Belgio. Crisi verso il baratro, il compromesso non convince i socialisti

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Belgio. Crisi verso il baratro, il compromesso non convince i socialisti

17 Ottobre 2010

Ben 126 giorni dopo le elezioni anticipate, la crisi politica del Belgio rischia di precipitare verso una situazione di non ritorno: anche l’ultima proposta di compromesso, presentata oggi dal leader dei separatisti fiamminghi della N-va, Bart de Wever, è stata respinta come inaccettabile dal Ps francofono di Elio di Rupo, prima ancora della scadenza fissata per domani.

Il documento presentato da De Wever, per evitare sul filo di lana la scissione del paese, secondo il Ps «non avvicina i punti di vista tra francofoni e fiamminghi»; ricucitura che era invece lo scopo della missione che il re ha affidato dal leader fiamminga. Per i socialisti francofoni, grandi vincitori delle elezioni politiche in Vallonia, la proposta De Wever mette al contrario in causa molti elementi di convergenza e di equilibrio tra le due comunità linguistiche. «Il carattere unilaterale, in qualche caso provocatorio, di certe proposte rischia di aumentare le tensioni tra fiamminghi e francofoni», denunciano.

Il compromesso di De Wever è dettagliato in 50 pagine. «È un prendere o un lasciare», ha indicato il leader fiammingo, vincitore delle elezioni nelle Fiandre. I destinatari del compromesso sono i sette partiti politici francofoni e fiamminghi che da quattro mesi negoziano senza trovare un’intesa. I punti di maggiore attrito riguardano i trasferimenti finanziari dello stato federale alla Vallonia e alla capitale belga, Bruxelles. Secondo i socialisti di Di Rupo, le proposte di De Wever mettono in discussione la solidarietà tra i cittadini del Belgio e a rischio il benessere della comunità francofona. I socialisti contestano anche la richiesta della scissione fatta da De Wever per i sei comuni bilingue della cintura di Bruxelles, contesi tra le due comunità.