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Domenica il secondo turno

Bersani resta il favorito, ma il vero protagonista è Renzi

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Non si tratta di troll. Anche secondo il costituzionalista Augusto Barbera, Matteo Renzi ha sì pescato parte dei suoi voti nel bacino del centrodestra. Ma non fra militanti vogliosi di sabotare le primarie del centrosinistra. Si tratta bensì di elettori delusi da Silvio Berlusconi e dagli affanni in cui versa il Pdl, che attraverso il pellegrinaggio ai gazebo hanno manifestato la propria voglia di partecipare in una competizione che offre l’idea – almeno sul piano comunicativo se non su quello sostanziale – di poter influire sull’assetto futuro del paese. In termini numerici, considerando i dati ufficiosi pubblicati oggi sul sito http://www.primarieitaliabenecomune.it, quella del sindaco di Firenze è un’affermazione di tutto rispetto. Il 35,3%, pari ad oltre un milione di voti, comunque vada rappresenta per Renzi un’ottima dote politica. La cui capitalizzazione sarà assai complicata.

La vittoria del sindaco si ridimensiona se confrontata ai numeri di Pier Luigi Bersani. I dati di un sondaggio riservato diffuso nei giorni scorsi sono stati confermati. Accreditando il segretario di un pacchetto di consensi (il 44,9%) molto più vicino a quota 50% di quanto non si era supposto nelle ultime due settimane. Se il principale competitor è riuscito ad intercettare una fetta consistente di elettorato occasionale (nobilitando in tal modo primarie che altrimenti sarebbero state percepite come una conta interna alla sinistra), Bersani è riuscito sapientemente a mobilitare il voto di struttura e quello tradizionalmente più consueto ai meccanismi di partecipazione sperimentati in questi anni dai Democratici.

Chi si rammarica (come Beppe Fioroni) del fatto che “se avessimo fatto primarie a turno unico avremmo già vinto”, non sembrano cogliere il centro della strategia e delle preoccupazioni bersaniane. Come sarebbe uscita la leadership del segretario da un turno unico che lo avrebbe incoronato sulla scorta di una percentuale al di sotto del 50% e con un così grande consenso personale tributato al suo diretto rivale?

Bersani ne è conscio, e per questo ha fortissimamente voluto il ballottaggio. La partita in vista del futuro governo è complicata, e sulla legittimazione del vincitore delle primarie non devono incombere ombre.

Il secondo turno vede favorito il frontrunner. Il quasi mezzo milione di voti di Nichi Vendola non si sposterà compatto, ma è difficile che si riversi in maggioranza su Renzi. E sarà più facile mobilitare una seconda volta nell’arco di così poco tempo il voto strutturato che non riportare ai gazebo gli elettori occasionali.

Ciò considerato, la corposa affermazione del sindaco fiorentino se non fa ripartire la corsa da “zero a zero”, come da lui detto, rende l’esito del voto di domenica più imprevedibile di quel che si sarebbe potuto pensare non più di una decina di giorni fa.

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