Beppe Grillo contro tutti, attacca anche Napolitano

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Beppe Grillo contro tutti, attacca anche Napolitano

14 Dicembre 2007

Scende da una macchina, il bagagliaio pieno di cartoni: 18 in tutto, che contengono le circa 400mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare che deve depositare a palazzo Madama.

Alle 10.30 del mattino Beppe Grillo si prepara al Senato, a Roma.
Rinuncia a farsi la passeggiata in risció come annunciato (ci sale su solo per qualche posa a beneficio dei fotografi) e si avvia a piedi verso il palazzo dove alle 12 è previsto l’incontro con il presidente Franco Marini.

Ed è in quei pochi metri di passeggiata che, assediato da macchine fotografiche e giornalisti, Beppe Grillo fa il suo show. Contro tutto e tutti, anche contro il capo dello Stato che ieri, commentando un articolo del New York Times aveva detto che l’Italia non è quella di Grillo. “Meno male, mi ha tolto un peso. Infatti questa è l’Italia di Napolitano” è la sua replica.

Man mano che la passeggiata prosegue la folla intorno cresce, la gente lo incoraggia, lo incita, le scolaresche lo fermano. Si rivolge a un giovane studente: “Lo sai che hai già 15 mila euro di debito sulle spalle?” gli dice.

Risponde alle domande di tutti i giornalisti Grillo, ma attacca l’informazione. “Il prossimo 25 aprile, il giorno della Liberazione, faremo un V-day sull’informazione” dice, descrivendo i giornali come “gli uffici marketing dei partiti” e i Tg ormai “sfacciati”. Non risparmia neppure l’ordine dei giornalisti. “Lo ha voluto Mussolini per controllare l’informazione. E’ ora di abolirlo”.

Le gag a tutto spiano non risparmiano praticamente nessuno.
Gentiloni? “Il ministro piú stupito d’Europa”. Mastella?
“Mi manca, è un’istigazione alla satira”. Non nomina mai nè Prodi,  nè Berlusconi, lui li chiama Valium e lo psiconano.

Ce l’ha soprattutto con il Cavaliere e i suoi gazebo. “Ora – dice – lo psiconano ha scoperto la gente, la democrazia dal basso. Ma se la prende in giro da anni la gente…”.

La vera democrazia dal basso, per Grillo, è quella della rete, dei blog, che senza l’aiuto dell’informazione ufficiale è riuscita a creare i V-day dell’8 settembre. “Da quel giorno la politica è cambiata” sostiene. “Ora tutti annaspano – aggiunge – vogliono vedere la gente, vogliono cambiare i nomi dei partiti. Perch‚ non cambiano i loro di nomi?”.

Assicura che non ci saranno liste con il marchio doc Grillo alle politiche ma avverte: “Con le liste civiche è partito un movimento di cittadini incazzati” che proseguirà. “Oggi non è la fine ma l’inizio” aggiunge.

Il frutto della mobilitazione del V-day sta nelle firme depositate al Senato, il testo della legge prevede che non entrino in Parlamento i condannati in via definitiva, il limite di due mandati e il ripristino delle preferenze. La copia che porta a Marini è rilegata in nero. “Manca solo la croce” sottolinea dedicando la proposta a tutte le “salme” dei politici.

Il presidente del Senato? “Una brava persona. Ha capito che è un altro mondo e lui si trova in mezzo ed ha piú di 70 anni”. Ma, ironizza Grillo profetizzando un triste destino per la proposta di legge, “a un certo punto ho visto Marini con due sacchetti di sabbia e gli ho detto: “ma cosa fa? Secondo voi mi devo preoccupare?”.

Nel pomeriggio, vista la polemica nata per le sue parole rivolte verso il Presidente della Repubblica, Grillo a chi gli chiedeva notizie in merito ha risposto: “Sì ho letto: Grillo attacca Napolitano. Ma io non ho detto neanche una parolaccia in tutta la mattina. Ho fatto un corso gandhiano di Mahatma, son diventato anche Mahatma, non dico più parolacce, e il vaffanculo lo chiamo ‘v’, v-day, quindi meglio di così?”.

Beppe Grillo ha spiegato che da parte sua non c’era “nessuna intenzione” di polemizzare con il presidente Napolitano.

“Questa  – dice Grillo – è un’Italia da immaginarsela completamente in un altro modo, sarà inevitabile che cambi, ma non è che la voglio trasformare io. Già le generazioni che arriveranno faranno un’Italia diversa. Abbiamo degli strumenti meravigliosi come la rete, che cambierà il modo di leggere, di scrivere, di fare film, di sentire la musica, il modo di comprare, vendere, cose che già sono cambiate”.%3C/p>

Non fa previsioni, dunque, ma osserva semplicemente che “sarà un’Italia diversa, però ci vorrà del tempo, siamo in mezzo a un cambiamento epocale, non nostro, di tutto il mondo. Quindi il fallimento del capitalismo becero, vergognoso e di debito come è questo perchè è un capitalismo finto. Il fallimento del comunismo che era becero e finto anche quello. Siamo ancora alla ricerca di una classica via di mezzo, quello che il Dalai Lama chiama, appunto, la ‘via di mezzo’. E la via di mezzo è proprio la via di mezzo, però sarà un mondo sicuramente diverso. Ed è il mondo dei miei figli. Sarà peggio o meglio? Io non lo so. Che sarà diverso e’ inevitabile”.