Berlusconi “chiama” i moderati, Casini “scomunica” i dissidenti
19 Settembre 2010
Nove giorni. Da qui al discorso programmatico che Silvio Berlusconi terrà in Parlamento. Da Taormina, passando per Avellino fino a Cortina, il Cav. rilancia la strategia: appello alla responsabilità rivolto anche ai parlamentari che siedono nei banchi delle opposizioni, monito all’indirizzo di chi progetta “giochi di palazzo” per sostituire il governo che gli elettori hanno scelto, conferma sulla durata della legislatura. Ma è nell’Udc che le polveri prendono fuoco, con Casini che “scomunica” i dissidenti che non vogliono finire col Pd.
Il quadro in Parlamento è “sotto controllo”, assicura il premier in collegamento con la kermesse di Noi Sud ad Avellino (uno dei gruppi con cinque parlamentari che dovrebbero sostenere la maggioranza). Poco dopo parla ai suoi riuniti a Cortina e allarga il tiro: ricorda che la “moralità” introdotta in politica con la sua discesa in campo lo “obbliga a realizzare il programma”, mette in fila le sfide che attendono il governo alla prova dei fatti: le riforme da completare e gli ultimi colpi di coda della crisi da superare. Ma il clou del suo intervento resta la partita che si giocherà tra nove giorni (il 28 settembre) a Montecitorio (al Senato i numeri della maggioranza sono più ampi): gli ormai famosi cinque punti programmatici e quel “grande patto di legislatura” al quale “tutti i parlamentari della maggioranza saranno tenuti a rispettare e sottoscrivere solennemente”.
Più che un invito sembra un monito e le ragioni di un atto che il premier considera doveroso e per certi aspetti scontato (almeno è l’auspicio) discende da due ragioni molto semplici: il rispetto della “sovranità popolare” e “il bene del Paese”. Segue l’appello alle opposizioni – Udc e Api di Rutelli in testa – ma pure ai cattolici del Pd, da tempo in sofferenza. “Rivolgeremo l’invito anche alle forze più responsabili dell’opposizione affinché possano valutare il nostro programma di riforme e mettano da parte i loro pregiudizi sterili”, dal momento che “anche dalla minoranza si può concorrere a fare l’interesse dell’Italia”. Un appello che segue quello di altri esponenti del Pdl dallo stesso palco di Cortina: Maurizio Sacconi prima, Gaetano Quagliariello poi.
Il premier non tralascia poi un monito che sembra destinato seppure indirettamente, ai finiani e al loro capo: “Chi invece, ovunque sia collocato, vorrà continuare a lavorare con i giochi di palazzo e le vecchie tecniche della Prima Repubblica, magari sognando un governo diverso e privo di legittimità democratica, credo sarà destinato a fallire e a farsi del male da solo perché poi gli italiani capiscono tutto”. E rivolto ai suoi avversari, li mette in guardia: “Devono metterselo bene in testa: la sovranità appartiene al popolo e nel 2008 il popolo ha parlato chiaro”.
Ma nelle file pidielline c’è anche chi spinge alla moderazione e alla prudenza, preferendo mantenere aperto il dialogo con gli uomini del presidente della Camera. Come nel caso del Guardasigilli Angelino Alfano che proprio ieri ha aperto a Fli legittimandola di fatto come “terza gamba” della coalizione. Non la pensa così la Lega che con Calderoli spara a palle incatenate: non esistono in natura tre gambe, anzi la terza gamba rischia di far inciampare le altre. Punto e accapo.
E se nel Pdl si lavora all’allargamento della maggioranza è nell’Udc che le polveri prendono fuoco. A Casini non sono andate giù le parole del Cav. sui contatti con i deputati eletti in Sicilia che potrebbero sostenere la maggioranza. Non per cooptazione ma perché in rotta di collisione con la linea filo-pd del loro leader. E Casini tuona contro chi “eletto con l’opposizione, si presenta con il cappello in mano”. Una cosa che – dice – “umilia il nostro elettorato”.
Parole di fuoco alle quali ribatte Saverio Romano, segretario dei centristi siciliani e capofila dei dissidenti: “’In questi due anni non sono di certo stato io ad essere andato da Berlusconi per avere il sottogoverno mentre facevamo opposizione”. Un botta e risposta che dà chiaro il senso delle tensioni interne e che ha il suo epicentro proprio nella vicenda politica siciliana e in particolare nella nuova giunta che (per la quarta volta) il governatore Raffaele Lombardo si appresta a presentare (domani) dopo aver incassato il sostegno di Pd, Fli, Udc di Casini e l’ok del partito di Rutelli.
Contrari, invece, oltre allo stesso Romano anche i parlamentari dell’Isola Salvatore Cuffaro, Calogero Mannino e altri parlamentari che accusano i vertici del partito di via Due Macelli di aver contribuito al “ribaltone”. Gli stessi che ora rischiano di essere cacciati dal loro leader. “Democraticamente”.
