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Biden, Putin, la Cina: le cadute e il grande gioco

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Biden scivola, uno, due, tre volte mentre sale sulle scalette dell’Air Force One. Sarà l’influsso dell’augurio di Putin, il dopo essersi beccato del “killer” da parte del presidente Usa gli ha risposto con un poco rasserenante «Buona salute!»?.

Wittgenstein sosteneva che il rapporto causale causa-effetto sia una «superstizione», in quanto tutti i fatti sono «atomici». Fatto sta, però, che la “scivolata” è avvenuta a poche ore da quel fatto “atomico” in cui il capo di Stato americano, in maniera del tutto inusuale, ha appellato il suo omologo russo. Una dichiarazione “esplosiva”, a cui il presidente euroasiatico ha risposto con il ritiro dell’ambasciatore da Washington.

Solo schermaglie? C’è chi ha scritto che Biden abbia voluto vendicarsi anche del figlio Hunter – accusato da Trump, in piena campagna elettorale per le presidenziali, di essere stato al soldo dei russi – senza che questi ultimi smentissero. Certamente uno scontro tutt’altro che diplomatico, che però non solo non ha suscitato un’eco sui media americani – diversamente da quelli europei- maggiormente concentrati sui rapporti con la Cina, visto il vertice in Alaska sino-americano di natura politica e commerciale in corso.

Tuttavia la linea Biden con Mosca è tracciata, ed è possibile che alle prime scintille ne seguiranno altre, e che con Putin sarà difficile che si avrà un’occasione per un incontro tra i due, diversamente con quanto accaduto con Trump nel 2018. Anzi, la sensazione è che il duello tra Biden e Putin sarà ancora più duro di quello tra Obama e il capo moscovita. Il disegno di Biden, infatti, è quello di rivoler rimettere in campo un’edizione rinnovata della politica del “containment” del 1947. Insomma, la Russia non sarà più «l’impero del male», come da definizione reaganiana, ma non sarà neanche un alleato. Semplicemente, un partner con il quale collaborare in campi di interesse reciproco: soprattutto in quello degli armamenti. Biden potrà riprendere il filo della trattativa in campo militare, ma senza sconti sulle manovre di destabilizzazione di Putin, sempre vive.

Meno duro di Trump, invece, sarà Biden con Xi Jinping, anche se in apparenza il presidente americano mostra un’opposizione totale analoga a quella del suo predecessore. E proprio in virtù di un riposizionamento della dicotomia novecentesca, che nel ventunesimo secolo vede un testa a testa sul dominio mondiale tra Usa e Cina. Il vero rivale statunitense è infatti individuato da Biden proprio nella Cina, che è il primo partner commerciale mondiale per 100 paesi, mentre gli Usa lo sono per 57. Sulla carta, Biden promette concorrenza estrema con la Cina e per questo cercherà di rivitalizzare le alleanze storiche per conservare il primato. Pertanto sembrerebbe che il braccio di ferro con Xi, così come lo era con Trump, sia destinato a proseguire seguire.

Una conferma arriva dal primo giorno di incontri in Alaska, ad Anchorage, dove il segretario di Stato americano, Blinken, in apertura dei colloqui, ha fatto un resoconto sui problemi di Washington con la Cina, citando attacchi informatici, la repressione in atto della Cina su Hong Kong e le minacce contro Taiwan. Queste attività, ha detto, «minacciano l’ordine che è basato sulle regole che mantengono stabilità globale». Yang Jiechi, un membro dell’organo di governo del Partito Comunista, ha ribattuto che gli Stati Uniti non sono da meno, visti i loro problemi con il razzismo, e poi li ha invitati a smettere di promuovere la loro versione di democrazia in tutto il mondo. «Gli Stati Uniti non rappresentano l’opinione pubblica internazionale e nemmeno il mondo occidentale», ha aggiunto il rappresentante cinese.

Non proprio dei messaggi di pace, però è vero che, di fondo, i rapporti saranno destinati a mutare. Biden per questo ha anche detto di voler rendere più civile il testa a testa col presidente cinese, cambiando i toni, anche se i fini, ha sottolineato ancora Biden, rimarranno quello della difesa dall’espansionismo cinese, a tutela degli interessi nazionali, il primato tecnologico, il riaffermare i diritti umani e il consolidamento delle strategie con gli alleati dell’Indo-Pacifico.

Anche per questo gli Usa stanno rilanciando il Quad, il dialogo quadrilaterale con Giappone, India e Australia. Se vogliamo, inoltre, anche il viaggio di Biden di venerdì, quello in cui in cui è scivolato per ben tre volte, prima di raggiungere la fusoliera dell’Air Force One, va ascritto in una volontà di distensione con la Cina, in quanto, diretto ad Atlanta, ha incontrato rappresentanti sino-americani, proprio per rassicurarli e dar loro il suo appoggio, dopo la serie di omicidi che in città si sono susseguiti nei confronti di appartenenti alla comunità cinese.

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