Berlusconi: avanti col processo breve. Pdl alle prese con lo scivolone in Aula

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Berlusconi: avanti col processo breve. Pdl alle prese con lo scivolone in Aula

31 Marzo 2011

Al ‘capo’ non è piaciuto lo scivolone della maggioranza alla Camera sul processo breve. Anche perché il risultato finale è l’opposto dell’obiettivo originario: approvare speditamente la norma che chiede l’Europa e che all’Italia costa 230 milioni di risarcimenti ai cittadini vittime della giustizia-lumaca. Adesso invece, slitta tutto  alla prossima settimana ma andrà in coda agli altri dossier già calendarizzati: conflitto di attribuzione e legge comunitaria. Al ‘capo’ non è piaciuta la ‘performance’ di La Russa e nel partito rispuntano i malpancisti (vedi scajoliani), ma non è piaciuta nemmeno la strategia parlamentare perché è come se il centrodestra fosse caduto mani e piedi nel trappolone delle opposizioni, fuori da Montecitorio e nell’emiciclo.  

Quella di ieri è stata un’altra giornata di scontro frontale alla Camera, prima col voto sul processo verbale (finito in parità anche per le assenze nei banchi della maggioranza e in base al regolamento equivale a una bocciatura), poi nel dibattito che ne è seguito: insulti tra esponenti degli schieramenti, il giornale finito in testa a Fini protagonista secondo il centrodestra di una forzatura nella conduzione dell’Aula e criticato per non aver fatto votare i ministri arrivati di corsa da Palazzo Chigi, il disdicevole battibecco di Napoli (Pdl) con la collega del Pd Argentin, disabile (non poteva applaudire e lo ha fatto per lei il suo assistente) e l’offesa lanciata da un parlamentare leghista che poi si è scusato.

Nel vertice a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del Pdl e col ministro Alfano (pure lui irritato per come sono andate le cose), Berlusconi serra i ranghi e richiama tutti all’unità. Nessun passo indietro sul processo breve del quale le opposizioni contestano in particolare la norma sulla prescrizione ‘corta’, è la linea tracciata anche perché – è il ragionamento di fondo – i numeri ci sono, la legislatura arriverà alla sua scadenza naturale e quanto accaduto in questi due giorni è la diretta conseguenza del tranello teso dalle opposizioni con le durissime contestazioni a esponenti del governo e della maggioranza, messe in campo per alzare al massimo il livello di scontro.

Il richiamo del Cav. ai suoi è netto: mai più incidenti di questo genere in Parlamento. Del clima parlamentare si occupa pure Napolitano che convoca al Quirinale i vertici dei gruppi di Pdl, Pd e Udc invitandoli ad abbassare i toni. Una mossa “molto tempestiva” che i più smaliziati nel centrodestra leggono con una certa preoccupazione e che mettono in relazione con l’iperattivismo del Colle registrato nelle ultime settimane, specie sul versante della politica estera (vedi l’intervento militare in Libia).

In Transatlantico l’umore di numerosi deputati pidiellini ieri era sotto i piedi: “Non siamo alla frutta, siamo già al conto”, e ancora “rinvio cum perdite” le frasi ricorrenti, con giudizi piuttosto ‘sospesi’ su ciò che potrà accadere la prossima settimana, dal momento che Pd e Idv con l’adesione di Fli (annunciata da Granata) riproporranno il clichè dei sit-in e di una manifestazione ‘viola’ per martedì (Bersani annuncia una mobilitazione nelle piazze e sui media improvvisando un comizio davanti a un manipolo di manifestanti che da giorni ‘presidiano’ il Palazzo), mostrando tutta l’intenzione di andare al muro contro muro. A preoccupare sono anche le assenze ormai consolidate nel centrodestra (solo ieri un deputato faceva notare che i suoi colleghi in missione erano una sessantina), che pesano come una grande incognita sull’esito delle votazioni.

Insomma, forse per la tensione, forse per come sono andate le cose, il pessimismo ieri si tagliava col coltello anche perché tutta questa situazione ha ridato vigore ai malpancisti in servizio permanente effettivo, critici non solo nei confronti di quelle che vengono definite ‘le intemperanze’ del ministro La Russa ma anche per la strategia parlamentare che non è riuscita a tenere botta alle strumentalizzazioni di democrat e terzopolisti. Come nel caso dei fedelissimi di Scajola che ieri è tornato a puntare l’indice sulla gestione del partito (il tasto è sempre quello del coordinatore unico) e sulla necessità di un ricambio generazionale della classe dirigente. Cosa che ha fatto drizzare le antenne a’ Liberamente’, la componente che fa capo ai ministri Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo e Frattini, ostile al movimentismo dell’ex ministro dello Sviluppo economico.

Della serie: a problemi si aggiungono problemi. Esattamente ciò che il Cav. vede come fumo negli occhi e vuole evitare come la peste. Il richiamo ai suoi durante il vertice a Palazzo Grazioli si può leggere anche in questa direzione, specialmente in un momento delicato come l’attuale con una guerra in corso (in Libia), l’emergenza immigrati da gestire (cui si aggiunge la grana politica delle dimissioni del sottosegretario Mantovano che nonostante l’incontro col premier non ha ritirato), le riforme annunciate da portare in Parlamento, l’impegno al rilancio dell’economia. Prestare il fianco agli ‘agguati’ dell’opposizione e dare l’immagine di una maggioranza divisa o debole non è ciò che serve adesso.

Il Cav. lo ha detto chiaro, come pure ha ribadito che d’ora in poi scivoloni e passi falsi dovranno essere accuratamente evitati.  La prossima settimana si replica: le opposizioni si preparano a una nuova battaglia anche se nel Pd si litiga eccome tra chi vorrebbe stare sull’Aventino e chi rilancia gesti clamorosi (vedi la Bindi che in 48 ore ha battibeccato prima con D’Alema poi con Franceschini).

Ma si sa, perché è un film già visto, quando in mezzo c’è il Cav. sinistra e terzo polo si ricompattano sull’unico collante possibile: l’antiberlusconismo. Sta alla maggioranza disinnescare le mine già disseminate, fuori e dentro Montecitorio. Senza perdere le staffe.