Berlusconi: “Dopo il voto, Letta e Rutelli usciranno dal Pd”
24 Maggio 2009
di Redazione
Le divisioni dell’opposizione e interne al Pd sono uno dei leit-motiv delle numerose interviste del presidente del Consiglio di questo fine settimana. Ieri aveva parlato del leader dei Democratici come di un "commissario liquidatore" del suo partito, oggi ribadisce il concetto, aggiungendoci un carico: "Il Pd – dice il premier- è in liquidazione. Tutti sanno che dopo il 7 giugno Rutelli farà un nuovo partito, Enrico Letta andrà con Casini e molti degli attuali esponenti democratici si sposteranno a sinistra".
Parole che gli stessi interessati rimandano al mittente bollandole come "ridicole", mentre Franceschini garantisce che il partito "non è mai stato così unito". "Berlusconi – attacca Enrico Letta – nel giorno in cui su Repubblica escono particolari della sua vita privata che, se confermati, sarebbero disgustosi si permette di tirarmi in ballo per dire stupidaggini. Evidentemente per coprire quello che sta uscendo sulla sua vita privata. L’unica risposta è quella di chiedere al presidente del Consiglio del nostro Paese di dare spiegazioni rispetto a vicende che lo riguardano e che ormai non possono più passare sotto silenzio".
Sullo stesso tono la replica del presidente del Copasir: "Sono dichiarazioni ridicole", taglia corto Rutelli. "A Berlusconi – aggiunge – non tocca certo occuparsi dei suoi avversari, bensì di risolvere i problemi del Paese che si aggravano, mentre il premier si occupa di tutt’altro".
E anche Franceschini va all’attacco. "Il Pd in liquidazione? Berlusconi – sottolinea – confonde i suoi desideri con la realtà, ormai vive in un’altra dimensione una specie di torre dorata non a contatto con la gente. Crede a quello che gli raccontano. Mai come adesso il partito è stato così unito, forte e nessuno in tutta Italia pensa di uscire. Tutti pensano a come battere Berlusconi".
Nel centrodestra, però, non manca chi difende il Cavaliere. "Ormai – dice Piero Testoni (Pdl) – a Rutelli ed Enrico Letta per riuscire a sollevare la testa dallo stagno melmoso del Pd non resta che attaccare il presidente del Consiglio. Peccato che figure come loro su cui i media da tempo registrano un malessere da coabitazione dentro il nuovo partito che ha solo ereditato i mali del passato, si siano messe a criticare Berlusconi sull’unico punto che li ha punti sul vivo".
