Home News “Bella Ciao? Ecco perché abbiamo scelto di intonare La Canzone del Piave”. Parla Edoardo Sylos Labini

La provocazione

“Bella Ciao? Ecco perché abbiamo scelto di intonare La Canzone del Piave”. Parla Edoardo Sylos Labini

L’Anpi lancia Bella Ciao su tutti i balconi per il 25 aprile? La Redazione di Cultura Identità ha deciso di lanciare una proposta alternativa. Ne abbiamo parlato direttamente con Edoardo Sylos Labini, fondatore ed editore dell’ormai noto mensile.

L’Anpi, come ormai è noto, ha organizzato un flash mob per domani 25 aprile, che prevede di cantare “Bella Ciao” dai balconi. La redazione di Cultura Identità, invece, ha proposto invece di cantare “La Canzone del Piave”. Come mai?

Abbiamo lanciato l’idea de La Canzone del Piave, perché racconta di quegli eroi, dei ragazzi del ’99, degli italiani, veneti, napoletani, siciliani, romani e lombardi, che si incontrarono nelle trincee della Grande Guerra e che diedero la loro vita per l’Italia. Si tratta di uomini che morirono in modo anonimo, proprio come stanno morendo i morti dovuti al Covid-19: senza sepoltura, senza nome e cognome, senza un ricordo, senza un abbraccio dei loro cari. Quelle bare che sfilano dentro quei camion militari assomigliano alla “via crucis” del milite ignoto e alle bare dei soldati senza nome che morirono per l’Italia. E’ riflettendo su questo che abbiamo lanciato la nostra proposta.

Ad ogni modo, mentre siamo reclusi in casa e si arriva addirittura ad interrompere le messe – modalità degna di un regime – come è accaduto ad un sacerdote in provincia di Cremona, il quale stava celebrando una messa di fronte a tredici fedeli, in una chiesa di 300 metri quadri – l’Anpi, facendo pressione sul Governo, è riuscita ad ottenere di poter celebrare in qualche modo il 25 aprile. Infatti, alcuni suoi esponenti e alcuni sindaci del PD potranno partecipare ad una celebrazione pubblica.

E quindi ora la vostra “provocazione” assume un significato ancora maggiore…

Sì, perché questo doppiopesismo non ci sta bene. Tra l’altro, la nostra provocazione è solo per il 25 aprile di quest’anno, quindi, non è vero – come ha erroneamente sostenuto tutta la sinistra – che noi ogni anno vogliamo cantare La Canzone del Piave al posto di Bella Ciao. In questo momento storico, però, ci sembra appropriato e poi c’è bisogno di dare una risposta culturale a questo “razzismo intellettuale” che la sinistra ha creato in questi anni.

Ecco, su questo punto le chiedo: molti considerano la “cultura di sinistra” moralmente ed intellettualmente superiore a quella di destra. Crede che si arriverà a sfatare questo mito una volta per tutte? E se sì, come?

Certo che si arriverà a sfatare questo mito! È per questo che nasce Cultura Identità ed è per questo che la nostra prima copertina diceva proprio “Oggi vi liberiamo”. Infatti, dal dopoguerra in poi la sinistra ha seguito il dettame gramsciano di occupare “le grandi casematte del potere” – ossia cultura, scuola e magistratura – ed ha occupato il mondo della cultura. In cambio di militanza, faceva lavorare gli artisti e gli intellettuali che le erano affini. Questo ha contribuito a creare una vera e propria propaganda, tipica del Partito Comunista, che ha fatto passare per falsità anche la verità.

A partire dal dopoguerra, il vero nodo – se così lo vogliamo chiamare -, è rappresentato dal fatto che la sinistra non ha avuto avversari sul piano culturale, perché né la Democrazia Cristiana, né Berlusconi si sono interessati pienamente a questo aspetto così importante.

