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Interdizione rimandata in corte di appello

Berlusconi, 4 anni per farlo fuori

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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per Silvio Berlusconi per frode fiscale. Per l'interdizione, la sentenza definitiva viene rinviata alla Corte d'Appello di Milano. Si chiude così il processo Mediaset. Alla lettura della sentenza, gli avvocati di Berlusconi non erano in aula. Il Cav. ha atteso il verdetto con i suoi familiari. Palazzo Grazioli è blindato e le forze dell'ordine bloccano l'accesso a via del Plebiscito.

Subito dopo la sentenza, lo stato maggiore del Pdl, i capigruppo a Camera e Senato e i coordinatori del partito, Schifani, Brunetta, Verdini e Matteoli hanno raggiunto il Cav. nella sua residenza. Il sottosegretario Biancofiore annuncia: "sto andando a rimettere il mio mandato nelle mani del Presidente Berlusconi che per quella carica mi ha indicato all'interno del governo Letta da lui fortemente voluto".

Arrivano anche le reazioni. Grillo scrive: "Berlusconi è morto. Viva Berlusconi! La sua condanna è come la caduta del Muro di Berlino nel 1989". Secondo il traghettatore del Pd, Epifani: "La sentenza va rispettata, eseguita e applicata".

Guido Crosetto si chiede se adesso i ministri del Pdl si dimetteranno. Secondo Nichi Vendola, "non è possibile immaginare che il Partito Democratico permanga nella condizione di alleato del partito di Silvio Berlusconi". Sulla stessa linea il leader di Azione Civile Ingroia: "Da oggi c'è un motivo in più perchè la nefasta esperienza di questo governo giunga a termine".

Secondo Sandro Bondi: "La sentenza della Cassazione non dà serenità al nostro Paese, che avrebbe un bisogno assoluto di stabilità di governo e di riconciliazione nazionale. Toccherà alle forze politiche più responsabili e alle istituzioni più coscienti della gravità della situazione, agire per non far precipitare l'Italia in un pericoloso vicolo cieco e di mantenere aperta una prospettiva di tenuta dello Stato e della democrazia".

Certo è che la sentenza di oggi è un fatto storico. E' destinata a rinfocolare le polemiche e le divisioni tra i partiti in Parlamento e a minacciare la sopravvicenza del governo Letta, che ora rischia di essere più debole. La magistratura condanna un uomo che ha guidato per tre volte l'Italia e che alle ultime elezioni ha preso nove milioni di voti. In una democrazia che si definisca tale dovrebbero essere gli italiani a decidere se Berlusconi può occuparsi ancora di politica. Invece i giudici si sostituiscono agli elettori, ancora una volta.

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