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Il post-voto

Biden sì, Biden no: di sicuro sarà un’ “anatra zoppa” con il Senato in mano repubblicana

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Ciò che poteva sembrare solo un rischio ora è praticamente una certezza: anche se sarà Biden il nuovo presidente degli Stati Uniti, con altrettanta sicurezza potremmo dire che già dal primo giorno del suo governo, il 20 gennaio prossimo, sarà una “lameduck”, un’anatra zoppa. Questo perché in Alaska si è aggiudicato di nuovo un seggio al Senato il repubblicano Dan Sullivan, tanto da far pendere la bilancia, 50 a 48, in Campidoglio, a favore del partito dell’elefantino. A meno che il 5 gennaio, nei due ballottaggi per altrettanti seggi in Georgia, non saranno i dem a fare l’en plein, tanto da portarsi in parità, 50 e 50, con l’aggiunta del voto del vice presidente Usa, Kamala Harris, in qualità di presidente del Senato. Un’ipotesi, però, altamente improbabile, con i repubblicani in grado di vincere almeno uno dei due seggi a disposizione.

Ma Biden sarà “zoppo” da ambedue le “zampe”, visto che il partito democratico non se la passa bene neanche alla Camera dei Rappresentanti. All’inizio delle elezioni, infatti, i democratici avevano una maggioranza di 232 contro i  197 deputati del Gop, oltre ad un libertario e a cinque “open seats”, quei seggi occupati da deputati che non hanno intenzione di ricandidarsi. Ebbene, quel saldo è ora sceso a 218 democratici, contro 202 repubblicani,  con questi ultimi in testa in diverse gare in bilico: il che significa che i due partiti potrebbero essere separati da meno di 10 seggi. Da sottolineare, poi, che se Biden è stato il presidente che nella storia degli Stati Uniti ha ricevuto più voti in assoluto alle presidenziali, Trump è l’incumbent che ne ha presi di più da sempre; anche se, così al momento sembra, non gli sono bastati per un secondo mandato alla Casa Bianca. I dem ora sono terribilmente delusi, in quanto pensavano che Biden li avrebbe trainati molto di più. Se i sondaggi, ancora una volta sballati, fossero stati anche lontanamente corretti e Biden avesse vinto con 6, 7 o 8 punti in più, sarebbe stato un margine sufficiente per far vincere più seggi al Senato. E adesso, cosa può fare Biden con il Senato contro? Molto meno di quello che perfino lui — il dem più moderato possibile, ammesso che non si faccia trascinare dall’estrema sinistra del partito, che già rivendica posti di peso nell’amministrazione — avrebbe sperato. Per esempio, senza il Senato a favore, Biden non potrà imporre misure contrarie al filibustering, l’attività di ostruzionismo che è una vera e propria forma di veto, né fare diventare Stati Portorico e il distretto della capitale, Washington DC,  né allargare la composizione della Corte Suprema,per svuotarne il potere repubblicano, né nominare giudici progressisti. Nulla di nulla. E quindi le riforme più progressiste  del suo programma, come l’opzione pubblica per l’assicurazione sanitaria, oppure i grandi investimenti nella tecnologia verde e università gratuita per gli studenti della classe media, rimarranno nel libro dei sogni dei democratici.

Non avrà neanche la possibilità di aumentare il salario minimo e le tasse ai ricchi: zero. Al massimo, potrà trattare per uno stimolo economico molto più modesto di quanto preventivasse. È scontato, infatti, che con un presidente avverso i repubblicani saranno rigorosi nel non far sforare il debito. Quindi Biden è già in trappola: per fare qualcosa, seppur minima,  dovrà trattare con i repubblicani, soprattutto col veterano Mitch McConnell, in particolare, e perfino per far entrare nel governo qualcuno di loro (Mitt Romney per esempio, acerrimo nemico di Trump, perdente di professione nella sue corse alla Casa Bianca). Un’operazione che farebbe annebbiare, tra l’altro,  la vista alla far leftdel suo partito, con i vari Sanders e Ocasio-Cortez già sul piede di guerra visto che l’hanno appoggiato turandosi il naso in cambio della promessa di fare “qualcosa di sinistra”. Biden forse potrà elaborare un maxi piano per la lotta al virus con un ordine esecutivo, ma poco di più.

Dunque, se pochi danni Biden potrà fare in Usa, molti invece, saranno quelli che potenzialmente potrà infliggere al resto del mondo,  perché in politica estera avrà più spazio di manovra per disfare tutto ciò che di egregio ha fatto Trump. Potrà far rientrare l’America nell’Organizzazione mondiale della Sanità, riagganciare gli accordi sul clima e sull’Iran , per esempio. E dunque l’America conservatrice scopre con compiacimento che, quando controlli Senato e Corte Suprema, perdere la Casa Bianca non è poi questa catastrofe: per una svolta in senso socialista, per fortuna, si dovrà attendere chissà quanto, con la speranza che mai si avveri. Tra l’altro, i difensori della classe operaia, come dice il  senatore Josh Hawley,  ci sono già, e sono nel partito repubblicano.

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