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Consentino si dimette ma il Cav. dice no

Berlusconi vede Fini e mette a punto un ddl anti-corruzione

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Silvio Berlusconi va al contrattacco. Di fronte alle inchieste di questi giorni e alla marea di verbali finiti sui giornali, mette a punto una strategia che si muove lungo tre direttrici: norme più severe contro la corruzione,  avanti tutta col ddl sulle intercettazioni come da programma, livello alto di attenzione sulle candidature perché “chi ha commesso reati non può restare in un movimento politico”, anche se questo non significa trovarsi di fronte a una nuova Tangentopoli perché l’azione di singoli individui che commettono reati non può riportare le lancette della storia indietro di vent’anni.

Tantomeno consentire che un servitore dello stato come Gianni Letta, al quale il premier ribadisce “piena fiducia” possa finire in un barbaro tritacarne. Ma la giornata politica registra altri due passaggi altrettanto significativi: il pranzo tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera e le dimissioni di Nicola Cosentino da sottosegretario all’Economia e da coordinatore regionale del Pdl campano. Un provvedimento ad hoc contro la corruzione. Il Cav. lo annuncia e domani il Consiglio dei ministri lo esaminerà.  Sarà un disegno di legge con la firma del Guardasigilli Alfano alla stesura del quale hanno contribuito Giulia Bongiorno (presidente della commissione Giustizia) e Nicolò Ghedini che oggi hanno avuto un lungo colloquio a Montecitorio. L’obiettivo è inasprire le norme e della questione il premier ne ha parlato con il presidente della Camera, i coordinatori del Pdl e i vertici di Camera e Senato, nel pranzo servito a fare il punto su regionali e composizione delle liste nelle quali, è il ragionamento, occorre evitare che possano entrare “persone discusse”.

Intanto al Senato  la commissione Antimafia ha approvato all’unanimità un codice di autoregolamentazione finalizzato alla “trasparenza” delle candidature che i partiti e le liste civiche presenteranno alle regionali. In pratica le formazioni che vi aderiranno non presenteranno candidati rinviati a giudizio, o destinatari di misura cautelare personale, o in stato di latitanza o condannati con sentenza anche non definitiva per i reati, tra gli altri, di associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita, traffico illecito di rifiuti. Un’iniziativa apprezzata dal gruppo Pdl al quale ha lavorato il presidente della commissione Pisanu e che ha avuto il contributo decisivo – specie sul versante della mediazione – del senatore Caruso. E il punto di mediazione sta in un testo che nel rispetto delle fondamenta garantiste della nostra civiltà giuridica e senza contravvenire al principio costituzionale della presunzione d'innocenza, possa aiutare i partiti a garantire la trasparenza delle liste elettorali. Un’iniziativa, osservano Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello che “che già in passato il centrodestra aveva condiviso, sostenuto e votato, e che anche in questo caso ha voluto varare in occasione di un nuovo turno elettorale. La trasparenza in politica e la lotta ai fenomeni criminali sono per il PdL una scelta prioritaria”.  

Il capitolo regionali. E’ il piatto forte del pranzo all’Hotel de Russie tra il premier e il presidente della Camera che passano in rassegna le sfide regione per regione.  Berlusconi e Fini condividono le mosse da fare per evitare che sulla competizione elettorale gravino in modo determinante i recenti fatti di cronaca giudiziaria e questo contribuisce a rendere ancora più cordiale un clima che i presenti descrivono “ottimo” da entrambe le parti. Piena convergenza anche sulla strategia da adottare: campagna elettorale d’attacco nelle regioni considerate in bilico. La posta in gioco è alta visto che la competizione elettorale ha assunto una forte connotazione politica; per questo il ragionamento di fondo verte su un punto: blindare le regioni dove il Pdl ha maggiori possibilità di vittoria come Calabria, Campania e Lazio (oltre a Lombardia e  Veneto dove la riconferma del governo locale è già data per acquisita) e consolidare l’impegno su Piemonte, Liguria e Puglia dove la sfida col Pd è più aperta. In altre parole, l’obbiettivo è piantare bandierine del Pdl in otto regioni sulle tredici al voto. Totale condivisione anche sull’esigenza di dare maggiore spazio ai giovani considerati dai co-fondatori del Pdl “una immensa risorsa e un partito che non li candida non ha futuro”.  

Non solo: il summit è servito anche a dare il via libera definitivo all’accordo con l’Udc in Campania in base al quale i centristi sosterranno il candidato governatore Stefano Caldoro e il Pdl quello Udc alla presidenza della Provincia di Caserta. Ma è su questo punto che si è consumato lo strappo col leader del partito campano Nicola Cosentino che fino a ieri nel faccia a faccia col Cav. a Palazzo Grazioli ha tenuto ferma la barra sul fatto che il Pdl dovesse esprimere un proprio candidato anche per la sfida a Caserta e non lasciare, invece, il campo ad un uomo di Casini. La conseguenza sta nelle dimissioni che Cosentino ha rassegnato da coordinatore regionale del partito ma anche da sottosegretario all’Economia.  

Una decisione motivata dalla volontà di non prestare il fianco “a strumentalizzazioni in campagna elettorale”, spiega Cosentino riferendosi alle polemiche sollevate dall’opposizione per il suo coinvolgimento nell’inchiesta aperta dalla procura di Napoli, ma il vero nodo sta proprio nel patto siglato dai vertici del suo partito con Casini e Cesa. Il premier respinge le dimissioni del sottosegretario, gli rinnova la stima e lo invita a “continuare il suo lavoro nell’interesse del Paese”. E pure nei ranghi del partito si lavora per evitare che il caso, tutto politico, possa avere ripercussioni in una delle regioni-chiave di questa competizione elettorale.

La lunga giornata del premier non finisce qui. A tarda sera un nuovo vertice, questa volta a Palazzo Grazioli con i coordinatori nazionali del Pdl. In agenda c’è la chiusura delle liste sulle quali, come sempre, l’ulitma parola spetta al Cav.  

 

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