Berlusconi punta sul modello anti-crisi Usa (anche) per stoppare la Lega
01 Agosto 2011
Mercoledì. Nonostante le perplessità di molti consiglieri, Berlusconi rompe gli indugi e dice che domani sarà in Parlamento a parlare della crisi e di come uscirne. Il giorno dopo, vertice con le parti sociali che invocano ‘discontinuità’. In mezzo ci sono le altalene dei mercati che neppure l’intesa in extremis sul debito Usa, è riuscita a stoppare. Ieri Piazza Affari è stata la maglia nera dell’Europa e lo spread i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi vola di nuovo.
Il premier decide di metterci la faccia, di rilanciare l’iniziativa per non farsi cucinare a fuoco lento dalle opposizioni che gli chiedono di andare a riferire in Aula ma anche per mettere un freno al piano economico al quale starebbe lavorando in autonomia il Carroccio che non a caso bolla l’idea del Cav. come “poco credibile in questo momento e fuori luogo” per dirla con Calderoli che non a caso chiede il rinvio a dopo il “Campus” estivo sulla crisi economica, ultima trovata dello stesso ministro per la Semplificazione, guardata un po’ con sospetto da ampi settori della maggioranza perché letta come il tentativo di mettersi al centro della scena: un iperattivismo, insomma, che non convince del tutto. Il pressing sull’informativa è arrivato da alcuni ministri (Sacconi, Romani e Frattini) e soprattutto dal segretario del Pdl Alfano che all’opposizione dice: fate le vostre proposte come è accaduto in Usa, fate la vostra parte fino in fondo e con senso di responsabilità perché la tempesta finanziaria che sta investendo l’Italia non è questione che può riguardare solo l’esecutivo.
La mossa del Cav., indeciso fino a ieri l’altro, ha effetti positivi e pure ‘controindicazioni’. L’aspetto positivo sul piano politico è riprendere in mano le redini del gioco, rompere l’assedio e parlare al paese, mandando in frantumi l’idea di un capo del governo all’angolo e pressoché inerme. Non solo: Bersani e Casini che da giorni battono il tasto dell’informativa a Camera e Senato, adesso dovranno dimostrare di aver archiviato definitivamente l’antiberlusconismo.
Nel campo del centrodestra, serve a frenare le mire della Lega che starebbe lavorando a un piano economico in autonomia, da sottoporre alle parti sociali. Un modo per distinguersi, ancora una volta, dall’esecutivo. Della serie: Lega di lotta e di governo. E non a caso il Carroccio è quello più riottoso all’idea del Cav., anche perché teme l’effetto boomerang. Per la verità, è la stessa preoccupazione di molti big pidiellini che ragionano così: se dopo il discorso alle Camere i mercati e le Borse dovessero continuare a oscillare (più o meno vorticosamente) si darebbe un bell’assist alle opposizioni per ripetere ciò che già dice: via Berlusconi da Palazzo Chigi, un premier ‘sfiduciato’ dai mercati internazionali. Insomma, cavalcando la strumentalizzazione su ciò che il Cav. andrà a dire. Già, cosa dirà?
Stando a quanto trapela nelle file pidielline il ragionamento dovrebbe ruotare attorno a due elementi: una forte azione di rilancio del piano sulle infrastrutture, potendo contare sull’ok del Cipe a più di sette miliardi di fondi per fare opere pubbliche. L’altro aspetto riguarderebbe il grande capitolo dei costi della politica. In questo caso si parla di una razionalizzazione degli enti locali che comprenderebbe anche una sretta sulle province e un taglio delle consulenze nelle pubbliche amministrazioni.
Le ‘controindicazioni’, invece, stanno nel rischio di fare il gioco delle opposizioni e che il tutto possa avere effetti anche sui mercati internazionali. Ciò che molti nel Pdl vorrebbero evitare e che non a caso definiscono come "una mossa azzardata".
Ciò che già si dà per certo, è che il premier proporrà una tregua nell’acceso confronto-scontro politico, lancerà un appello all’unità di intenti tra tutte le forze politiche e alle stesse parti sociali puntando su un patto condiviso per la crescita. In altre parole, mutuando il ‘modello’ americano, il Cav. sarebbe intenzionato a portare in Parlamento un invito alla cooperazione e alla coesione nazionale. Due aspetti ai quali, del resto, guarda con interesse il Colle. Berlusconi dirà che non è questo il momento per insistere con manovre di palazzo, trame e governi alternativi perché in questo momento ciò che serve al paese (e ai mercati) è stabilità.
Ma nel Pdl c’è chi legge la mossa di Berlusconi, non senza una certa malizia, anche come un modo per riprendere nelle proprie mani il timone economico finora saldamente in quelle di Tremonti, specialmente dopo la vicenda Milanese, pur tuttavia senza alcuna intenzione di chiedergli un passo indietro. Semmai, un modo per evidenziare il ruolo e la centralità del capo del governo, specie in una fase delicata come l’attuale. E la convocazione delle parti sociali a Palazzo Chigi, è un segnale che va in questa direzione.
