Home News Basta con l’appeasement verso l’Iran di Ahmadinejad

Basta con l’appeasement verso l’Iran di Ahmadinejad

0
8

Gli iraniani sono molto arrabbiati con la regina d’Inghilterra che ha attribuito il titolo di baronetto a Salman Rushdie, autore dei “versetti satanici”. Elisabetta II - hanno scritto i giornali iraniani - non è nuova alle provocazioni contro i musulmani, ma questa volta essa ha superato ogni limite, onorando un uomo senza dignità e senza vergogna, un nemico della vera fede. Sembra tuttavia che, almeno sino ad ora e a differenza di sir Salman, la sua graziosa maestà non rischi di essere condannata a morte: nessun ayatollah ha scagliato una fatwa contro di lei. La stampa di vari paesi islamici ha però colto l’occasione per ricordare che quella contro Rushdie è sempre valida ed autorizza, o per meglio dire esorta chiunque voglia e possa farlo, ad uccidere l’empio. Il giustiziere potrà essere anche un non musulmano; in questo caso però non sarà ammesso alle gioie nell’aldilà concesse ad un buon musulmano da settantasette vergini, ottenendo soltanto nell’aldiquà un più concreto e sicuro premio in moneta sonante, si presume in valuta convertibile.

Qualcuno dirà che tutto sommato si tratta di folclore, sia pure piuttosto macabro, ma non sono folcloristiche le ricorrenti minacce di distruzione dello stato di Israele, né l’ostinazione con cui Teheran, rifiutando di sottoporsi in maniera seria ai controlli dell’Agenzia Atomica Internazionale, persegue lo scopo di dotarsi di quelle armi nucleari che dovrebbero servire per l’appunto a mettere in atto quella distruzione. E non è certo folclore l’aiuto fornito a tutti i nemici di Israele, dagli Hezbollah del Libano ai membri di Hamas, che hanno realizzato il bell’obiettivo non solo di provocare morte e distruzione nel loro stesso popolo, ma anche di affossare ogni speranza di pace nel Medio Oriente ed ogni prospettiva di creazione di uno stato palestinese.

Di fronte a tutto ciò i governi europei si baloccano con un nuovo testo di trattato (per fortuna non più pomposamente chiamato “costituzione”) ristretto come un consommé e con l’istituzionalizzazione di un inno ufficiale e di una bandiera europea. I loro consiglieri ed i più accreditati opinionisti li esortano a non drammatizzare le mosse iraniane in base all’adagio “can che abbaia non morde”, che però prescinde dal fatto che molti cani lo ignorano. La razza degli “appeasers” non è mai morta. E’ vero che molti di quelli che legarono il loro nome all’entusiasmo per Monaco (“E’ la pace per la nostra epoca”, dissero) erano delle persone per bene, in perfetta buona fede e semmai un po’ troppo ottimiste o credule. Erano in buona fede – ricordiamolo - anche alcuni di coloro (non tutti) che nel secondo dopoguerra credevano alle intenzioni non egemoniche dei comunisti. Essi sottolineavano il fatto che Stalin aveva sciolto nel 1943 il Comintern, che pure aveva giurato davanti al cadavere di Lenin di preservare e proteggere come le pupille dei suoi occhi, ed aveva dato così la prova di aver rinunciato a comunistizzare il mondo. E dunque perché preoccuparsi se, dopo aver “liberato” mezza Europa, l’Armata Rossa vi si installava stabilmente e creava dal nulla “governi amici”? Se certe iniziative apparivano poco coerenti con le assicurazioni pacifiche del Cremino, c’era subito chi trovava la spiegazione nelle lotte che un moderato come Stalin doveva sostenere per resistere agli estremisti del suo partito. Si inventò la bella formula, secondo cui il georgiano era “prigioniero del Politburo”. Bisognava perciò aiutarlo non opponendosi alle sue mosse per evitare un maggiore irrigidimento dei suoi oppositori interni.

Tendete l’orecchio e sentirete dire le stesse cose a proposito del primo ministro Mahmud Ahmadinejad, che sarebbe obbligato a far la voce grossa dai fanatici religiosi del suo paese che egli, poveretto, deve pur tenere a bada. Quanto all’appoggio ad Hamas ed agli Hezbollah attraverso la Siria, ci si chiede con finto stupore dove siano le prove? Si - è vero - l’Iran, la Siria ed i gruppi estremisti palestinesi hanno nemici comuni, ma questa non è una prova di complicità, né sarebbe una prova la scarsa simpatia per i cristiani che vivono tra loro. Come ha minacciato a Gaza lo sceicco Abou Saqur, in attesa di “essere trattati senza pietà se dovessero svolgere attività missionaria”, tutti i cristiani che vorranno restare dovranno applicare la legge islamica, a cominciare dall’obbligo per le donne di coprirsi il volto con il velo. Nel frattempo sono state attaccate una chiesa ed un istituto scolastico dove i ragazzi e le ragazze svolgevano assieme attività sportive. Gli uomini di Hamas sono ormai padroni di Gaza ed impongono anche le loro regole religiose, che somigliano molto a quelle iraniane. Ma chi ha dato loro le armi, chi li ha spinti ad eliminare anche fisicamente i “fratelli” di Fatah? Non si sa - rispondono gli eterni “appeasers”-, lasciamoli sfogare e vedrete che diventeranno buoni come degli agnellini e non costituiranno più un pericolo per nessuno.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here