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Gomorra

Berlusconi Santo Subito se vince la guerra alla camorra

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Il Primo Ministro Silvio Berlusconi non è un uomo da invidiare. Ha una guerra da combattere su molti fronti, e non è ancora chiaro se disponga di truppe sufficienti a gestirla. Il suo partito, il Popolo della Libertà, ha conquistato il potere con quella che a prima vista appare una solida maggioranza, e persino i suoi oppositori si aspettano che il governo da lui istituito resti in carica per l’intero mandato quinquennale. Berlusconi ha promesso agli italiani che avrebbe riportato l’ordine per porre fine a quella confusione straordinaria (persino secondo gli standard italiani) che regna nel paese dopo la legislatura di centrosinistra; si è inoltre impegnato a ridurre le tasse e ad imporre un decente clima di sicurezza nelle città, dove oramai regnano microcriminalità, violenza e prepotenze di ogni genere: dalla piaga europea dei tifosi da stadio ubriachi, che vengono alle mani con chiunque indossi un’uniforme, alle incursioni xenofobe contro gli immigrati clandestini che abitano nelle baraccopoli nei sobborghi di Roma, Milano e Napoli, fino ad affrontare lo spettro della criminalità organizzata, in particolare la camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese (la mafia siciliana ha subito colpi durissimi negli ultimi anni, e rappresenta oggi una minaccia molto più debole per la legge e l’ordine). L’idea di sicurezza si richiama sempre a temi politici molto più generali che Berlusconi dovrà affrontare senza tentennamenti se vorrà avere successo.

Questa situazione certamente non corrisponde allo stereotipo che tutti noi probabilmente abbiamo del’Italia, il paese della dolce vita, con la sua gente amabile e affascinante. Dalle mie recenti conversazioni in separata sede con molti italiani, tuttavia, il quadro è differente: ciò che ho appreso è che la gran parte degli italiani vogliono che Berlusconi agisca, rapidamente e con decisione, nonostante manipoli di intellettuali seguitino a predicare sermoni pacificatori multiculturalisti. Il simbolo del problema della sicurezza, dall’immigrazione clandestina alla criminalità organizzata, resta Napoli - città che ha dominato nei telegiornali nazionali degli ultimi mesi con le sue montagne di rifiuti per strada (un problema legato a doppio filo con la camorra) e un breve ma intenso attacco ai campi nomadi sorti intorno alla città.

Qualche giorno fa, una giovane zingara è stata fermata mentre scendeva di corsa le scale in un condominio di periferia, con una bimba appena nata tra le braccia. La madre ha gridato, sono apparsi i vicini e solo la polizia è riuscita a salvare la giovane da un linciaggio. Entro poche ore, giovani uomini su moto e motorini avevano già preso di mira il campo nomadi lì vicino, attaccando con bottiglie molotov e costringendo i suoi occupanti - per la maggior parte romeni - alla fuga. Nei giorni successivi, i giornali riportavano numerosi commenti del genere “allora è vero che gli zingari rubano I bambini”. Fonti ufficiali si sono aggiunte al coro, confermando la vecchia credenza secondo la quale non solo gli zingari sono implicati nel traffico di minori, ma obbligano con la forza i bambini a mendicare e rubare per conto dei clan.

Il futuro degli zingari chiaramente suscita passioni contrastanti; dopo tutto, furono tra i primi ad essere mandati nei campi di sterminio nazisti, insieme agli ebrei, ai portatori di handicap congeniti, ai nemici politici del Terzo Reich e agli omosessuali. Data la versione semplicistica e politicamente corretta della storia del fascismo, riassumibile in una riga (il fascismo è cattivo, è di destra, difende lo status-quo ed è razzista, mentre l’antifascismo è buono, è di sinistra, vuole la rivoluzione ed è super-tollerante) che viene insegnato alla stragrande maggioranza dei giovani europei oggi, è facile comprendere perché i politici socialisti spagnoli abbiano denunciato sdegnati il governo italiano che ha richiesto misure più severe contro l’immigrazione clandestina. Ciononostante, si tratta di un problema reale, e - con l’eccezione dell’Europa dell’Est - pochissimi paesi hanno tentato di integrare gli zingari e non hanno neppure provato ad approvare leggi per istruire pubblicamente i loro figli. Il Parlamento Europeo ha recentemente concesso un intero minuto ad un deputato liberale ungherese che voleva discutere la questione.