E questo ha avuto delle conseguenze…

Certo, perché è nato il luogo comune che tutti gli artisti siano di sinistra e questo non è vero. Innanzitutto l’artista è una persona libera, che può essere ciò che vuole, di destra o di sinistra; inoltre, gli artisti che non erano allineati al cosiddetto pensiero unico venivano boicottati e non venivano invitati nelle trasmissioni e questo accade ancora oggi, perché, nei confronti di questi, vige una specie di ostracismo di regime. Queste persone, però, non sono nemmeno state mai difese da nessuno del centrodestra. Ripeto, è per questo che nasce Cultura Identità: il nostro scopo è quello di dare una casa agli artisti, agli intellettuali ed ai giornalisti che non si ritrovano in questo pensiero unico violento ed intellettualmente razzista proprio della sinistra. Il nostro manifesto, che è stato lanciato due anni fa dal palco del Teatro Manzoni, si propone proprio di dare voce a queste istanze.

Invece, parlando più strettamente di cultura?

Ecco, su questo ritengo che la cultura italiana che, dal punto di vista internazionale, ha veramente lasciato un segno è quella di Gabriele D’Annunzio, di Filippo Tommaso Marinetti e di Luigi Pirandello: questi sono i tre pilastri che, nel Novecento, hanno portato la cultura italiana nel mondo. Pasolini, invece, nel dopoguerra, è stato l’unico che, da sinistra, ha sbeffeggiato la stessa sinistra italiana. Quest’ultima ha occupato militarmente – nel senso di “militanza politica” – questo settore che dà lavoro a più di un milione e mezzo di persone. Eppure l’impegno della sinistra per questo settore è stato a dir poco misero: si tratta, infatti, di un contesto che oggi è completamente distrutto, a causa proprio di questa propaganda, in base alla quale lavora solo una piccola cricca, che occupa le fondazioni, i programmi – soprattutto in Rai – e i posti di potere in campo culturale.

Quindi mi pare di capire che la destra abbia delle colpe!

La destra non ha mai saputo proporre un’alternativa, sebbene questa alternativa ci sia sempre stata, come dimostrano coloro che scrivono per Cultura Identità: ci sono molti intellettuali di grande livello che si stanno aggregando a noi.

Tornando al 25 aprile, ritiene che il momento storico sia favorevole a valutare il Fascismo e la Resistenza da un punto di vista strettamente storico, senza cadere nelle solite ideologie?

In passato qualcuno ci ha provato: alcuni esempi sono Violante nel ’97 e Berlusconi. Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo, perché è retrò e vintage: è una questione che tirano fuori quelli di sinistra quando mancano di contenuti veri. Come si può essere antifascisti in assenza di fascismo? Non c’è il fascismo in Italia. Il fascismo è una fase storica, che, dopo ottant’anni, dovrebbe essere valutata come tale, in chiave analitica ed anche critica. Oggi, semmai, se c’è un pericolo per la democrazia e questo non proviene da destra, semmai da sinistra: per esempio, questa task force sulle fake news, cos’è se non il tentativo ti mettere un freno all’informazione? Questo assomiglia tanto ad un primo passo per entrare in un regime. Essere controllati con i droni o interrompere una messa: questo significa avere un regime che, in questo caso, ha i colori di questo Governo non legittimato dal popolo, che non fa gli interessi del popolo italiano.

Infine una domanda di attualità: la crisi dovuta al coronavirus coinvolge anche il mondo dell’editoria. Cosa si aspetta dalla politica per aiutare questo settore?

Sinceramente? Dalla politica attuale non mi aspetto nulla di buono. Il Movimento Cinque Stelle ha cercato di distruggere l’editoria, provando ad investire tutte le risorse sulle piattaforme e sul mondo web. Del resto loro sono nati lì… Inoltre, ricordiamo che i parlamentari eletti con il Movimento versano soldi alla società di Casaleggio. Per questo non mi aspetto nulla di buono: a parole dicono di voler rilanciare questo settore, ma nei fatti le cose stanno diversamente. Le dirò di più: siamo tutti molto preoccupati per questo bavaglio che si vuole mettere all’informazione, del quale parlavamo prima e, infatti, il numero di maggio di Cultura Identità parlerà proprio di questo: saranno trentadue pagine interamente dedicate al bavaglio che si vuole mettere all’informazione. Sono tempi bui ed oggi più che mai gli intellettuali e le persone libere devono farsi sentire.

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