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Fede e Chiesa

Benedetto XVI parla dell’Anticristo, chi è l’Uomo di iniquità che vuole mettersi al posto di Dio

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Joseph Ratzinger – Benedetto XVI torna a far parlare.

Questa volta attraverso alcune anticipazioni del libro «Ein Leben» (Una vita) che uscirà lunedì in Germania, una biografia del Papa emerito a cura del giornalista tedesco Peter Seewald. Secondo le anticipazioni, il libro si conclude con una intervista, «Le ultime domande a Benedetto XVI» in cui Ratzinger parla del potere spirituale dell’Anticristo nella società moderna. Un potere che, nelle parole di Benedetto XVI, sta fagocitando il mondo e insidia anche la Chiesa.

La vera minaccia per la Chiesa e quindi per il servizio petrino sta nella dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche” denuncia il Papa emerito “contraddicendo le quali si resta esclusi dal consenso sociale di base”.

Una vera e propria dittatura che sta sovvertendo nei suoi istituti naturali e fondativi la società: “cento anni fa – continua Benedetto XVI nelle stesse anticipazioni – qualcuno avrebbe pensato che fosse assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Oggi coloro che si oppongono a questo sono socialmente scomunicati.” “Lo stesso vale per l’aborto e la produzione di persone in laboratorio” sottolinea Benedetto.

Quale è la causa di questi stravolgimenti? “La società moderna – si legge ancora nelle anticipazioni – è in procinto di formulare un credo anticristiano, cui non ci si può opporre senza essere puniti con la scomunica sociale”.

“La paura di questo potere spirituale dell’Anticristo è quindi fin troppo naturale e ci vuole davvero l’aiuto della preghiera di un’intera diocesi e della Chiesa universale per opporvi resistenza.” Un potere spirituale che viene dall’Anticristo e instaura il suo regno sociale su scala planetaria.

Ma chi è l’Anticristo di cui parla Ratzinger, il quale starebbe instaurando una “dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche”? Per capirlo bisogna risalire alle Sacre Scritture e a quei teologi come il russo Vladimir Sergeevič Solov’ëv che hanno attenzionato questa misteriosa figura.

Un libello appassionante e profetico su questo tema, scritto molti anni fa e oggi introvabile, è sicuramente il pamphlet di don Gianni Baget Bozzo, sacerdote e mistico (ma anche apprezzabile politologo) genovese, scomparso ormai dieci anni fa. Fu pubblicato dalle Mondadori nel lontano 2001 proprio con il titolo “L’Anticristo.” Vicino al Card. Siri, del quale fu collaboratore, Baget Bozzo fu anche molto apprezzato da Ratzinger, il quale espresse grande stima per i suoi libri.

Tutto il suo libro è una denuncia della crisi della Chiesa e delle gravi responsabilità dei suoi uomini – era solamente il 2001 – che al vissuto e all’annuncio del Mistero avevano sostituito un cristianesimo secolarizzato e ridotto ad etica sociale, trasformando la Chiesa da Corpo Mistico di Cristo ad immensa organizzazione non governativa, una agenzia umanitaria globale dedita a risolvere problematiche meramente materiali.

Don Gianni, profondo conoscitore di mistica e lettore dei grandi autori russi, vedeva questa riduzione del Mistero cristiano come il segno manifesto dell’Anticristo e del suo regno sociale, opposto a quello di Cristo.

L’autore non aveva dubbi, il potere spirituale dell’Anticristo inizia a prendere il sopravvento negli anni Sessanta con la recezione del Concilio Vaticano II. Il primo concilio della Storia convocato senza l’esistenza di un problema dottrinale da risolvere attraverso la proclamazione di un qualche insegnamento.

Nonostante questo, scrive Baget Bozzo, allora fu possibile “un’altra lettura teologica dell’occasione conciliare, che pensava ad una Chiesa come vertice dell’umano, sua ultima autocoscienza”. Era una lettura “che riduceva a un punto luminoso il suo Mistero” e accettava “il principio del ripensamento dottrinale in modo da rendere il Cristianesimo componibile con la modernità”. Il tema non era più “il Mistero della Chiesa” ma piuttosto “il suo peculiare tipo di umanesimo.” Ciò significava, insiste il sacerdote genovese “secolarizzazione: intendere la Chiesa all’interno di categorie che non si distanziassero dal linguaggio dell’umanesimo secolare.”

Sino al Concilio “il tema fondamentale della spiritualità della Chiesa era «la salvezza delle anime come suprema legge» (…) ciò significava che l’occhio della Chiesa era diretto alla vita oltre la morte, (…) non vi è dubbio che questa non è più la predicazione della Chiesa di oggi. La vita eterna è oggi assente” chiosa Baget Bozzo. Ben presto il frutto di quegli eventi fu “non la differenza della Chiesa rispetto alla cultura secolare ma la loro relativa omologazione: la differenza cristiana poteva essere come una specie del genere umanistico a quel tempo prevalente nel mondo.” “Ma al centro dell’umanesimo che allora dominava in Europa – sottolinea Baget Bozzo – stava il concetto non di persona bensì di umanità. E l’umanità, nella cultura marxista, si realizzava nella forma della società mondiale e terminava nel comunismo.”

