Berlusconi ha capito che ai tedeschi piace il “personaggio Marchionne”
13 Gennaio 2011
E’ un incontro breve – una ventina di minuti in tutto – quello avvenuto ieri in Germania fra la Cancelliera Angela Merkel e il Premier italiano Silvio Berlusconi, accompagnato da un drappello di ministri della nostra compagine governativa.
Nessuna grande sorpresa nelle parole dei due leader anche se andrebbero evidenziati un paio di passaggi sottotraccia che denotano degli sforzi comuni nella cooperazione fra Roma e Berlino. Uno riguarda gli eventuali accordi militari che i due Paesi potrebbero stringere nel momento in cui in Germania assistiamo a una serie di tagli nel comparto della difesa e ad una discussione tutt’altro che pacifica sul ruolo della leva militare per i tedeschi.
Altro elemento di interesse è senza dubbio il rapporto con Putin, sollevato da una domanda fatta da una giornalista russa: senza esporsi troppo, il Cav. e la Cancelliera lasciano intendere che sarebbe un errore strategico tagliar fuori la Russia (e Gazprom) dal concerto delle grandi potenze europee. La Merkel, pur non sbilanciandosi troppo, fa capire anche che i tempi dei salvataggi dei Paesi di area euro in crisi debbono finire, nonostante la disponibilità mostrata dalla sua nazione e la linea tenuta in materia da
Bruxelles.
Ma veniamo al Cavaliere che, sostanzialmente, si concentra su tre punti: legittimo impedimento, "grossa coalizione" all’italiana, il referendum in Fiat. Sulla attesa sentenza che potrebbe riaprire la stagione dei processi al premier, Berlusconi taglia corto non mostrando di avere gravi preoccupazioni e promettendo che andrà a parlare davanti agli italiani per spiegare, ancora una volta, che ruolo gioca la magistratura nel nostro Paese.
Anche l’idea di un governo di ampia coalizione viene liquidata: nessun riferimento diretto al "polo della nazione", ma un giudizio tranciante sulla leadership della sinistra italiana, incapace, secondo il Cav., di pensare in termini di interesse nazionale.
Forse allora l’aspetto più interessante è proprio quello legato al referendum in Fiat. Secondo il premier si dovrebbe arrivare a un accordo fra le parti -lavoratori e dirigenza- ma se questo non dovesse accadere, se la "flessibilità" nel nostro Paese fosse ancora una volta sconfitta, allora non dovremmo sorprenderci se la casa torinese lasciasse l’Italia in cerca di nuovi mercati.
Il passaggio su Fiat va evidenziato perché – a parte la prevedibile ostilità di certa stampa di sinistra tedesca verso il management torinese – bisogna dire che in Germania il "personaggio Marchionne" piace, viene percepito quasi come un eroe, in un Paese dove il conflitto fra mondo industriale e i sindacati non è certo quello che viviamo in Italia, e dove la modernizzazione economica ha permesso di vincere grandi e difficili scommesse di natura economica e sociale. Nell’incontro Berlusconi-Merkel, al di là delle frasi di circostanza, sarà emerso anche qualche spunto su Volkswagen?
