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Giustizia (e non solo) nel faccia a faccia

Berlusconi e Fini trovano l’intesa: legge sul processo breve

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Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini hanno parlato per due ore. Faccia a faccia a Montecitorio con al centro il tema della giustizia e la road map del governo su una riforma che il premier considera prioritaria.

A incontro concluso è proprio Berlusconi a mostrarsi soddisfatto dicendo che “è andata bene”. Significa che l’intesa tra i due co-fondatori del Pdl c’è e che le divergenze dei giorni scorsi sarebbero state superate. Il presidente della Camera in un’intervista a SkyTg24 anticipa i punti del patto siglato con Berlusconi: nei prossimi giorni tra i due leader del Pdl. Fini annuncia innanzitutto che nei prossimi giorni sarà presentato un disegno di legge per garantire tempi brevi per i processi. «Il premier - ha assicurato il presidente della Camera - ha garantito stanziamenti in finanziaria» per il settore della giustizia. «Si è ragionato - ha spiegato Fini - sulla possibilità di presentare un ddl per definire tempi certi entro cui si deve svolgere il processo nei suoi 3 gradi. Nei prossimi giorni sarà presentato e sarà relativo alla definizione dei tempi del processo unicamente per gli incensurati». Il tempo massimo sarà «entro sei anni».  Tramontata l’ipotesi della prescrizione breve considerata un’ipotesi “impraticabile” per gli effetti che potrebbe avere su migliaia di processi, la via da seguire è quella che il premier aveva peraltro indicato nei giorni scorsi: un disegno di legge di iniziativa parlamentare per definire tempi brevi per i processi sul quale lo stesso Berlusconi è intenzionato a chiedere a senatori e deputati un impegno nero su bianco. Accanto a questo, da parte del governo ci sarà un maggiore impegno sul fronte delle risorse da destinare al settore giustizia.

“Si è ragionato – spiega il presidente della Camera - sulla possibilità di presentare un ddl per definire tempi certi entro cui si deve svolgere il processo nei suoi tre gradi. Nei prossimi giorni sarà presentato e sarà relativo alla definizione dei tempi del processo unicamente per gli incensurati”. Il tempo massimo per la durata dei procedimenti sarà fissato “entro sei anni”. Quanto alla questione dell’immunità parlamentare la terza carica dello Stato si mostra possibilista quando dice che discuterne “non è uno scandalo” spiegando che in Italia “abbiamo un assetto di tipo legislativo originale. Mentre infatti i parlamentari nazionali non godono di alcuna immunità, quelli europei sì. Già questa considerazione dimostra che discutere dell'opportunità dell’immunità parlamentare non è un’ipotesi che deve destare scandalo”. Tuttavia “non deve essere una sorta di impunità: bisogna garantire che vi sia per il potere legislativo la possibilità che la Costituzione definisce, cioè di agire in piena autonomia senza per questo limitare il diritto del potere giudiziario di indagare e stabilire la verità dei fatti” osserva Fini. Che sul piano delle riforme costituzionali annuncia che tra le ipotesi in campo c’è anche quella che riguarda “l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, come in Francia o come era in Israele, non mi soffermerei su questi aspetti. Non considero motivo di preoccupazione se il capo dell'esecutivo è eletto direttamente dal popolo è evidente però che ci vuole un contrappeso, ci vuole un rafforzamento del potere del Parlamento”.

Nell’intervista a Sky tg24 Fini conferma che oggi a Montecitorio è arrivata la richiesta di misura cautelare nei confronti del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino firmata dai giudici di Napoli. “Voglio ribadire –afferma Fini – che nei confronti di Cosentino vale la presunzione di innocenza come avviene per qualunque altro cittadino. I magistrati si sono assunti la responsabilità di fare questo provvedimento e ora sarà la giunta per le Autorizzazioni a decidere. Rimane comunque indispensabile garantire alla magistratura il diritto-dovere di indagare e di garantire all'indagato di veder chiarita la verità nel corso del processo”. Quanto all’ipotesi di candidatura di Cosentino (leader regionale del Pdl campano) alla poltrona di Bassolino, Fini è netto: “Non rientra più fra le cose possibili”. Allargando il ragionamento alla sfida per le regionali, il presidente della Camera spiega che il nodo-candidati sarà sciolto in un vertice ad hoc insieme a Berlusconi e il Senatur. Tema che tuttavia è stato affrontato anche nel faccia a faccia col premier pure se “ne abbiamo parlato molto rapidamente. Trattandosi di candidature che riguardano anche il Nord e che quindi coinvolgono anche la Lega - dice il presidente della Camera- è opportuno rinviare la questione ai prossimi giorni con un incontro che vedrà coinvolto anche il presidente Bossi».

L’analisi di Fini sulla crisi economica muove dalla considerazione che “i sintomi di ripresa ci sono, dimostrazione che i catastrofisti in servizio permanente in Italia non hanno visto giusto”. Per superare questa fase una riduzione delle tasse può essere “utile, certamente. Ma è una valutazione che deve fare il governo. In questo momento è in discussione in Parlamento una Finanziaria con una graduale riduzione dell’Irap”, osserva il presidente della Camera che poi commenta la candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli esteri dell’Ue manifestando l’auspicio che possa concretizzarsi nell’incarico che rappresenterebbe per “l’Italia   una dimostrazione di grande prestigio internazionale. Coloro che hanno avuto modo di conoscere D'Alema sanno che è uomo all'altezza di un compito molto impegnativo. Fini, tra l'altro, ha chiarito che con il presidente della fondazione “Italianieuropei” c'è un'asse («è una semplificazione») perché “assieme alle reciproche fondazioni abbiamo collaborato, dimostrazione che si può dialogare tra opinioni diverse senza arrivare a insulti, anatemi e barricate. Sul tema della cittadinanza breve o celere ci siamo trovati d'accordo anche nel merito”.

 

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1 COMMENT

  1. Questo paese ha digerito
    Questo paese ha digerito tutto all’epoca di dc e pci e sembra non cambiato,almeno quanto a sensibilità verso le istituzioni.Senza alcuna vergogna,ed anche senza alcuna critica,il presidente del consiglio incontra, a Montecitorio, il presidente dell camera,che spesso pontifica sulle istituzioni,per parlare di contenuto di leggi,candidature e quant’altro.Almeno Casini la forma la rispettava e faceva parlare Follini.Con ciò,Berlusconi permettendo,si codifica che Fini è un presidente speciale e che il pdl non è un partito,visto che un iscritto,per quanto autorevole,viene considerato un alleato.Per quanto riguarda il pdl,la cosa non mi interessa più,ma alle istituzioni ci terrei.Ma,chiaramente,non ci tengono le istituzioni stesse.

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