Basta litigi su quote e divisioni la data del congresso è sempre più vicina

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Basta litigi su quote e divisioni la data del congresso è sempre più vicina

21 Gennaio 2009

 

Un nuovo capitolo da aggiungere alla saga della nascita del Popolo del Libertà. Mancherebbero sessantasei giorni al ventisette marzo, giorno in cui a Roma il Pdl avrà battesimo ufficiale (ma la data non è ancora ufficiale al 100%). Prima di intraprendere l’analisi degli ultimi accadimenti d’obbligo ripetere due concetti che ormai dovrebbe essere superfluo ricordare. Ma che, considerato il clima attuale, fertile per produrre polemiche e orticarie, è bene ribadire. Insomma necessarie tautologie. Entrambe condivise in toto da tutti. La prima: Berlusconi è e resterà l’indiscusso leader del Popolo della Libertà. La seconda: indietro non si torna. Poi c’è da affrontare il resto, che scontato non è.

Da queste colonne più volte si è parlato, scritto e commentato circa il processo di nascita del nuovo partito. Un Pdl che da cartello elettorale, nato immediatamente dopo lo sfogo del predellino, diventa nei mesi contenitore politico elettorale. A poco più di sessanta giorni dalla sua ufficialità si entra nella terza fase: quella nella quale si dovrà riempire il contenitore, di regole certe, oltre che di contenuti, culturali e politici,. A vivacizzare il dibattito ci ha pensato il sindaco di Roma Giovanni Alemanno che ha riunito i circoli Nuova Italia, che a lui fanno capo, in un cinema romano per parlare del “futuro delle identità”. Cosa è venuto fuori dall’incontro? Che Alleanza Nazionale, non si “annetterà” a Forza Italia e al Pdl o, come volgarmente ha sintetizzato l’Unità, “non si scioglierà nell’acido del nuovo partito”. Semmai parteciperà alla formazione del Pdl portando, anzi, riempiendo, quel contenitore ad oggi ancora troppo vuoto. E lo riempirà con la propria storia.

Ma, e qui il popolo di An,è molto chiaro, nessuno vorrà vivere dentro il Pdl con le regole che per quindici anni hanno contraddistinto Forza Italia. Partito nuovo, regole nuove. Di nuovo c’è che dopo tanto parlare qualcosa si legge pure, perché, oltre agli statuti in elaborazione nelle segrete stanze, An ha diffuso un piccolo sunto-manifesto del Pdl. Nulla di ufficiale, sia chiaro, ma quelle diciotto pagine dicono qualcosa. Ad esempio nella quarta parte parlano di “regole e partecipazione nel nuovo partito”. E’ bene quindi riportarne alcuni passaggi. Quello sulla nascita e sui ruoli: “il Pdl si è storicamente costituito sulla leadership di Silvio Berlusconi, sul co protagonismo di Fini e sulla elaborazione culturale di Tremonti”, chi non accetta questo quadro, spiega il documento, “è fuori dalla storia”.  Il punto sulle “responsabilità dei dirigenti”, indirizzate a “creare un tessuto organizzativo che deve permettere al Pdl di strutturare il proprio radicamento sul territorio e di garantire processi di partecipazione democratica anche a livello centrale”. E poi una indicazione ben preciso sul futuro, “il progetto politico del centrodestra rimarrà fragile se poggerà solo sulle spalle dei loro leader”.

Sui tempi e sul regolamento: “necessario però che le regole vengano scritte prima della nascita ufficiale”, perché, spiega il documento, “tutta la sociologia dei partiti politici ci insegna che i momenti di fondazione assegnano alle organizzazioni politiche un imprinting genetico che diventa poi difficilmente cancellabile o modificabile”. Quindi sarebbe molto pericoloso rinviare questo punto. Riflessioni accompagnate dalle parole di Cicchitto, secondo il quale “la leadership deve essere accompagnata da regole e statuto”, anche se, ha ammesso Cicchitto, “fino ad oggi si è parlato più di quote e divisioni che di elaborazioni culturali”. Polemiche concluse. Si Ora si riuscirà in soli sessanta giorni a portare a compimento l’elaborazione culturale di cui sopra? Chiunque converrà che il tempo è poco. Ma certo prima si inizia e meglio è. E comunque non si parte da zero. Dice bene il senatore Gaetano Quagliariello, secondo il quale oggi il problema principale al quale quanti lavorano al successo del Pdl devono applicarsi è “curare quell’anello intermedio tra gli elettori e le classi politiche parlamentari rappresentato dai militanti sul territorio. E qui infatti che il bisogno d’identità si fa sentire di più, così come la necessità di un modello organizzativo meno approssimativo”. Ad ogni modo l’era delle polemiche è chiusa. Parola di tutti. Certo è che la piccola brezza sollevata da Fini ha dato nuova verve alla stampa di sinistra, stufa a quanto pare di commentare e vivisezionare solo i guai interni al Pd o le lillipuziane scissioni, almeno in termini numerici, dentro Rifondazione Comunista.

Per L’Espresso il Pdl è il “Popolo in Libertà”, praticamente lacerato dalle divisioni interne e attaccato sul fronte nordista dalla Lega, per l’Unità l’inizio della nuova avventura politica di centrodestra “parte in salita”. Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari invece parla di dissidi aspri tra pdl e Lega, divenuti più duri dopo la domenica romana. E’ chiaro che la stampa della rive gauche non aspettasse altro, di aprire trincee politiche e dietrologie elaborate a fronte di un mesto colpo di tosse. Considerato lo spessore delle testate in questione sorprende ad ogni modo tutta questa attenzione per un fisiologico prurito nella costituente fase del Popolo della Libertà. Ed infatti basta andare oltre i titoli urlati per capire che in fondo questo cammino del Pdl, seppur non spedito nella sua elaborazione, procede. Cosa che non accade in casa Pd dove il cammino per un partito solido retrocede ad una preoccupante velocità.