Se da un lato la Chiesa abbandonò lo stile dell’anatema, “di fatto la categoria del dialogo (…) era già a priori la categoria della subalternità. «Dialogo» sostituiva la parola «annuncio», anzi l’annuncio del Concilio sarebbe divenuto proprio l’annuncio del dialogo.” È qui che alla teandria, alla sua natura divino-umana, la Chiesa sostituisce l’umanesimo, che oggi è tanto in voga dentro e fuori di essa. Scrive ancora Baget Bozzo: “(…) alla radice non era una teologia, ma piuttosto una «visione del mondo», una «ideologia» nel senso di una visione del mondo che intende porsi in ultima analisi come prassi (…) La Chiesa si trovava nella avvolgente cultura materialistica ed era chiamata ad interpretarsi attraverso di essa per «fare notizia» innanzi al mondo.” E fare notizia davanti al mondo appare oggi purtroppo l’unica preoccupazione di molti uomini di Chiesa. Una Chiesa che finalmente torna ad essere inclusa dal mondo, persino dai media, persino da Eugenio Scalfari.

Baget Bozzo è davvero profetico: “il moderno delle origini aveva ritenuto che l’avvento della ragione nel mondo dovesse escludere la Chiesa. Tale era stato il moderno degli illuministi. Il moderno dei giornali e delle televisioni voleva invece coinvolgerla.” Il Concilio al di là delle intenzioni dei padri, segna questa svolta: “il Concilio non si svolse nell’aula vaticana ma nell’aula mondiale proprio perché la Chiesa si era posta come soggetto di comunicazione, come risposta cioè alla domanda di comunicazione dell’opinione pubblica”.

I media attorniarono una Chiesa ridotta ad essere quella “clase discutidora” (“una classe che discute”) che era stata tanto stigmatizzata dal filosofo cattolico Juan Donoso Cortés, riferendola allo Stato borghese. Tanto che Baget Bozzo non risparmia il parallelismo: “sin dall’inizio degli eventi, e sempre più con il volgere del tempo, comparve l’analogia tra l’aula vaticana e la sala della Pallacorda negli Stati generali francesi del 1789.” Con il Concilio prende piede nelle facoltà teologiche il metodo storico-critico, lo stesso che Solov’ëv nel suo celebre romanzo attribuisce nientemeno che all’Anticristo, insigne biblista e umanista.

Sottolinea Baget, “era nata una esegesi (…) quella di Rudolf Bultman, che metteva in discussione persino la possibilità di una biografia di Gesù (…) nelle questioni aperte la Chiesa si rimetteva alle scienze storiche e quindi per estensione alle scienze umane.” Non è un caso allora che uno dei più grandi sforzi di Benedetto XVI durante il suo pontificato sia stato proprio quello di scrivere una biografia che rendesse ragioni contro la separazione del Gesù della fede dal Gesù della storia. Tuttavia la rivoluzione nel mondo divampa, il Sessantotto scuote la società e anche la Chiesa, come nota Baget Bozzo nel libro: “la rivoluzione nel mondo aveva creato un clima rispetto a cui il modernismo era evidentemente un gioco da ragazzi.”

Gianni Baget Bozzo approfondisce nel libro la figura dell’Anticristo, uno e plurimo sulla scorta del Vangelo di Giovanni, che lo descrive come colui il quale nega che Cristo è venuto nella carne: “l’Anticristo è per l’Apostolo colui che si separa dalla confessione della divinoumanità del Cristo. Gli anticristi vengono dalla Chiesa: sono dunque dei cristiani che mutano le dottrine cristiane”. Chi nega l’Incarnazione è nei fatti la gnosi, antica e sempre nuova eresia, madre di tutte le eresie, contro cui la Cristianità ingaggia nei secoli uno scontro irriducibile.

Centrale è allora la questione del linguaggio, dalle cui alterazioni o false interpretazioni provengono le eresie. “Affinché la Chiesa esista – nota Baget Bozzo – occorre una regolazione del linguaggio”. Questo spetta alla Chiesa che è insieme Mistero e Istituzione. Il Cristianesimo richiede “una illuminazione interiore che appartiene alla persona (…) e una manifestazione pubblica socialmente riconoscibile, a garanzia del fatto che il linguaggio esprima il significato della Rivelazione (…) l’Anticristo è essenzialmente la deformazione della Rivelazione fatta mediante l’interpretazione soggettiva (…) è la riduzione della fede a conoscenza (…) il suo volto storico è appunto l’eresia.” La Chiesa cattolica secondo Gianni Baget Bozzo “vive nella lotta per mantenere invariato, contro gli anticristi, il significato della Rivelazione nelle varie culture”, gli anticristi sono all’interno della Chiesa e non fuori di essa: “Satana conduce la sua battaglia contro Cristo non solo fuori dalla Chiesa, ma nella Chiesa stessa (…) la storia della Chiesa è la storia delle eresie”.

