Berlusconi e Netanyahu sono d’accordo su tutto, soprattutto sull’Iran

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Berlusconi e Netanyahu sono d’accordo su tutto, soprattutto sull’Iran

24 Giugno 2009

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha iniziato ieri a Roma il suo primo viaggio in Europa come capo del governo di Israele e proseguirà oggi per Parigi. Israele, scrive il Jerusalem Post, considera Italia e Francia fra i paesi europei “più amichevoli” nei suoi confronti. A Roma, Netanyahu ha avuto un incontro e una colazione di lavoro con Berlusconi, quindi ha cenato con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Questa mattina infine vedrà il presidente Giorgio Napolitano al Quirinale. Un primo tangibile segnale dell’accordo tra i due premier è la decisione di tenere ogni anno un incontro bilaterale tra Italia e Israele (il primo si terrà in Israele), inoltre Berlusconi è stato formalmente invitato a parlare alla Knesset, il parlamento israeliano.

“Sono onorato di avere qui il primo ministro Netanyahu a cui sono legato da un’antica amicizia e ammirazione. Confermiamo il sostegno dell’Italia al dialogo tra israeliani e palestinesi per promuovere la pace in Medio Oriente”. A sottolinearlo è stato lo stesso Berlusconi, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine della colazione di lavoro, che ha proseguito “ho espresso il mio apprezzamento a Netanyahu per il discorso che ha tenuto il 14 giugno scorso con il quale ha dato il via alla possibilità di negoziati di pace con i palestinesi”. Dal canto suo il primo ministro palestinese non è stato da meno “Ringrazio Silvio Berlusconi per la sua leadership, per la sua amicizia, per aver sempre difeso quella che è la verità, anche quando i venti erano contrari, per aver sempre detto le cose che contano, le cose che sono importanti”.

Netanyahu si è detto “assolutamente a favore” del piano Marshall per la Palestina, ovvero la proposta di sviluppo economico dei territori palestinesi proposta dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il punto di partenza, come prospettato dal Cav., sarà il turismo: un milione di visitatori che creerebbero migliaia di posti di lavoro con un conseguente aumento dei salari. Il piano Marshall rappresenta quindi per Netanyahu “una grandissima speranza per il futuro, un beneficio economico per Cisgiordania, Israele e Palestina”. Berlusconi, a  proposito dei negoziati di pace con la Palestina, ha ricordato la sede di Erice, in Sicilia, messa a disposizione dall’Italia come stimolo.

Successivamente, Netanyahu è stato ospite, a cena, del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Seduti ai grandi tavoli allestiti nella Sala della Regina di Montecitorio c’erano fra gli altri anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il presidente della commissione Esteri del Senato Lamberto Dini oltre a vari giornalisti e diversi deputati. Si è inevitabilmente parlato di Iran. “Se l’Iran è forte la pace si allontana; se il regime di Teheran è indebolito avremo la pace”, ha affermato il primo ministro, aggiungendo “rendiamo oggi omaggio al popolo iraniano vittima di questa brutalità. È interesse di tutti che questa teocrazia totalitaria non arrivi a dotarsi del nucleare: per la sicurezza, la prosperità e la pace in Medio oriente e nel mondo. In questo momento non ci sono amici migliori degli italiani”. Netanyahu ha quindi spiegato che il popolo italiano e quello israeliano sono “molto simili: individualisti e coscienti della loro storia ma anche sempre alla ricerca di un futuro migliore per la nostra regione”.

Non è mancato neanche un capitolo dedicato all’argomento Israele-Palestina. “Il primo principio base è il riconoscimento dello Stato di Israele. Un riconoscimento che deve essere reciproco: se si riconosce il diritto dei palestinesi di avere uno Stato, noi riteniamo di avere il diritto che lo Stato di Israele sia riconosciuto, di avere il diritto di vivere nella terra dei nostri Padri con un altro popolo con cui vogliamo coesistere. I palestinesi devono riconoscere che Israele è lo Stato ebraico come noi vogliamo riconoscere il loro Stato. Elemento fondamentale è poi – ha proseguito – la smilitarizzazione, che è alla base di tutto. Siamo stati attaccati con migliaia di missili da territori adiacenti al nostro; non vogliamo che ciò si ripeta perchè vogliamo la pace. Quindi è fondamentale la prosperità: la nostra regione deve essere prospera e speriamo che Paesi come l’Arabia saudita possano contribuire con i loro investimenti a questa prosperità”.

Si sono registrate, come sempre accade in queste occasioni, delle proteste. Circa 50 persone hanno manifestato a largo Argentina nella serata di ieri per esprimere la loro contrarietà alla visita di Stato di Netanyahu e rilanciare il boicottaggio delle merci israeliane. Ad organizzare il presidio per dichiararlo “ospite indesiderato in Italia” sono stati il Forum Palestina, le Donne in Nero, il Pdci, il Prc ed il Comitato Palestina nel cuore. “Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni contro Israele”, questo lo striscione portato in piazza dai manifestanti. Nutrita la presenza di uomini e mezzi delle forze dell’ordine a sorvegliare il regolare andamento della manifestazione, che si è svolto a pochi passi dal ghetto di Roma.