Basta con l’appeasement verso l’Iran di Ahmadinejad

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Basta con l’appeasement verso l’Iran di Ahmadinejad

27 Giugno 2007

Gli iraniani sono molto arrabbiati con la
regina d’Inghilterra che ha attribuito il titolo di baronetto a Salman Rushdie,
autore dei “versetti satanici”. Elisabetta II – hanno scritto i giornali
iraniani – non è nuova alle provocazioni contro i musulmani, ma questa volta
essa ha superato ogni limite, onorando un uomo senza dignità e senza vergogna,
un nemico della vera fede. Sembra tuttavia che, almeno sino ad ora e a
differenza di sir Salman, la sua graziosa maestà non rischi di essere
condannata a morte: nessun ayatollah ha scagliato una fatwa contro di
lei. La stampa di vari paesi islamici ha però colto l’occasione per ricordare
che quella contro Rushdie è sempre valida ed autorizza, o per meglio dire esorta
chiunque voglia e possa farlo, ad uccidere l’empio. Il giustiziere potrà essere
anche un non musulmano; in questo caso però non sarà ammesso alle gioie
nell’aldilà concesse ad un buon musulmano da settantasette vergini, ottenendo
soltanto nell’aldiquà un più concreto e sicuro premio in moneta sonante, si
presume in valuta convertibile.

Qualcuno dirà che tutto sommato si tratta di
folclore, sia pure piuttosto macabro, ma non sono folcloristiche le ricorrenti
minacce di distruzione dello stato di Israele, né l’ostinazione con cui
Teheran, rifiutando di sottoporsi in maniera seria ai controlli dell’Agenzia
Atomica Internazionale, persegue lo scopo di dotarsi di quelle armi nucleari
che dovrebbero servire per l’appunto a mettere in atto quella distruzione. E
non è certo folclore l’aiuto fornito a tutti i nemici di Israele, dagli
Hezbollah del Libano ai membri di Hamas, che hanno realizzato il bell’obiettivo
non solo di provocare morte e distruzione nel loro stesso popolo, ma anche di
affossare ogni speranza di pace nel Medio Oriente ed ogni prospettiva di
creazione di uno stato palestinese.

Di fronte a tutto ciò i governi europei si
baloccano con un nuovo testo di trattato (per fortuna non più pomposamente
chiamato “costituzione”) ristretto come un consommé e con
l’istituzionalizzazione di un inno ufficiale e di una bandiera europea. I loro
consiglieri ed i più accreditati opinionisti li esortano a non drammatizzare le
mosse iraniane in base all’adagio “can che abbaia non morde”, che però
prescinde dal fatto che molti cani lo ignorano. La razza degli “appeasers
non è mai morta. E’ vero che molti di quelli che legarono il loro nome
all’entusiasmo per Monaco (“E’ la pace per la nostra epoca”, dissero) erano
delle persone per bene, in perfetta buona fede e semmai un po’ troppo ottimiste
o credule. Erano in buona fede – ricordiamolo – anche alcuni di coloro (non
tutti) che nel secondo dopoguerra credevano alle intenzioni non egemoniche dei
comunisti. Essi sottolineavano il fatto che Stalin aveva sciolto nel 1943 il
Comintern, che pure aveva giurato davanti al cadavere di Lenin di preservare e
proteggere come le pupille dei suoi occhi, ed aveva dato così la prova di aver
rinunciato a comunistizzare il mondo. E dunque perché preoccuparsi se, dopo
aver “liberato” mezza Europa, l’Armata Rossa vi si installava stabilmente e
creava dal nulla “governi amici”? Se certe iniziative apparivano poco coerenti
con le assicurazioni pacifiche del Cremino, c’era subito chi trovava la
spiegazione nelle lotte che un moderato come Stalin doveva sostenere per
resistere agli estremisti del suo partito. Si inventò la bella formula, secondo
cui il georgiano era “prigioniero del Politburo”. Bisognava perciò aiutarlo non
opponendosi alle sue mosse per evitare un maggiore irrigidimento dei suoi
oppositori interni.

Tendete l’orecchio e
sentirete dire le stesse cose a proposito del primo ministro Mahmud
Ahmadinejad, che sarebbe obbligato a far la voce grossa dai fanatici religiosi
del suo paese che egli, poveretto, deve pur tenere a bada. Quanto all’appoggio
ad Hamas ed agli Hezbollah attraverso la Siria, ci si chiede con finto stupore
dove siano le prove? Si – è vero – l’Iran, la Siria ed i gruppi estremisti
palestinesi hanno nemici comuni, ma questa non è una prova di complicità, né
sarebbe una prova la scarsa simpatia per i cristiani che vivono tra loro. Come
ha minacciato a Gaza lo sceicco Abou Saqur, in attesa di “essere trattati senza
pietà se dovessero svolgere attività missionaria”, tutti i cristiani che
vorranno restare dovranno applicare la legge islamica, a cominciare
dall’obbligo per le donne di coprirsi il volto con il velo. Nel frattempo sono
state attaccate una chiesa ed un istituto scolastico dove i ragazzi e le
ragazze svolgevano assieme attività sportive. Gli uomini di Hamas sono ormai
padroni di Gaza ed impongono anche le loro regole religiose, che somigliano
molto a quelle iraniane. Ma chi ha dato loro le armi, chi li ha spinti ad
eliminare anche fisicamente i “fratelli” di Fatah? Non si sa – rispondono gli
eterni “appeasers”-, lasciamoli sfogare e vedrete che diventeranno buoni
come degli agnellini e non costituiranno più un pericolo per nessuno.