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Berlusconi in Libia può salvare capra e cavoli (senza uccidere il lupo)

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E' molto interessante notare come i due corni del dilemma rappresentato dalla visita di Berlusconi a Tripoli il prossimo 30 agosto siano così ben incarnati dai due giornali più governativi del momento: Libero di Maurizio Belpietro e Il Giornale di Vittorio Feltri.

Gli editoriali di oggi dei due (neo)direttori sostengono infatti due punti di vista opposti e dimostrano come - pur depurata da inquinamenti antiberlusconiani - la questione resti molto controversa. Questo ci consente di dire fin dall'inizio che il presidente del Consiglio sbaglia a liquidare (tutte) le polemiche di questi giorni come pretestuose e frutto di strumentalizzazioni conto il governo.

Ma andiamo con ordine. Le posizioni dei due direttori sono facilmente riassumibili: Feltri, come gli riesce meglio, usa gli argomenti del cinismo politico, enumera i molti interessi commerciali, politici, economici che legano Italia e Libia, rimprovera l'incoerenza di chi fa la morale a Berlusconi avendo in passato fatto onore ad Arafat o a Gorbaciov (anche se sorvola un po' troppo sulle differenze tra i due)  ed esalta il ruolo di quegli arcana imperii che sono caratteristica ineffabile dell'azione dei governi.

Belpietro su Libero riconosce e capisce tutti gli argomenti di realpolitik già elencati dal suo dirimpettaio ma "non si adegua" e pone un limite morale a ciò che si può e non si può fare quando si tratta con un dittatore e un protettore di terroristi. E l'argomento della coerenza lo invoca semmai contro coloro che bombardano i terroristi talebani o iracheni, ma stringono le mani di quelli libici.

La mia personale opinione è che abbia ragione Belpietro anche se molti degli argomenti portati da Feltri restano solidi. Per un motivo sopra tutti: per quanto riguarda i rapporti con la Libia - in Italia e all'estero -  nessuno ha la coscienza a posto per fare la morale a Berlusconi. Non l'America che oggi s'adonta per la liberazione del terrorista arrestato per la strage di Lockerbie, Abdel Basset al-Megrahi; non l'Inghilterra e la sua libera stampa che fanno le pulci alla decisione scozzese di metterlo in libertà, non la sinistra italiana che sull'argomento preferisce infatti defilarsi (a parte le polemiche sul costo delle Frecce Tricolori) e lasciare il campo allo scontro tra Feltri e Belpietro.

Belpietro ha però ragione quando dice che in questi casi occorre trovare il modo di "salvare capra e cavoli", cioè di mantenere buoni e utili rapporti con la Libia e insieme di segnalare una presa di distanza morale dai festeggiamenti per il terrorista tornato in patria come un eroe e mettere in chiaro che anche tra "amici" non tutto è consentito. Il direttore di Libero ammette però di non sapere come questo risultato possa essere ottenuto e si affida alle capacità negoziali e alla creatività politica di Berlusconi per venirne fuori con onore.

Eppure le cose sono più semplici di quanto sembri. In fondo la diplomazia altro non è se non l'arte di salvare capra e cavoli. La visita di Berlusconi in Libia è fissata da tempo, da ben prima della vicenda della liberazione di Megrahi: cancellarla oggi sarebbe un'offesa tale da vanificare anni di sforzi tesi a ripristinare i rapporti bilaterali tra i due Paesi. Ma la diplomazia ha mille risorse per ridisegnare le caratteristiche di questa visita.

Intanto Berlusconi, proprio alla luce di quanto detto dal direttore di Libero e non da quello del Manifesto o di Repubblica potrebbe far trovare un pretesto qualsiasi per non far partire le Frecce Tricolori. E non per una questione di costi, come sostengono i radicali ma per un fatto insieme simbolico e di sostanza. Mentre la visita del presidente del Consiglio, infatti, si lega all'anniversario della firma del trattato di amicizia tra Italia e Libia che ricorre appunto il 30 agosto, la presenza delle Frecce Tricolori è stata invece richiesta per celebrare il 40° anniversario della Rivoluzione con cui Gheddafi prese il potere che ricorre il 1 settembre. Si tratta dunque di celebrare l'atto di nascita di una dittatura ed è una scelta su cui si potrebbe facilmente tornare indietro.

La nostra diplomazia può anche facilmente trovare motivi o pretesti per operare un qualche "downgrade" della visita berlusconiana. I modi sono molti, abbreviarla, ridurre la delegazione, insomma inviare un qualche segnale di scontento al partner libico senza arrivare a una rottura.

Infine Berlusconi - e qui ha ragione Belpietro a richiamare la sua abilità negoziale e la sua creatività - proprio per la posizione privilegiata che si è conquistato, potrebbe esercitare le necessarie pressioni sul Colonnello affinchè i festeggiamenti per la Rivoluzione della Jamahirya non vedano Abdel Basset al-Megrahi portato  in trionfo, come da qualche fonte libica era stato ventilato. Si conquisterebbe così anche la gratitudine di quei molti leader occidentali che (al contrario di Berlusconi) parteciperanno ai festeggiamenti per i 40 anni di potere gheddafiano e a cui sarebbe risparmiato un vero imbarazzo.

Come si vede, salvare capra e cavoli è sempre possibile, basta volerlo fare e pagare prezzo necessario, senza arrivare a uccidere il lup0 che aspetta sulla sponda.

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3 COMMENTS

  1. Berlusconi deve solidarizzare con il Governo scozzese.
    Perfino un regime inumano come quello di Stalin fu compassionevole nei confronti di Solgenitsin e lo rimise in libertà quando ammalato di cancro allo stadio terminale.
    Berlusconi ed il suo Governo devono, innanzitutto, esprimere il loro plauso al gesto di clemenza del Governo di Scozia di Sua Maestà.
    Solo dopo potranno permettersi difare le pulci a oprendere le distanze dal Presidente di Libia.

  2. Il Presidente del Consiglio
    Il Presidente del Consiglio on Silvio Berlusconi sia per propria moralità che per onore dell’Italia che, tante vittime ha avuto immolate nella lotta al terrorismo non dovrebbe presenziare in Libia, vista l’accoglienza trionfale riservta a Tripoli ad Abdelbaset Al Megrahi, il terrorista responsabile dell’attentato con cui il 21 dicembre 1988 si schiantò il volo 103 della Pan American Airlines, in volo da Londra a New York. I morti furono 270 persone, tra cui 11 abitanti della cittadina di Lockerbie, in Scozia. E’chiaro che andare a Tripoli, dopo questa ultima esaltazione orgiastica del terrorismo, da parte di Gheddafi, sarebbe un oltraggio, oltre che un tradimento, anche alla memoria dei martiri di Nassirya.

  3. Sono del parere che
    Sono del parere che Berlusconi in Libia abia fatto un lavoro colossale. Da vero uomo politico superiore a tutti negli affari ha aperto una montagna di attivita’ con il nostro dirimpettaio mediterraneo carico di petrolio, che daranno sicuramente impulso a molte nostre imprese in anticipo su inglesi e francesi che certo – come al solito – non stanno a guardare. Questo si chiama cambiare e guardare al domani uscendo finalmente dallo stereotipo di un passato che ormai non ci appartiene piu’. Questo si chiama crezione di posti di lavoro e di ricchezza per ambo le parti con sicuri effetti positivi anche sul fenomeno migranti

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