Fra queste eresie, Baget Bozzo annovera il Protestantesimo, dal quale metteva in guardia ormai quasi un ventennio fa la Chiesa cattolica: “il Protestantesimo, che vede la Chiesa come una società terrena, che si autogoverna secondo regole politiche democratiche come nel caso dei calvinisti o è retto dai principi tedeschi come volle Lutero, non è la Chiesa cattolica, Mistero e Istituzione. Senza il Luteranesimo non avremmo avuto il nazismo, senza il Calvinismo l’individualismo che domina negli Stati Uniti (…) il fatto che si sia formato un consenso tra la Chiesa cattolica e la Federazione luterana mondiale (..) pone un problema (…) si costituisce, tra eresia e ortodossia, una sorta di terra di nessuno, la terra dell’ambiguità, la terra dell’Anticristo”. Ma, ricorda don Gianni, vie è anche un’altra dimensione dell’Anticristo, l’Uomo di iniquità di cui parla San Paolo nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi, che opprime dall’esterno la Chiesa, e coincide con il potere politico.

Un potere illimitato, senza alcun freno (katéchon) che lo trattenga. Come quando esso pretende di rifare da capo la creazione, alterando la vita, la procreazione e la famiglia. Un potere assoluto dell’uomo sull’uomo, che è in sé tentazione e pretesa anticristica. “Se consideriamo la storia della Chiesa cattolica – scrive Baget Bozzo – vediamo che il conflitto con il potere politico è costante; mentre dove compare l’eresia o lo scisma il conflitto politico è cessato (…) le chiese ortodosse greco-slave sono esistite come chiese di Stato così come le chiese protestanti. Vi è quindi una connessione tra gli anticristi nel senso giovanneo e il potere politico anticristiano secondo San Paolo. Satana opera nella Chiesa attraverso gli anticristi e contro la Chiesa dal di fuori, mediante il potere politico”.

Per cui “le braccia di Satana contro la Chiesa sono due: una è quella dell’eresia, l’altra quella dell’oppressione” ed esse contro la Chiesa “non sono mai state strette tanto quanto con il comunismo e con il suo derivato contrario, il nazismo. Senza la negazione radicale della divinoumanità e la sua sostituzione con l’umanità divina, l’opera dell’idealismo finita nel materialismo, non avremmo avuto né il nazismo né il comunismo.”

“Il moderno e il totalitarismo” insomma “sono stati, nella loro successione, a un tempo espressioni di eresia e di oppressione politica” sentenzia Baget Bozzo. Ed è allora proprio qui il significato della figura dell’Anticristo di cui parla Benedetto XVI, cioè la manifestazione spirituale di un falso messia che vuole mettere sé stesso al posto di Dio, come ci ricorda anche il Catechismo della Chiesa cattolica promulgato da San Giovanni Paolo II.

La Chiesa cattolica, ci dice Baget Bozzo, sarà sempre insidiata dall’oppressione e dall’errore, e sempre più intensamente, fino al giorno della venuta del Signore, il quale sconfiggerà definitivamente l’Anticristo. Di questa “Chiesa dei martiri” parla anche Benedetto XVI quando scrive, recentemente, che “anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni («martyres») nel mondo”.

Appare perciò in tutta la sua valenza anticristica una Chiesa che cerca di nascondere Cristo, figura scomoda e divisiva, superata, sostituita con l’umanismo per farsi ancella del nuovo ordine mondiale. E benedire la sua antropologia omicida, così abolendo il peccato, la redenzione, la vita eterna. Scrive in proposito Baget Bozzo: “Il quadro del Concilio è la comunità mondiale come si stava allora organizzando sotto l’egida dell’ONU: e la Chiesa intendeva proporsi come una visione religiosa funzionale a un’etica politica omogenea a quel modello. In questa visione il peccato diviene un fatto etico o politico (…) la Chiesa diviene così comunità in cui il sociale supera il personale, in cui l’unione tra i cristiani non avviene più tra persone nella Persona divina, nello Spirito Santo, ma nella comunità umana. Tutto diviene prassi e comunità, la socializzazione del personale avviene con detrimento delle vitali radici teandriche del Cristianesimo. E così avviene l’evento disastroso centrale nella vita della Chiesa; un evento non voluto, non previsto, non desiderato: la sostituzione della Chiesa a Cristo.”

Gli fa eco Benedetto XVI, che nella sua lettera sugli abusi pubblicata dal mensile tedesco Klerusblatt, scrive: “in effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico (…) di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. La crisi causata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisamente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo”. Ma Ratzinger in merito non ha dubbi: “una Chiesa fatta da noi”, purtroppo “non può rappresentare alcuna speranza“.

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