Berlusconi perde punti ma il Pd ha poco da festeggiare

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Berlusconi perde punti ma il Pd ha poco da festeggiare

04 Novembre 2008

 

Massimo D’Alema ne è convinto e giovedì scorso in un’intervista a Repubblica lo ha sentenziato: «Tra Berlusconi e gli italiani l’idillio è finito» . Della stessa opinione anche Rosy Bindi sempre sul quotidiano diretto da Ezio Mauro. Prima di loro Walter Veltroni dalle colonne dell’Unità: «La luna di miele del Paese con il governo è terminata». Insomma, tutto il Partito democratico fa festa e la sua nomenklatura, dopo aver cavalcato i moti studenteschi di ottobre, crede di poter presto ballare sulle spoglie del Cavaliere disarcionato. Ma in realtà il maggior partito di opposizione ha poco da rallegrarsi. Perché se è vero che i sondaggi, per la prima volta dopo le elezioni di aprile, parlano di un calo dei consensi nei confronti del premier e del suo governo, è altrettanto vero che le stesse rilevazioni indicano come il Pd non se ne sia avvantaggiato affatto. Anzi risulta chiaro che ancora è abissale il distacco tra i due schieramenti di centrodestra e centrosinistra e se si andasse a votare oggi il risultato a favore del Pdl sarebbe schiacciante come sei mesi fa.

Il fenomeno è stato spiegato con chiarezza da Luca Ricolfi sulla Stampa di ieri. Il sociologo ed esperto di analisi elettorale distingue tra consenso assoluto e consenso relativo. Il primo è la differenza fra la percentuale di elettori che giudicano positivamente l’operato di un partito e la percentuale di elettori il cui giudizio è negativo. Invece il consenso relativo di uno schieramento rispetto a un altro è la differenza tra i rispettivi consensi assoluti. In questo momento – sottolinea Ricolfi – stanno diminuendo i consensi assoluti di destra e di sinistra, per cui quello relativo rimane sostanzialmente invariato. In altre parole: diminuisce il gradimento per Pd e Pdl a causa di una sfiducia complessiva nei confronti dell’azione politica, ma la forbice che divide i due partiti non accenna a restringersi in modo significativo.

Ad alimentare la nuova ondata di anti-politica è senza dubbio la crisi economica. Gli italiani non si sentono abbastanza tutelati dalle iniziative prese dal governo, né tanto meno trovano nell’opposizione controproposte adeguate. I venti di recessione sono forti e la piazza, aizzata in particolare dalla Cgil, è pronta a esplodere. Sono cominciate le proteste nel pubblico impiego con iniziative a livello territoriale che culmineranno nello sciopero generale; piloti e hostess di Alitalia sono tornati sul piede di guerra; gli studenti sono ancora per le strade o nelle aule occupate; commercianti e piccole imprese sono in allarme per il crollo dei consumi.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sta valutando quali siano gli interventi più adeguati per rilanciare l’economia. Ma continua a ripetere che le risorse sono scarse. È giusto restare prudenti, ma attenzione a non esagerare nella parsimonia proprio adesso che l’Ue è disposta a chiudere un occhio sul rapporto deficit/Pil dei Paesi europei. Tanto più che l’Italia è ora ben al di sotto del 3%. In questo momento è necessario avere coraggio e fare tutto il possibile per ridare potere d’acquisto alle famiglie. Non si capisce perché alcuni autorevoli esponenti del governo, come il ministro Renato Brunetta, siano così contrari alla detassazione delle tredicesime. Si tratta di un provvedimento contenuto nel programma elettorale del Pdl, ritenuto opportuno da Berlusconi quando lo ha inserito tra le misure fiscali a favore di imprese e lavoratori. Perciò fa bene Tremonti a lasciare sul tavolo questa alternativa. Meno convincente, in questo momento, è invece la proposta dello stesso Brunetta di stabilire premi di produttività: quanta gente potrebbe trarre beneficio da una simile misura in un Paese che va verso la recessione?

La luna di miele sta per finire, è fisiologico. D’altra parte l’opposizione non si presenta al momento come un’alternativa forte e credibile. Ma se il governo non vuole perdere il largo vantaggio che ancora possiede in termini di consenso relativo, deve dare presto una riposta concreta ed efficace che vada dritta alle tasche degli italiani.