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“Berlusconi ancora non sa se far cadere o no il governo. L’unità del partito dipende da questa scelta”

Ministro Quagliariello, qual è la vostra situazione? Sembra vi sia un partito composto da Forza Italia con presidente Berlusconi e da un Pdl con Alfano segretario ...

«Ieri si è aperta la transizione dal Pdl a Forza Italia che approderà al consiglio nazionale dell'8 dicembre. Questo è l'aspetto burocratico, poco interessante. Ma questo spazio di tempo è una metafora che descrive una situazione di incertezza su cosa sarà e chi farà parte della nuova Forza Italia».

Nuova? Forza Italia nacque nel 1994 e finì su un predellino come Pdl, che c'è di nuovo dato che oltretutto non c'è stata alcuna scissione?

«La sigla non è inedita. La sostanza però potrebbe essere profondamente diversa. Di qui all'8 dicembre si dovrà capire qual è il modello di partito e qual è la sua proposta politica. La politica, per me, è dare soluzione ai problemi del Paese, non marcare simpatie o antipatie personali. Per questo ritengo che il vero nodo sia il governo. Tra di noi c'è chi pensa che con tutti i suoi limiti serva al Paese. E chi crede il contrario. È un nodo non risolto anche nel documento finale dell'ufficio di presidenza, dove si dice che il governo deve andare avanti, ma lo si condiziona ad altre partite come quella sulla giustizia. A seconda di come si scioglierà questo nodo la distanza tra di noi si potrà annullare o ampliare».

Ovvero, sino ad arrivare a una scissione. Ma è la stessa dinamica del voto di fiducia del 2 ottobre. È da allora che la situazione è bloccata, ed è una situazione logorante per il governo.

«Dal 2 ottobre noi non abbiamo cambiato idea. Certo, la Legge di stabilità dovrà essere migliorata, ma per la prima volta dopo tanti anni diminuisce le tasse. Blocca quella spirale che ci stava portando al declino. Se tutto questo non avverrà, le tasse aumenteranno ed è allora è giusto chiedere che il governo vada a casa, perché avrà danneggiato il Paese».

Lei dice che al centro di tutto c'è il governo. Ma non c'è piuttosto il problema di Berlusconi e della sua decadenza dopo una condanna definitiva? Un problema squadernato e che si trascina, come non sarebbe possibile in nessun Paese occidentale.

«Berlusconi in questi vent'anni ha subito un'autentica persecuzione giudiziaria. Ma la sua difesa deve coniugarsi con l'interesse del Paese. La questione della decadenza potrebbe poi presentarsi in termini meno traumatici. Se le motivazioni con le quali la Corte d'Appello ha rimodulato l'interdizione non saranno irricevibili, la decadenza potrebbe avvenire per una sentenza della magistratura. In questo caso la politica si limiterebbe a prenderne atto e sarebbe più facile ottenere un giudizio contro la retroattività della legge Severino che il Parlamento non avrebbe sancito».

Berlusconi dovrebbe rinunciare a ricorrere in Cassazione non sull'interdizione che è già definitiva, ma sulla sua durata?

«Esattamente. E io mi chiedo: perché non ci si ragiona su?»

Ce lo dica lei. Berlusconi vuole tenere davvero in piedi il governo, o no?

«Credo che Berlusconi ancora non abbia preso una decisione. Il vero punto è questo, ed è un problema trasversale. In tutti i partiti c'è chi pensa che le larghe intese siano un'occasione da non perdere per fare le riforme e chi invece vuole le elezioni anticipate. Io personalmente ritengo che una riforma costituzionale con il taglio dei parlamentari, l'uscita dal bicameralismo perfetto, la stabilità di governo, l'investitura popolare del vertice dell'esecutivo che tra l'altro dia nuova autorevolezza ai partiti, avrebbe molto del Berlusconi della stagione della "rivoluzione liberale". Ma tra noi c'è anche chi, invece, preferisce le elezioni a primavera e considera l'8 dicembre l'inizio della campagna elettorale. Io ritengo che se ci presentassimo ai nostri elettori avendo fatto cadere il governo e senza riforme, oltre a fare il male del nostro Paese, avremo posto le premesse per perdere».

Prima però occorre aver sostituito il Porcellum con una nuova legge.

«Sì, dobbiamo subito restituire al presidente della Repubblica il potere di scioglimento e poi, con le riforme fare una nuova legge tendenzialmente bipolare. Il 3 dicembre la Consulta deciderà se accogliere un ricorso contro il Porcellum. Entro quella data il Senato deve aver votato una nuova legge».

Anche lei favorevole a una legge elettorale di transizione. In Italia quel che è transeunte mette radici, e viceversa...

«È vero. Ma si può fare una legge elettorale di transizione che contenga in sé in nuce quella che sarà fatta poi con le riforme costituzionali. Gli strumenti istituzionali non mancano. E nemmeno la fantasia politica ...».

(Tratto da La Stampa)

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