttura come riportato in nota”. La nota rimanda all’audizione del l’8 marzo 2005 del capo del dipartimento della protezione civile e del commissario delegato per l’emergenza rifiuti nella Campania davanti alla XIII commissione permanente del Senato.

Si riporta anche lo stralcio della deposizione in cui si parla di “un famoso piccolo camorrista e delinquente degli anni ’70 che prestava servizio nei nostri uffici e tra l’altro aveva un negozio di antiquariato e nelle ore libere veniva da noi a firmare la presenza”.

Poi cè il capitolo compensi: Bassolino si era autoattribuito 10 mila euro al mese, e la stessa cifra gudagnavano i vice commissari e i sub commissari.

Ora forse è arrivato il redde rationem.

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