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L'uovo di giornata

Bentornato BoJo

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Boris Johnson è stato dimesso dal St.Thomas. E questa, qualsiasi cosa provino nell’intimo le coscienze dei progressisti, è una splendida notizia. Per l’uomo Boris Johnson, che sta combattendo due battaglie campali, una personale e una nazionale, contro il “nemico invisibile”. Per il Regno Unito, che ha rischiato di perdere la guida che gli elettori hanno scelto in una fase complessa, che prevedeva la fuoriuscita dalla UE e che ora prevede pure il quadro pandemico. E per il conservatorismo, che ha in Boris Johnson una delle sue espressioni più solide ed attuali. Ma il premier britannico è stato bersagliato di continuo, sin da quando è risultato positivo al Covid-19, per la storia della “immunità di gregge”. La strategia che Johnson e i virologi ascoltati dall’esecutivo britannico avrebbero avuto in mente per affrontare di petto la diffusione dei contagi. Quasi come se Johnson avesse voluto sacrificare sull’altare del tempo migliaia di morti, pur di evitare scientemente il blocco economico che consegue naturalmente alla imposizione della quarantena. E qui vale la pena citare il passaggio più contestato dell’ormai noto speech di Johnson: “A causa della mancanza di immunità, questa malattia è più pericolosa. E si diffonderà ulteriormente e devo parlarvi chiaramente, con il pubblico britannico, ancora molte famiglie perderanno i loro cari prima del loro tempo”. Come capirebbe anche un bambino, Bo-Jo non ha mai fatto riferimento alla immunità di gregge alla stregua dell’obiettivo da raggiungere mediante il mantenimento delle libertà personali.

Il leader conservatore, semmai, ha tentennato sul da farsi. Un po’ com’è è accaduto in Italia, in Francia o negli States, giusto per citare tre casi. Con ogni probabilità, Johnson ha davvero pensato che la curva sarebbe durata meno “grazie” alla libera circolazione del virus. Poi ci si è resi conto che il sistema britannico non avrebbe retto all’urto. I grafici previsionali sulle curve sono stati anche diffusi. E si è tornati subito indietro. Il discorso di Johnsons è stato comunque mal interpretato da buona parte della stampa italiana. Johnson paga in realta la Brexit (il vero mignolo sullo spigolo dei progressisti), il pragmatismo tipico dello stile inglese e le tempra di un popolo che è stato disabituato alla sconfitta dalla storia. Carletto Ancelotti ha raccontato alla Gazzetta dello Sport la sua quarantena. L’ex allenatore di Juve, Milan e Napoli ha detto di girare in bici. In UK è consentito, per via del cattivissimo Boris Johnson, in Italia no. Viene da chiedersi: è davvero così pericoloso pedalare di tanto in tanto rispettando il distanziamento sociale? Temiamo di no, ma non è questo il punto. Johnson non fa altro che invitare i cittadini che rappresenta a rimanere in casa per tutelare il sistema sanitario britannico. Quella è la linea.

E se è cambiata, è cambiata poche ore dopo l’ultranoto discorso alla nazione. Poi c’è stata la malattia, il ricovero in terapia intensiva fino alla negatività dell’ultimo tampone. Un periodo in cui Bo-Jo, il classicista Bo-Jo, si è dovuto sorbire il coretto estasiato di quelli che magari avrebbero volentieri abbracciato un cinese durante un aperitivo milanese. Ecco, Johnson non ha mai minimizzato. Dal numero 10 di Downing Street nessuno ha mai parlato di semplice influenza. Anche in presenza di travi tanto personali quanto gigantesche, gli emisferi progressisti si esibiscono in questo esercizio: guardare nella pagliuzza della pagliuzza altrui. Si fa così quando si ha bisogno di un nemico. Di qualcuno più cattivo di te. Almeno sul piano strategico, ha un senso. Ma quella che è stata narrata da buona parte dei media italiani non è la verità su Boris Johnson e la sua visione contro il Covid19. La nostra speranza, piuttosto, è che qualcun’altro imiti presto Boris Johnson. Per la serietà dei toni, per la adesione al reale e perché no, anche per qualche leggera concessione che ci conceda di pedalare una mezz’oretta ogni tanto.

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