Beppino Englaro chiede silenzio ma il rumore è partito da lui
04 Febbraio 2009
Certo verrebbe da dire basta, basta all’accanimento mediatico, all’accanimento giudiziario, a quello religioso e a quello politico. Alcune testate hanno persino scelto il silenzio sul caso di Eluana, hanno “staccato la spina dell’informazione” – e riusciamo a intuirne il motivo. Ma se si fa un giornale non lo si fa per tacere, neppure sulle cose più scomode e dolorose. Inoltre la storia di quella ragazza che da 17 vive in stato vegetativo mette in gioco talmente tante questioni pubbliche, politiche e civili, che pure volendo tacere del versante personale e privato non si può non dire quello che è necessario su tutto il resto.
C’è sicuramente un accanimento mediatico, ma da dove scaturisce? Ovviamente dalla decisione di Beppino Englaro di catapultare nel pubblico dibattito la storia di sua figlia. E’ stata una scelta consapevole e determinata quella del padre di Eluana: far uscire il suo dramma dall’ambito delle scelte di coscienza e farne un tema politico e di legislazione positiva. Tutto comincia dieci anni fa, quando Beppino Englaro chiede al tribunale di Lecco di poter sospendere idratazione e alimentazione alla figlia e gli viene risposto di no. L’anno successivo Englaro si appella al presidente della Repubblica Ciampi con una lettera pubblica, e da lì, tra una sentenza e l’altra e attraverso un incredibile crescendo di interesse mediatico (e di sua personale esposizione), si arriva fino ad oggi.
C’è chi, come Roberto Saviano, ha giudicato eroica la decisione di Beppino Englaro e chi invece avrebbe preferito una scelta di minor clamore. Ma nessuno dubita che il risultato di oggi fosse racchiuso in una lucida decisione di allora. Beppino Englaro voleva che il suo dolore e il suo lutto fossero conosciuti e condivisi e voleva che da questo scaturisse una soluzione legislativa in grado di esaudire quella che lui considera la volontà vera della figlia: interrompere ogni cura ed “essere libera”.
Suona quindi un po’ falsa l’indignazione di quanti, pur sostenendo la battaglia di Beppino Englaro, gettano il loro biasimo sul “circo mediatico” che ruota attorno al letto di Eluana. Possiamo credere che qualcosa sia sfuggito di mano anche al papà di Eluana ma non si può dire che lui ne sia estraneo.
Così affiorano contraddizioni incredibili, come quella che si realizza oggi sulle pagine 2 e 3 del Corriere della Sera. Da una parte, infatti, l’avvocato Vittorio Angiolini, chiede a nome della famiglia Englaro che “si fermi il circo mediatico” e minaccia “misure legali” contro chi violerà questa richiesta. Nella pagina a fianco scopriamo che il medico che assisterà Eluana nei suoi ultimi giorni, Amato Da Monte, ha raccontato per filo e per segno al Tg3 tutto quello che ha visto e pensato: sappiamo delle cinque ore che ha passato nell’ambulanza insieme a Eluana, sappiamo quanto il suo corpo sia diverso da quello che si vede nelle foto sui giornali, sappiamo quanto lui sia “devastato” da questo incarico che pure porterà a termine, sappiamo di quante persone sarà composta la sua équipe e sappiamo cosa accadrà ad Eluana minuto per minuto nei suoi prossimi venti giorni. Conosciamo anche il suo parere “etico” sulla vicenda, quando ha detto “guardando fisso nella telecamera”, come scrive il Corriere: “Eluana è morta 17 anni fa”. (Ma poi ci vogliono due medici, dieci infermieri e venti giorni di tempo perché smetta di vivere).
La stanza in cui è ricoverata Eluana, apprendiamo sempre dal Corriere, sarà piantonata da 10 guardie e vi avranno accesso solo papà Beppino e zio Armando (ma la mamma dov’è, che pensa?). Poco male, il dottore, “il bocconiano con l’orecchino”, come lo già lo chiamano i giornali, fornirà tutte le notizie e i pareri del caso.
Allora, l’avvocato della famiglia Englaro perseguirà legalmente il dottor Da Monte per aver ampliamente alimentato il “circo mediatico” e dei particolari più intimi? Ovviamente no, anzi ci permettiamo di credere che lo sentiremo parlare ancora nei prossimi venti giorni e sempre con l’avallo della famiglia.
Viene dunque il sospetto che il “circo mediatico” contro cui si scaglia l’avvocato Angiolini sia un concetto discrezionale e che a subire le conseguenze legali saranno solo quei giornalisti e quelle trasmissioni che mostreranno l’altra faccia della medaglia. Quelli che non credono che Eluana sia morta da 17 anni, quelli che non sono convinti che la sua vera volontà sia quella stabilita in via indiziaria dalla Cassazione, quelli che non credono che Beppino sia titolare di alcun “diritto” sulla figlia e quelli che “demonizzano” la sua immagine.
La prima pagina dell’Unità oggi ha una foto che intima il silenzio e Repubblica titola a caratteri cubitali: “Englaro: silenzio su mia figlia”. Tutto lecito, per carità. Ma lo stesso Englaro, appena un mese fa, violando il silenzio stampa che si era imposto e che già aveva chiesto a tutti, faceva la star alla corte di Fabio Fazio per presentare il suo libro edito da Rizzoli, "Eluana. La libertà e la vita".
Il circo mediatico (continuiamo a chiamarlo così per comodità) non è qualcosa che si accende e si spegne a comando. Eluana e quello che rappresenta non appartiene più a solo Beppino ma è diventato un fardello per tutti. E’ troppo tardi per far finta di niente.
