Berlino chiude la sua ambasciata ad Ankara: allarme attentati

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Berlino chiude la sua ambasciata ad Ankara: allarme attentati

17 Marzo 2016

Allarme bomba ad Istanbul e ad Ankara. Nel mirino ci sarebbero luoghi tedeschi. La Germania chiude l’ambasciata ad Ankara, oltre al Consolato e alla scuola tedesca di Istanbul. “Minaccia non confermata” di un imminente attentato terroristico. La conferma degli allarmi arriva anche dal ministero degli Esteri di Berlino. La minaccia la momento non è verificabile, ma la cautela è massima. 

 

La due giorni del Consiglio dei capi di Stato e di governo della Ue, si è aperta in un clima di tensione e di massima allerta. La Turchia rappresenta una vera e propria piattaforma di lancio dei profughi verso l’Europa. Sul suo territorio, infatti, si contano 2,7 milioni di rifugiati siriani. Ed è chiamata a contrastare il traffico di essere umani oltre che ad arginare il flusso sempre più massiccio della immigrazione illegale.

 

Sul tavolo delle trattative già ci sono le richieste turche che includono: uno stanziamento supplementare di tre miliardi di euro fino a un totale di sei miliardi destinati all’emergenza, liberalizzazione dei visti d’ingresso nella Ue e accelerazione dei negoziati per l’adesione con l’apertura di cinque nuovi capitoli oggetto di trattativa che incontrano forti resistenze. La bozza d’intesa prevedeva uno scambio «uno ad uno»: a ogni migrante respinto dalla Grecia verso la Turchia dovrebbe corrisponderne uno trasferito dalla Turchia in Europa. 

 

Da parte di Ciprio, l’isola divisa dal conflitto congelato tra greci e turchi, c’è un ‘no’ secco all’adesione. Almeno finché Ankara non riconoscerà la Repubblica di Nicosia. Anche Renzi ha fatto riferimento alle tensioni che attraversano il Paese verso Est e verso il Medio Oriente: “È giusto fare l’accordo, ma non a tutti i costi. Ci sono dei principi per noi fondamentali come la tutela dei diritti umani e della libertà di stampa”. 

 

La Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan trova un tasto davvero dolente a proposito di dissenso e libertà di stampa. C’è una profonda destabilizzazione interna con cinque attentati nella capitale negli ultimi tre mesi. L’ultimo ha visto 37 persone uccise domenica 13 marzo da un’autobomba nel centro della città, ed è stato rivendicato dai militanti curdi del “Falchi per la libertà del Kurdistan” con un comunicato online che definisce l’attacco ‘un’azione di vendetta’ contro le operazioni delle forze di sicurezza governative in atto dallo scorso luglio nel Sud-Est.  

 

Nella parte meridionale, invece, è stato elevato l’allarme nella base aerea di Incirlik utilizzata dalla Coalizione internazionale anti-Isis a guida americana. Intanto il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha provato a smorzare i toni: “Il lavoro avanza ma c’è ancora molto da fare”. Di posizioni più decise ed intransigenti è stato Juncker: “La Turchia non è pronta”.