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Bastava un ponte

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Ci sono voluti 4 morti e 90 feriti per aprire una discussione sulle falle della sicurezza e sul caos della circolazione nello stretto di Messina. I giornali ci hanno raccontato che si tratta del braccio di mare più trafficato d’Europa, con almeno 380 attraversamenti quotidiani e 13 mila navi mercantili che lo percorrono da nord a sud, senza contare i circa 18.000 diportisti che in estate si aggiungono all’affollamento medio. E Messina, che quasi solo grazie ai pendolari, è diventato il primo porto italiano con 10 milioni di passeggeri l’anno. Il tutto garantito da un sistema radar che funziona a mezzo servizio e che da 5 anni è “in fase sperimentale”.

Il risultato sono stati 44 incidenti negli ultimi 50 anni: quasi uno l’anno. Il più grave, senza contare l’ultimo, nell’85 quando una petroliera versò nello stretto 1000 tonnellate di greggio. In sostanza le acque più pericolose d’Italia.

Il governo Berlusconi aveva escogitato l’imperdonabile follia che a congiungere due lembi di terra separati da un braccio di mare bastasse un ponte.

Si erano ovviamente sbagliati: oggi, dopo l’ultimo, mortale incidente, il ministro dei Trasporti, Alessando Bianchi, ha spiegato che “serve un’Authority”.

Infatti le belle menti del governo Prodi, con i Verdi in prima linea, dopo lunghi pensamenti e discussioni, marce, fiaccolate e proteste, hanno preferito, con uno dei primi atti della legislatura, pagare penali astronomiche e lasciare lo stretto nel caos.

Sotto un sole che ride.

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