Berlusconi al Colle parla di (pochi) ministri e delle priorità del paese

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Berlusconi al Colle parla di (pochi) ministri e delle priorità del paese

24 Aprile 2008

Tenere basso il numero dei ministri e rispettare la
prescrizione di dodici dicasteri in tutto. Sarebbe questo il dato più rilevante
emerso ieri dall’incontro tra il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano ed il futuro premier Silvio Berlusconi. Un colloquio durato circa
un’oretta e che fonti del Colle giudicano “pacato e sereno”. Certamente non si
è trattato di una riunione formale ma per lo più un briefing per sondare da ambo le parti le intenzioni sull’imminente
prossima legislatura.

Diversi i temi trattati viste le varie urgenza cui il
governo appena insediato si troverà a dover far fronte. In primo luogo la
questione Alitalia e poi l’emergenza rifiuti, argomento su cui proprio in
campagna elettorale il Cavaliere si era speso molto. Ma durante la discussione
si è parlato anche della prossima nomina del commissario europeo che sostituirà
Franco Frattini. All’ordine del giorno anche il ruolo della Lega nel prossimo
governo e su questo punto ci sarebbe stata la conferma di alcun “veto” dal
Colle sui ministri leghisti e in particolare su Roberto Maroni al Viminale, che
ha già ricoperto il ruolo di ministro dell’Interno e del Lavoro. Come detto però
l’unico dato certo che è emerso è stato quello del numero dei ministri che per
la verità proprio il Cavaliere avrebbe indicato come uno dei maggiori problemi
al momento. “Sto stretto” avrebbe risposto Berlusconi, spiegandogli che da
giorni è oggetto di continue telefonate per segnalargli o ricordagli quel nome
o quel parlamentare. Da questa situazione difficile emerge la difficoltà di
conciliare le richieste e le esigenze della maggioranza con i limiti stabiliti
dalla legge. In realtà l’impressione è che alla fine il numero dei ministri
potrebbe passare da dodici a quindici almeno. Un incremento che comunque non
dovrebbe modificare il limite massimo di componenti dell’Esecutivo che
Berlusconi non vuole assolutamente che superino le sessanta unità. Ragionamento
che alla fine potrebbe condividere lo stesso Napolitano accettando lo
spacchettamento di qualche ministro.

Sul fronte dei possibili componenti del
governo Berlusconi avrebbe fatto soltanto pochi nomi, quelli già da giorni sicuri di far parte del nuovo esecutivo. Tremonti in
primis sulla poltrona di ministro dell’Economia, poi La Russa alla Difesa, Franco Frattini agli Esteri. Nella rosa dei
nomi fatti al Capo dello Stato anche quello del possibile nuovo ministro della
Giustizia: l’ex capogruppo forzista alla Camera, Elio Vito. In realtà il suo
nome oltre che essere una novità sarebbe comunque molto incerto visto che sia
ambienti dell’Anm che gli stessi colonnelli di Fi avrebbero espresso più di
qualche perplessità. Per il resto ipotesi e congetture, come quello del numero
di donne presenti nel governo, in attesa che la prossima settimana si apra
ufficialmente la legislatura. E qui il discorso tra Napolitano e Berlusconi sarebbe
caduto sui tempi. Date precise non sarebbero state fatte ma il Capo dello Stato
avrebbe fatto intendere che vorrebbe muoversi con una certa rapidità vista
anche la semplificazione politica presente in Parlamento. Quindi un solo giorno
di consultazioni e già la sera conferimento dell’incarico. In tutto un paio di
giorni considerando le importanti emergenze alle quali il governo dovrà fare
fronte.

Teoricamente con calendario alla mano con il 29 aprile la prima
riunione di Camera e Senato, il 5 maggio potrebbero avere luogo le
consultazioni e la sera già il conferimento dell’incarico, mentre per il
giuramento tra mercoledì 7 e sabato 10 maggio. Poi il passaggio alle Camere per
il voto di fiducia. In linea teorica il nuovo esecutivo dovrebbe essere pronto
per la metà di maggio. Quindi il tempo stringe ed i nodi per il Cavaliere sono
tanti. Comunque Berlusconi conta di andare avanti a tappe forzate e di chiudere
la lista già per il primo maggio. Ma le difficoltà non sono poche partendo
proprio dalla questione Formigoni che ancora rimane aperta. Per la verità il
Cavaliere l’avrebbe già chiusa ma è il governatore della Lombardia che cerca di
mantenerla in vita. L’incontro tra i due fissato per ieri è di nuovo saltato ed
è stato aggiornato ad oggi o domani. Le possibilità però che Formigoni trovi un
posto nella compagine di governo sono ridotte al lumicino. I posti più
prestigiosi sono occupati e poi c’è la volontà del Cavaliere di non andare al
voto in Lombardia in questo momento.

Altro nodo è poi quello del vicepremier
visto che Berlusconi non è convinto di affidare a Calderoli quel ruolo che
invece aveva disegnato apposta per il solo Letta. Tanto che qualcuno ipotizza
che alla fine la casella vicepremier possa essere cancellata per fare posto ad
un unico sottosegretario alla presidenza del consiglio. Ruolo che sarebbe
affidato sempre a Letta con un vice che potrebbe essere il presidente
dell’Antitrust Antonio Catricalà. Altra spina per il leader del Pdl la
Giustizia. Come detto a Napolitano avrebbe espresso la possibilità di nominare
Elio Vito come resposanbile del dicastero di via Arenula. Ma in pista ci
sarebbero anche altri due forzisti come Maria Stella Gelmini e Marcello Pera,
anche se il Cavaliere accarezza ancora l’ipotesi di affidare nuovamente al
leghista Castelli quel compito. Prospettiva difficile da attuare visto che
questo spostamento imporrebbe di rivedere l’intera squadra di governo
trasferendo Maroni alle Attività produttive ed un forzista agli Interni come
Claudio Scajola. Senza dimenticare che Bossi da giorni ha prenotato per il suo
partito il posto di responsabile della sicurezza e che difficilmente lo cederà.

In calo, invece, le quotazioni di Giulia Bongiorno anche lei data in predicato
di occupare la poltrona che fu di Mastella nel precedente governo. Confermate
poi le voci per gli altri posti di governo con Sacconi al Welfare e Lupi o un
tecnico come Cognetti alla Salute. Altero Matteoli sarebbe il prossimo ministro
della Infrastrutture. Mentre Paolo Bonaiuti e Sandro
Bondi sempre assegnati al ministero dei Beni Culturali e dell’Istruzione.
Ancora da decidere la sorte della Democrazia cristiana di Rotondi e dell’Mpa di
Raffaele Lombardo. Possibile che si valuti la possibilità di riportare in vita
il ministero per l’Attuazione di governo da affidare ad uno dei due partiti
minori. Infine una notizia tutta da verificare e che il direttore di La7 Antonello
Piroso ha dato ieri sera in esclusiva e cioè la possibilità che Berlusconi
affidi a Piero Ichino, parlamentare del Pd e guislavorista, la guida di un
dicastero, forse quello del Welfare. Una scelta alla Sarkozy quella di
coinvolgere anche esponenti dell’opposizione nella gestione del governo.
Ipotesi per la verità tutta da verificare e comunque poco credibile. Se davvero
i posti sono stretti come ha confessato il Cavaliere a Napolitano è evidente
che il centrodestra se li terrà ben stretti, evitando ammiccamenti
all’opposizione e l’accusa di possibili inciuci.