Nei 27 paesi dell’Unione Europea si contano tra i 12 e I 15 milioni di zingari, di cui circa 200.000 vivono in Italia. Di questi, 80 mila sono legalmente cittadini italiani, essendo sfuggiti all’oppressione, alle carestie e alla disoccupazione nei propri paesi “d’origine”. La maggioranza degli zingari che vivono in Italia vi risiedono da molti anni e raramente hanno parenti o amici in Romania, Ungheria, Bulgaria - luoghi da dove spesso hanno avuto inizio le loro peregrinazioni. Necessitano di istruzione, protezione e disciplina; ma questi sono elementi estremamente carenti nell’Europa di oggi. Il nuovo governo italiano quasi certamente non promuoverà nuove politiche di assimilazione e molto probabilmente gestirà la questione in quanto parte del più grande problema della sicurezza. Gli italiani non sono un popolo sciovinista, e lo scoppio di violenza verso il campo nomadi nel napoletano si colloca nel più ampio contesto dell’altro grande problema della città: la crisi dei rifiuti e il potere della criminalità organizzata.

Il problema dei rifiuti è da tempo conosciuto ed è oramai parte della storia della città. Napoli è tristemente nota per la sporcizia e le malattie, avendo in passato sofferto numerosi episodi di peste e colera, e i napoletani non sono stati in grado di “modernizzare” le tante baraccopoli sorte nel corso degli anni dentro e fuori dalla città. Quindici anni fa, le acque putride dell’impianto fognario si sono riversate dai tombini in due dei quartieri più poveri della città, con la conseguente condanna pubblica del sistema di amministrazione locale che portò al licenziamento della giunta comunale da parte del governo centrale. Qualche mese dopo, il “riformista” di sinistra Antonio Bassolino fu eletto sindaco sulla base di un programma alla “mani pulite” e di rinnovamento urbano. Se possibile, la sinistra si è dimostrata ancora più corrotta, ahimè, dei suoi predecessori: Bassolino, ora presidente della regione Campania, è diventato il simbolo universalmente disprezzato di questa corruzione. Al momento le prove di una sua collusione mafiosa sembrano accumularsi, e vanno ad aggiungersi alla sua palese incapacità di gestire la crisi dei rifiuti (anche in seguito alla concessione di poteri straordinari e di miliardi di euro da parte di Roma e della Comunità Europea), ponendo fine ai suoi sogni di gloria e facendo presagire anni bui nei quali sarà occupato a respingere diverse accuse penali. Anche la sua immagine politica ha risentito pesantemente della situazione: al culmine della più recente crisi dei rifiuti, quando l’immondizia non raccolta formava ormai mucchi altissimi nelle strade, i giornali locali mostravano foto della via di Bassolino… pulita come non mai. È difficile oggi trovare un napoletano che ammetta di aver votato per Bassolino alle ultime elezioni.

Nel frattempo, evidentemente stimolati dall’arrivo del Consiglio dei Ministri, i camion dei rifiuti in allerta-emergenza lavoravano durante la notte. Li ho visti con i miei occhi in diversi quartieri, inclusi gli infami Quartieri Spagnoli e altri considerati così pericolosi che persino gli abitanti del posto non osano avvicinarsi: Forcella e Sanità. Due giorni prima dell’arrivo di Berlusconi, il quartiere Forcella era quasi a posto e il Rione Sanità brillava lindo. I quartieri più rispettabili dove abita la classe media, spiace dirlo - incluso il luogo dove io stesso alloggiavo - erano però peggio del solito. Tuttavia per l’arrivo del premier il centro della città era immacolato e persino il traffico appariva in ordine.

