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Detto senza polemiche

Berlusconi non ha dimenticato l’Abruzzo, se mai è il PD che ha la memoria corta

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Il capolista del Pd alla Camera in Abruzzo, l’onorevole Giovanni Lolli, si è unito all’invito fatto dalla collega Stefania Pezzopane e rivolto a Silvio Berlusconi di scendere in Abruzzo per un confronto pubblico, visto che, dicono i due, “spenti i riflettori sul terremoto, Berlusconi si è dedicato ad altro”.

Ai tempi della clamorosa telefonata tra l’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, e la consigliera regionale Daniela Stati, Lolli si chiedeva se Berlusconi ne fosse informato domandandosi anche “su quale modello di Protezione Civile il governo ha intenzione di investire”.

Tutto si è scritto e detto sul potente dipartimento che risponde direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Bertolaso ha pubblicamente ammesso “posso aver commesso degli errori ma non ho mai mentito agli italiani”.

Lolli però dimentica qualcosa. Per la precisione, i faldoni del procedimento penale archiviati nel Palazzo di Giustizia di Bari e relativi alla “Missione Arcobaleno”. Anche allora, era la fine degli anni Novanta, uno scandalo travolse la Protezione Civile, solo che al governo c'era la sinistra. L’inchiesta, avviata dalla Procura di Bari, si è conclusa l’anno scorso, con la prescrizione per tutti gli indagati.

Il caso della Missione Arcobaleno scoppiò all’epoca della missione militare italiana in Kosovo, il Paese dei Balcani allora appendice della Grande Serbia dove si stava consumando una pulizia etnica. Fabio e Mingo, due reporter non troppo improvvisati di Striscia la Notizia, scoprirono una serie di sprechi e furti nella gestione dell’emergenza profughi, consegnando su un piatto d’argento uno scoop di prim’ordine al Corriere della Sera e al settimanale Panorama.

Di lì a poco, l’allora giudice della Direzione distrettuale Antimafia, Michele Emiliano, avrebbe sferrato un colpo al cuore della Protezione Civile puntando alla classe dirigente diessina. Una raffica di avvisi di garanzia che oltre al capo della Protezione Civile, Franco Barberi, raggiunsero anche l’on. Lolli, in quel momento sottosegretario di Stato alle politiche giovanili e alle attività sportive.

Massimo D’Alema ha sempre contestato e negato l’accaduto e in ogni caso il nostro giudizio sulla guerra in Kosovo non sarebbe cambiato, un’operazione militare necessaria per difendere i diritti umani violati in quella regione tenuta sotto lo stivale della dittatura titina prima e del delirante kamikaze comunista Milosevic dopo. In quei giorni, la sinistra italiana diede prova di essere diventata una forza di governo fedele ai valori dell’atlantismo e favorevole agli ideali di un interventismo democratico.

Ma torniamo all’inchiesta del magistrato Michele Emiliano, che contestò a Lolli il reato di favoreggiamento, perché l’onorevole, intercettato, avrebbe avvertito uno degli altri indagati al centro dell’inchiesta (un sindacalista della CGIL) che il suo telefono era sotto controllo della Digos. Lolli fu iscritto nel registro degli indagati per il reato di favoreggiamento, e poi, quando Emiliano accettò la proposta dei Ds di diventare sindaco di Bari e lasciò l’inchiesta nelle mani del suo successore, quest’ultimo chiese il rinvio a giudizio. Il GIP non prese una decisione sulla prosecuzione del processo. Scaduti i termini, nel 2008 arrivò la prescrizione per Lolli, che ha anticipato quella per Barberi.

Ora, questo giornale si è sempre battuto contro le “liste di proscrizione” di Beppe Grillo e la retorica degli “impresentabili”, perché odiamo il tintinnare delle manette. Tra l’altro condividiamo con Lolli l’attenzione alle ragioni della marineria pescarese, la volontà di dare un regime fiscale agevolato all’Abruzzo colpito dal terremoto, la sua passione per il mondo dello Sport. Per noi la prescrizione non è semplicemente carta straccia come per tanti rimestatori nel letame del giornalismo italiano.

Ci limitiamo a dire che il Pd abruzzese, visti i precedenti, potrebbe evocare un po' meno i "riflettori spenti" e le presunte smemoratezze dell'ex premier, considerando che Berlusconi non solo tornò più volte in Abruzzo dopo il sisma (lodato anche dal NYT) ma non se n'è certo dimenticato. Insomma, se mai il Cav. dovesse accettare il confronto chiesto dai candidati del Pd, sarebbe opportuno fare piazza pulita delle polemiche e pensare insieme alle soluzioni migliori per il Paese.

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