Berlusconi apre a Fini ma avverte: accordo forte o strade separate

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Berlusconi apre a Fini ma avverte: accordo forte o strade separate

Berlusconi apre a Fini ma avverte: accordo forte o strade separate

16 Aprile 2010

Silvio Berlusconi non ha tratto conclusioni dal faccia a faccia con Gianfranco Fini. Ma non è intenzionato ad affrontare i prossimi tre anni – quelli strategici delle riforme – con la spada di Damocle sulla testa. Con Fini e i finiani impegnati a remare nella direzione opposta a quella del Cav. Di qui la convinzione ribadita dal premier nell’Ufficio di presidenza del Pdl che se ci deve essere un chiarimento questo deve portare a un “accordo forte” perché “non è possibile poi che tra due settimane si ricominci tutto daccapo”.  

E che il livello di tensione resti altissimo tra i due co-fondatori del Pdl lo si capisce dalla frase lapidaria che il Cav. usa per rispondere alla domanda a tema di un cronista: “Piccoli problemi nel partito”. Davanti ai trentasette membri  dell’Ufficio di presidenza (coordinatori nazionali, ministri, i vertici dei gruppi parlamentati di Camera e Senato mentre non ne fa parte il co-fondatore del Pdl) ricostruisce il pranzo con Fini e dettaglia le richieste che il presidente della Camera gli ha “servito” dopo il dessert, dice che non è lui a voler rompere ma è l’altro a voler fare gruppi separati e ribadisce che il governo non è a trazione leghista, tantomeno nelle mani di Tremonti. E se anche i finiani faranno un gruppo parlamentare autonomo il governo andrà avanti fino al termine della legislatura, ma è chiaro che davanti a questo scenario Fini dovrà scegliere tra la guida del suo gruppo e quella di presidente della Camera, due ruoli che il Cav. definisce “incompatibili”.

Poi il premier lascia spazio al dibattito, a quello che Scajola successivamente definirà “un bel confronto”. Il vertice non ha prodotto decisioni e, del resto, come spiegano i coordinatori nazionali non era questo l’intento perché è Fini a dover comunicare le sue determinazioni, non Berlusconi. Che come ha ribadito nel corso del vertice a Palazzo Grazioli attende una risposta dal co-fondatore del Pdl e si augura che “sia positiva”. Lo spiega bene il ministro degli Esteri Franco Frattini riferendo ciò che il Cav. ha detto ai suoi: “Berlusconi non deve dare una risposta ma ha detto che è aperto al dialogo politico” sui temi che stanno provocando la rottura con il co-fondatore del partito. Come dire: disponibile a trovare una sintesi, non a ricevere ultimatum o minacce. Durante la riunione sono stati i finiani Urso e Bocchino a ribadire la posizione dell’ex leader di An che nascerebbe dalla presa di coscienza di un malessere nato dai territori e arrivato in Parlamento al quale da parte del premier non sarebbero arrivati segnali evidenti di quel cambio di passo che si ritiene necessario.  

“Nessuno vuole credere che Fini farà un gruppo: sarebbe la morte del Pdl e un danno grave all’immagine dell’Italia” osserva Frattini lasciando intendere sostanzialmente due cose. La prima:  malgrado stavolta il livello di scontro sia altissimo, nessuno tantomeno il premier pensa di mettere alla porta Fini ma è chiaro che gli annunci di gruppi parlamentari autonomi non possono essere accettati come base di un ragionamento politico da re-impostare. E se a prevalere sarà la scelta della rottura, la via d’uscita non potrà che essere il voto anticipato, come ieri ha detto Schifani e come oggi hanno ribadito autorevoli esponenti del Pdl. Una scelta della quale Fini in prima persona dovrà assumersi la responsabilità politica. La seconda: i “pontieri” sono al lavoro per verificare se ci sono i margini per una ricomposizione, anche se da questo punto di vista prevale un certo scetticismo. 

C’è tempo fino a martedì per capire come si evolverà la  vicenda, annuncia La Russa. Il riferimento è alla riunione degli ex aenne convocata da Fini e dalla quale dovrebbe uscire un documento con le firme in calce di chi è sintonizzato sulla stessa linea del presidente della Camera (da trasformare probabilmente in un ordine del giorno da portare alla direzione nazionale del partito). Chi ha avuto modo di parlare con l’inquilino di Montecitorio riferisce di un Fini non intenzionato a rompere col Cav., ma determinato ad ottenere da lui “risposte concrete e convincenti”. In caso contrario, conferma la volontà di  andare fino in fondo aprendo, di fatto, una nuova fase politica. Di questo parlerà l’inquilino di Montecitorio alla riunione con gli ex An di martedì nella Sala Tatarella alla Camera, di questo parlerà giovedì alla direzione del Pdl nella quale argomenterà le sue ragioni.

Intanto i finiani hanno organizzato per domani un nuovo incontro: una ventina di parlamentari faranno il punto della situazione e in particolare ragioneranno sull’ipotesi di gruppi autonomi a Palazzo Madama e a Montecitorio. Ma almeno per ora, quella della scissione viene tenuta come ‘estrema ratio’ e comunque subordinata alle risposte che Fini si attende da Berlusconi.

Ed è nei passaggi di un’altra giornata ad alta tensione che si comprende come il livello dello scontro resti altissimo. In ventiquattrore Silvio Berlusconi convoca l’Ufficio di presidenza del Pdl con all’ordine del giorno “comunicazioni urgenti”. Gianfranco Fini chiama i suoi martedì per un summit (martedì) preparatorio in vista della direzione nazionale del partito (mercoledì).  Sono le mosse che seguono  il pranzo di ieri tra il premier e il presidente della Camera. Ed è proprio sugli equilibri interni e le quote di rappresentatività dei due soci di maggioranza del Pdl il tasto che l’ex leader di An è tornato a battere il tasto rivendicando per sé il 30 per cento assegnato ad An (il 70 per cento a Forza Italia). Il che significa  anche rivedere gli incarichi e i ruoli non solo dentro il partito ma pure nei gruppi parlamentari e nella compagine di governo – è il ragionamento dell’inquilino di Montecitorio -, e per questo dicono a mezza bocca alcune fonti di area finiana, nel pacchetto delle richieste al Cav. ci sarebbe anche la sostituzione di alcuni colonnelli aennini poi passati tra i berluscones che oggi hanno incarichi di peso con la benedizione di Fini.  

Si parla in particolare dei ministri Altero Matteoli, Giorgia Meloni e Ignazio La Russa ma anche del forzista Sandro Bondi le cui analisi critiche sulla linea di Fini e i suoi non sarebbero piaciute al diretto interessato. Nell’elenco figurerebbe anche il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, da tempo in rotta di collisione con l’ex leader di An e più vicino al Cav.

In serata il vertice del Pdl a Palazzo Grazioli si conclude con l’approvazione unanime (compresi i finiani) di un documento nel quale il Pdl dice a Fini di tornare sui suoi passi. E’ lo stesso Berlusconi a spiegarlo ai cronisti sottolineando che “l’Ufficio di presidenza  invita il presidente Fini a desistere dall’iniziativa, trapelata attraverso notizie di agenzia e cioè a quella di dare luogo ad un proprio gruppo nel Parlamento, alla Camera e al Senato, per continuare insieme la grande avventura politica e storica del Pdl”.  Un’apertura dunque, ma sono in molti a ritenere che si tratti dell’ultima. Ora la palla torna nel campo di Fini.