Ora vi chiederete: come può essere? La spiegazione ufficiale fornita è che i rifiuti sono stati caricati su treni diretti in Germania - e questa è la verità, per quanto possa contare. Perché anche considerando questo fattore, resta il fatto che la città avrebbe potuto essere ripulita ben prima dell’arrivo di Berlusconi e del suo staff di governo. Dunque, o le autorità non volevano risolvere il problema, o erano così incompetenti da non essere in grado di farlo. Ma, come abbiamo visto, la competenza c’era: la città è stata ripulita in 48 ore. Dunque non c’era la volontà. Perché?

La risposta è che il problema dei rifiuti, così come molti dei problemi di Napoli oggi, ha a che fare con la criminalità organizzata. Secondo una di quelle strane coincidenze che mi convincono di come effettivamente sia la vita reale che imita l’arte, il film Gomorra ha debuttato al Festival di Cannes nel mezzo di questa catastrofe e ha vinto il secondo premio. Il film si basa su un best-seller di un coraggioso giovane giornalista di talento di nome Roberto Saviani; e potrebbe arrivare a costargli la vita. Il governo italiano ha disposto la scorta di 24 ore su 24 per Saviani, tenendo segreti i suoi spostamenti fino all’ultimo minuto.

Gomorra teoricamente è un romanzo (e una parodia) della mafia napoletana - la camorra - anche se è impossibile leggere il libro senza convincersi che si tratti in effetti di un documentario: infatti, alcuni dei boss della camorra nominati nel “romanzo” sono in carcere in attesa di giudizio. Una delle rivelazioni del libro dal quale è stato tratto il film (che oramai risale ad alcuni anni fa) tratta proprio della crisi dei rifiuti. Secondo Saviani, la camorra è entrata nel giro miliardario dell’immondizia raccogliendo rifiuti tossici nel nord Italia, per poi seppellirli nelle cave nei pressi di Napoli, inquinando il terreno per generazioni e avvelenando quelli che sono così sfortunati da abitare nelle vicinanze.

Tutti ne pagano le conseguenze. I marinai americani e i soldati della vicina base NATO vengono sottoposti ad esami per accertare la presenza di quella che sinora è stata definita "Naples Crud" (dove “crud” significa sia "rifiuti" in gergo, che "malattia non identificata”). Alcuni dottori sembrano pensare che la Naples crud sia causata dalla diossina prodotta quando i cumuli di rifiuti vengono dati alle fiamme, ma ai delinquenti questo non importa. I criminali chiaramente non vogliono cedere questo giro d’affari miliardario alle leggi nazionali e alle forze dell’ordine, e avanza il sospetto (seppur manchino ancora le prove concrete) che molte delle sollevazioni popolari di protesta siano orchestrate dai camorristi. Certamente ha senso: come afferma uno dei personaggi del film, “l’etica è la scusa dei perdenti”. Per i delinquenti mafiosi, si tratta solo di soldi e del potere che ne deriva. La camorra è una delle organizzazioni più ricche del mondo, e non esita ad uccidere chiunque le si opponga. Saviano ha realmente bisogno di protezione.

Il potere assassino della camorra ha dato prova di sé proprio qualche giorno fa, quando Domenico Novello, un imprenditore di mezza età che aveva testimoniato ad un processo contro un’organizzazione criminale svoltosi dal 2001 al 2003, è stato freddato di fronte al suo bar preferito a Castelvolturno, poco dopo colazione. Cinque anni fa, la polizia aveva stabilito che Novello non fosse più in pericolo e gli aveva revocato la scorta. I suoi assassini sono stati pazienti: non per niente in Italia si usa dire che la vendetta è un piatto che va gustato freddo. Questi avvenimenti dimostrano il perché Saviano debba essere protetto così da vicino. D’altra parte, le buone notizie rivelano che l’ottimismo non è fuori luogo: la polizia ha arrestato altri due importanti camorristi la scorsa settimana. Ma si comprende perché le autorità non si sono impegnate poi tanto alacremente per risolvere il problema dei rifiuti.

