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“Benvenuti i laici al family day”

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Che ci fa Savino Pezzotta, segretario storico della Cisl, tra i portavoce del Manifesto più famiglia, sottoscritto da quelle associazioni religiose - tra cui Comunione e Liberazione, la Comunità di Sant’Egidio, i Focolarini, solo per citarne alcune -  che il 12 maggio porteranno in piazza San Giovanni a Roma migliaia di sostenitori della famiglia tradizionale? “Difendo in maniera laica e repubblicana la famiglia. Come amo ripetere: “mi aggrappo alle virtù repubblicane”. Non sono lontani i tempi delle manifestazioni per difendere i diritti dei lavoratori, le mobilitazioni politiche contro l’abolizione dell’articolo 18, i grandi raduni di piazza contro il governo di turno. E Pezzotta mantiene anche per questa “campagna” il suo stile battagliero. Anche se il tono della voce cambia radicalmente quando tocca i temi a lui storicamente più cari: il welfare state, i diritti dei cittadini, la tutela dei soggetti più deboli. Allora torna la verve del sindacalista di rango.

Ma che significa difendere laicamente e secondo i principi del repubblicanesimo la famiglia?
Significa difendere il modello di famiglia contenuto nella nostra Costituzione, che è, per l’appunto, laica e repubblicana. Neanche il più accanito anticlericale oggi può avere il coraggio di negarlo. Ebbene la nostra Costituzione riconosce il ruolo sociale della famiglia, che nasce dall’unione di un uomo e di una donna. Allora sembrava un’ovvietà, i padri costituenti avrebbero potuto anche non specificarlo, ma pensiamo a quale lungimiranza hanno avuto nel farlo. Solo oggi si capisce che era una premonizione non un’ovvietà. I costituenti pensavano al valore sociale dell’unione di un uomo e di una donna, un’unione aperta cioè alla generatività, oltre all’affettività, che è un elemento determinante, certo , ma non può essere l’unico. Il matrimonio deve avere un elemento di consistenza che è dato dalla possibilità di generare.

Quindi i cattolici scendono in campo per difendere la famiglia laicamente?
È questa la grande novità dell’appello più famiglia, promosso dalle associazioni cattoliche, che lì viene difeso non il matrimonio come istituzione religiosa ma come istituzione civile. È un grosso passo in avanti da parte delle associazioni cattoliche. Un atto di laicità estremo, che, alla fine contempla anche l’esistenza del divorzio. Ma questo deve stupire fino ad un certo punto. Le associazioni del manifesto sono espressione di laici impegnati nel sociale.

Lei introduce un elemento importante. Hanno tentato a tutti i costi di presentare la manifestazione del 12 maggio come un “io sto/non sto con la Chiesa”. Eppure sono sempre di più i laici che si schierano in difesa dell’istituto della famiglia tradizionale. Come interpreta questa strumentalizzazione divisiva?
Chi vuole introdurre una divisione tra laici e cattolici sbaglia obiettivo.

I giornali hanno dato molta visibilità all’appello dei “cattolici”. Ma esiste anche un altro appello in favore della famiglia, lo hanno sottoscritto laici dalle diverse appartenenze culturali, religiose, politiche. Quest’appello comincia con un interrogativo: che paese sarà l’Italia tra trent’anni? Secondo lei che paese sarà?
Il family day è solo un pretesto, una cassa di risonanza ma è da tanto tempo che sostengo, devo dire non compreso, se posso dire anche seguito anche da qualche vena di ironia, che il problema che affliggerà l’Italia nei prossimi anni non è il declino economico, la recessione, ma il declino demografico. Ogni anno perdiamo 200.000 persone. Sa cosa significa in trent’anni? Milioni di persone.
L’Italia è destinata ad essere una società di vecchi. Non che la vecchiaia non sia una bella fase della vita, ma un paese che invecchia volge le spalle al futuro, perde il suo spirito competitivo, dilapida il suo “slancio vitale”. Oggi ho 64 anni, di fronte a me potrò avere, si spera, ancora vent’anni ma di “declino

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