Basta liti! Serve un Centrodestra unito

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Basta liti! Serve un Centrodestra unito

16 Novembre 2016

Adesso basta. Non se ne può più di questo centrodestra o come preferite chiamarlo che, in un momento in cui dovrebbe seriamente ripensarsi ed aprire al proprio interno e con gli elettori un confronto vero, riesce solo ad esprimere una serie di liti con gli stessi soggetti che, molto spesso, dal 2008 hanno condotto questa assurda marcia verso una sorta di suicidio collettivo. Avessimo mai sentito una parola per cercare di fare chiarezza su quanto accaduto in questi ultimi otto anni. Ma, tralasciando il passato, anche se l’oggi è il suo frutto perverso, è veramente stucchevole osservare i conflitti che animano uno schieramento vittima di personalismi e di contrapposizioni  che rispecchiano la miopia dei contendenti. Miopia che si riscontra ad iniziare da una incapacità ad uscire fuori da un linguaggio legato a quel “passato che non passa mai “che caratterizza l’Italia.

Un esempio? Moderati versus estremisti. Una semplificazione che impedisce di comprendere, riducendo i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni, alle categorie della prima repubblica. Perché? Perché, in fondo, chi continua a menare la danza sono le stesse persone o i loro eredi, e questo anche grazie ad una mitica riforma elettorale che ha permesso di riempire camera e senato con yesman e yesgirl. Una riforma che ha fatto felice i segretari dei partiti a cui ha concesso un potere enorme, consentendogli, in un colpo solo, di avere camere e partiti a loro immagine e somiglianza. Solo l’ineffabile Bersani è riuscito a farsi sfilare di mano tutto. Questo anche per rispondere a chi decanta il valore delle riforme a prescindere dal loro contenuto. Come se bastasse cambiare spartito per avere una musica migliore. Le soluzioni ai processi di globalizzazione non  possano derivare né da un pensiero DC 3.0 né da un velleitarismo ammantato da radicalismo inconcludente. Abbiamo bisogno di una forte presa di coscienza di una realtà dura, sempre più senza ombrelli protettivi a carico di altri.

Quei tempi sono finiti e Trump ce lo ricorderà molto presto. Bisogna individuare una linea politica connessa con la realtà dei nostri tempi. E quando si parla di linea politica non facciamo riferimento alle chiacchiere da bar che diventano verità politiche apodittiche, ma, viceversa, indicazioni, posizioni, decisioni che nascano dalla conoscenza, dall’osservazione attenta di ciò che ci circonda, rifuggendo dai facili slogan. Anche rispetto a quanto detto vogliamo essere ancora più chiari. Il successo o la validità di una linea politica non può essere dato semplicemente dal favore che può incontrare sul breve termine. Una linea politica non può essere sovrapposta in toto ai sondaggi o alle pulsioni emotive. Se produrre politica si riducesse esclusivamente a questo basterebbe poco. Certo, avremmo un andamento piuttosto ondivago. Un giorno introdurremmo la pena di morte e dopo poco, magari davanti ad un caso Tortora, l’aboliremmo. Come dire, il bello della diretta. In verità, chiunque sia minimamente equilibrato ed abbia un minimo di cultura ha gli strumenti per capire che la politica è altra cosa.

L’hanno ridotta a questo, anche con la complicità degli stessi politici, perché se è debole fa comodo a quei poteri che non hanno bisogno del riscontro del consenso e perché, oggettivamente, l’ indebolimento che in questi ultimi anni ha colpito il sistema paese e le sue istituzioni favorisce chi vuole ridurre l’Italia a terra di conquista. Basti vedere a quale livello è scesa la nostra credibilità internazionale. Chi vuole divertirsi, ma non troppo, vada a vedere, della serie Black Mirror della BBC, l’episodio titolato “Vota Waldo”. Lo troverà molto interessante, specie se si considera la data in cui è stato realizzato. Non che questo significhi cedere e credere al facile complottismo da quattro soldi ma è evidente che, a fronte di una chiara debolezza di sistema, l’inserimento di chi in situazioni di questo tipo può trarre vantaggio (potentati economici, grandi speculatori, nazioni straniere etc etc ) è, praticamente, automatico. Come si suol dire “l’occasione fa l’ uomo ladro”. In questo degrado della cosa pubblica non sappiamo se essere contenti o preoccupati del fatto che negli Stati Uniti non stanno tanto meglio.

E non per l’elezione di Trump ma quanto per le stupidaggini su cui talvolta si sono divisi i due contendenti alla presidenza USA. Tutto rigorosamente ripreso dai nostri ineffabili mass media che, ad esempio, ignorano che il primo muro al confine con il Messico lo fece erigere Clinton e che quella politica continuata da Bush fu condivisa da Hillary e Obama. Ebbene sì, fu così con buona pace dei democratici di casa nostra e del rusparolo Salvini. Ora, provate a pensare per un attimo se, a fronte di questo mare di baggianate, ci fosse la capacità di mettere in pista una formazione politica capace di parlare in maniera seria agli italiani. Per carità, non ci aspettiamo miracoli, ma forse le persone di buona volontà, dotate di giudizio e che cercano di capire ciò che li circonda, finalmente troverebbero una casa in cui stare, buttandosi alle spalle dicotomie che parlano lingue oramai remote e senza senso.