Tutto questo ci riporta al quadro generale, ovvero all’incapacità dello Stato italiano - dal governo centrale di Roma, sino alle amministrazioni locali della Campania e della città di Napoli - di garantire standard di sicurezza decenti per i suoi cittadini. E senza la sicurezza, niente altro è importante. C’è un nuovo sentore di disperazione questi giorni che serpeggia nelle strade, un misto di frustrazione e fatalismo che un magistrato locale ha definito “altamente esplosivo”. Non c’è dubbio che si tratti di un sentimento negativo, che ha portato la gente a cercare aiuto in altre direzioni.  I napoletani odiano “il nord” sin dal 1860, quando il Regno di Napoli fu conquistato da Garibaldi e dalle truppe piemontesi del Re di Savoia, che lo annesse alla nuova Italia. Oggi tuttavia pregano Silvio Berlusconi, il settentrionale tipico (per di più milanese) affinché li salvi tutti. Il giorno prima dell’arrivo del premier, i muri della città esibivano manifesti esempio della brillante inventiva napoletana, dove gli abitanti promettevano - se Berlusconi avesse risolto il problema dei rifiuti e della camorra - di chiedere per lui la santità immediata (utilizzando la frase “santo subito” che i fedeli avevano innalzato al funerale di Giovanni Paolo II). In tipico stile napoletano, chi aveva preparato i manifesti sapeva che solo un miracolo poteva salvare la città: da qui, il richiamo al linguaggio religioso.

Berlusconi ha senza dubbio apprezzato (è abbastanza credente da essersi costruito una propria cappella e mausoleo funebre all’interno della sua proprietà al nord); e i suoi primi provvedimenti finora mi sembrano buoni. Ha annunciato che il governo gestirà la crisi dei rifiuti come un problema di sicurezza nazionale, che a gestirla sarà un commissario speciale per la sicurezza da lui nominato e che non esiterà ad utilizzare l’esercito per mantenere l’ordine nei siti di smaltimento dell’immondizia. Ha inoltre inaugurato un ambizioso programma che prevede la costruzione di inceneritori e termovalorizzatori, il primo dei quali - che doveva essere terminato nel 2001 - diverrà operativo entro la fine dell’anno. I primi passi sono sempre importanti, e quelli di Berlusconi sono stati buoni, ma c’è ancora molta strada da fare. Se Napoli e il nuovo governo vogliono voltare pagina e conseguire successi importanti, dovranno intraprendere la battaglia per sconfiggere camorristi e mafiosi. E si tratta di un'impresa davvero difficile. 

© National Review Online

Traduzione Alia K. Nardini

Michael A. Ledeen è Freedom Scholar presso l’American Enterprise Institute.

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2 COMMENTS

  1. La camorra si sconfigge con
    La camorra si sconfigge con la presenza dello Stato.
    Uno Stato che realizzi con decisione,senza compromessi ,quanto ha deciso.
    Uno stato che incuta rispetto e punisca coloro che ne contrastano illegalmente i disegni.
    Perchè la camorra ha potuto estendere tanto in profondità il proprio potere?
    Perchè colpisce inesorabilmente coloro che la contrastano, mentre lo Stato tollera, media,non
    agisce.
    E’ un principio elementare di politica, l’occupare un vuoto di potere: solo questo ha fatto la camorra.

  2. i camaleonti
    avete presente il camaleonte, non si nasconde ma prende le sembianze dell’habitat dove risiede.
    La camorra sconfitta dal governo berlusconi?
    Sicuramente un accordo tra pari!

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