Berlusconi: “Il Pdl esisterà sempre”. E lavora al piano per andare avanti
12 Settembre 2010
“Il Pdl esiste ed esisterà sempre perchè non è un partito ma un popolo”. Risposta a Fini, applausi dai giovani di Atreju (origine doc, aenne) che fino a qualche anno fa dallo stesso palco osannavano il ‘capo’. “Al voto ma fra tre anni, il governo va avanti”. Risposta alle cassandre terzo poliste e democrat. A fine mese “il parlamento voterà i cinque punti programmatici con un’ampia maggioranza”, allargata anche a quei centristi che potrebbero non seguire il loro leader. Risposta a Casini che da Chianciano più che il Cav. avverte i suoi: non sedetevi al desco della maggioranza.
Silvio Berlusconi chiude la festa dei giovani Pdl tirando una riga dopo Mirabello e al termine di una settimana tribolata, passata a capire se e come condurre la legislatura al 2013. Non solo per i messaggi in bottiglia della pattuglia di Futuro e Libertà, ma anche per le fughe in avanti di Bossi, tentate (‘potremmo anche non votare la fiducia’) poi rientrate (‘ si va avanti’) e la levata di scudi sulle ipotetiche convergenze con l’Udc (sabato il Senatur ha detto che tutto sommato Fini è meglio di Casini, salvo poi attaccare a testa bassa il presidente della Camera davanti alle camicie verdi riunite oggi a Venezia).
La marcia indietro del Carroccio, ha ragioni ben chiare, si commenta dalle file pidielline: dopo aver tentato la forzatura elettorale, Bossi si è reso conto di essere rimasto col cerino in mano, Berlusconi lo ha stoppato e lui è rientrato nei ranghi. L’altro dato è che i toni di questi giorni sono quelli della campagna promozional-propagandistica in tempi di feste di partito, riti delle ampolle, convention in montagna o nelle stazioni termali. Occasioni nelle quali ciascun leader politico parla al suo popolo alzando i toni e sventolando le proprie bandiere. E pure l’irrituale richiesta a Napolitano di buttare un occhio sul ruolo istituzionale di Fini è caduta nel dimenticatoio, tant’è che lo stesso Bossi che l’aveva caldeggiata proprio ieri ha dovuto ammettere: “Deciderà Berlusconi, non posso mica andarci da solo”.
Al netto delle formule propagandistiche, resta in piedi la strategia del Cav. che punta a neutralizzare i finiani in Aula allargando i confini della maggioranza. Un piano “parlamentare” come lo definiscono alcuni esponenti della maggioranza. Ma che vuol dire? Se ormai appare abbastanza scontato (ma la verifica si avrà solo in Aula) che dai finiani non ci saranno ritorni all’ovile in blocco, l’obiettivo è la nascita di un gruppo di deputati la maggior parte dei quali eletti nel 2008 nelle liste del Pdl e successivamente approdati al gruppo misto per varie ragioni (tredici di loro avrebbero già dichiarato il loro sostegno alla fiducia).
Venti parlamentari è il numero che serve per costituire in gruppo con ruoli e cariche al proprio interno (e risorse) ma soprattutto con propri rappresentanti nelle commissioni e nella conferenza dei capigruppo. Il tutto, per controbilanciare i 35 finiani e le tattiche che di volta in volta potrebbero attuare sui singoli provvedimenti. Come dire: se FEli toglie, noi aggiungiamo.
Se poi al gruppo di “solidarietà nazionale” si aggiungesse qualche centrista intenzionato a lasciare Casini e il suo partito, ciò non significherebbe modificare gli equilibri della maggioranza – è la convinzione nell’inner circle berlusconiano, nonostante le perplessità leghiste – bensì l’adesione al programma di governo sul piano politico e su quello numerico, voti in più sui quali poter contare alla Camera per raggiungere quota 316 sì.
Per questo ad Atreju Berlusconi rassicura il suo popolo e rilancia l’azione di governo, a cominciare dalle riforme ma confermando l’impegno anche su due tasselli strategici del programma elettorale: il quoziente familiare e la progressiva riduzione delle tasse. Il premier ostenta sicurezza, lancia di nuovo un richiamo ai ‘ribelli’ finiani perché mostrino “lealtà” nei confronti del partito che li ha fatti eleggere. “Si, si voterà a fine settembre, e avremo non solo la maggioranza ma una grande maggioranza”, chiarisce riferendosi si cinque punti da portare in Parlamento, con una maggioranza che potrà allargarsi anche all’Udc, che Casini lo voglia o no.
Non a caso il Cav. spiega che “molti centristi potrebbero votare in dissenso dal loro leader e non far mancare l’appoggio al nostro governo”. E se la linea del ‘si va avanti’ è ormai tracciata, Berlusconi non rinuncia a qualche stoccata nei confronti di Fini quando dice che “va bene il dissenso ma non era possibile continuare con dei distinguo su cose incomprensibili gettando cattiva luce sul governo, il partito e il primo ministro". Se non avessi rotto con lui “mi avrebbero dato del rincoglionito o avrebbero detto che sono sotto ricatto".
Quanto ai fedelissimi del presidente della Camera, Berlusconi sottolinea che hanno fatto bene ad essere grati al leader che li ha candidati, tuttavia “non credo che i parlamentari che hanno aderito alla nuova formazione che fa capo a Fini vogliano venir meno all’impegno preso con gli elettori. Ciascuno di loro sarà leale anche al simbolo del Pdl su cui è scritto il nome di Silvio Berlusconi”. E sulla questione Bocchino-Granata-Briguglio ripete che non c’è stata alcuna cacciata bensì il deferimento agli organi di partito.
Ad Atreju Berlusconi gioca in casa, ci sono gli assist della Meloni e l’entusiasmo dei giovani che lo spingono a lasciarsi andare a qualche consiglio (“non pensate all’assunzione, ma rimboccatevi le maniche") e a qualche battuta e barzelletta come quelle sulle donne e su Hitler che non passerà inosservata. “Ma io so ridere – dice ai ragazzi – diffidate di chi non ride mai. E infatti Bersani, Di Pietro e Veltroni sono sempre seri".
Poi mette in fila citazioni sull’anticomunismo e sui valori del Pdl. Ma un passaggio lo dedica anche alle polemiche dei giorni scorsi sui suoi incontri con Gheddafi e Putin (“le critiche piu’ dure ci sono venute da chi osanna l’Unione sovietica e le dittature comuniste prendendone i soldi) e sul calcio (“il Milan? Ieri ci hanno negato tre goal, sarà che troviamo troppi arbitri di sinistra”).
Rispondendo a un giovane sulla moralità in politica che gli chiede se esista una nuova Tangentopoli, il premier spiega che “non c’è alcuna nuova tangentopoli in Italia e nel Pdl non ci sono mascalzoni. Li abbiamo già individuati e provveduto ad espellerli".
E alla richiesta della Meloni se non sia il caso di inserire le norma dell’incandidabilità per chi ha avuto problemi con la giustizia, replica secco: “Sono assolutamente d’accordo ma con una precisazione e cioè che il giudizio non lo dia una certa magistratura, ma un organo interno al nostro partito”.
Archiviata la stagione delle feste di partito e dei riti promozionali di fine estate, da domani riprende l’attività parlamentare. Coi fari puntati sul discorso di Berlusconi in Parlamento e sulla conta dei voti che dirà se la legislatura andrà avanti lungo una rotta stabile e dunque il tentativo finiano di logoramento sarà irrilevante, o se invece si creeranno le condizioni per un chiarimento elettorale. Definitivo.
