Big web a Canossa da Donald Trump. Elon Musk di Tesla Motors e Travis Kalanick di Uber in consiglio ristretto

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Big web a Canossa da Donald Trump. Elon Musk di Tesla Motors e Travis Kalanick di Uber in consiglio ristretto

15 Dicembre 2016

Big web lo aveva osteggiato tanto da meritarsi gli strali di Donald Trump? Diventato presidente, il Don spariglia e chiama a raccolta i grandi di Internet nella Trump Tower. C’è Elon Musk di Tesla Motors, ad esempio, che durante la campagna aveva detto peste e corna di Trump ma che adesso viene nominato nel consiglio dei consulenti del presidente per il settore privato. E Travis Kalanick di Uber, anche lui nel gruppo ristretto con cui Trump si è intrattenuto a fine riunione. Le cose non vanno mai come uno se le aspetta, insomma.

Hillary Clinton credeva di avere il web in pugno e in campagna elettorale aveva fatto di tutto per tenersi buoni i vari Google, YouTube, Facebook, tanto più che anche il partito Repubblicano remava contro Trump. All’epoca, raccontammo dell’incontro organizzato dall’American Enterprise Institute, pensatoio dei neoconservatori, con i big del web, per bloccare la candidatura di Trump alle primarie, tutte cose che come sappiamo non sono state sufficienti a modificare il corso della storia. Troll e trucchetti non sono serviti a Hillary per vincere.

E così, Trump adesso invita i Ceo delle grandi aziende del web nella sua reggia per fare il punto della situazione. Per inciso, non è che i cavalieri di Internet fossero proprio tutti contro Trump: lo staff del candidato, mesi fa, aveva lasciato filtrare ad esempio che Facebook si era mostrato più equilibrato e meno schierato degli altri. Per cui l’invito del nuovo presidente può essere letto da una parte come un tentativo di superare i dissapori emersi nei lunghi mesi di campagna elettorale. D’altra parte, i Big che vanno alla Trump Tower hanno il sapore di una resa a canossa.

Trump deve farsi ‘perdonare’ il fatto di aver detto, con la sua proverbiale onestà, che molte società tecnologiche sono sopravvalutate dagli investitori. Del resto quanti posti di lavoro ha creato un megamiliardario come il proprietario di Facebook? Pochini. Immigrazione, rapporti commerciali con la Cina, la privacy digitale, sono stati altri argomenti che hanno tenuto banco nei mesi scorsi e che adesso andranno chiariti. Da notare che insieme al Don c’erano i figli Donald Jr., Ivanka e Eric, che a quanto pare continuano ad avere un posto in prima fila nelle scelte e decisioni del padre. 

Al tavolo c’era anche Mike Pence, il vice che pare non abbandonare in nessuna occasione il suo presidente. E con loro, appunto, il ceo di Apple Tim Cook, Sheryl Sandberg di Facebook, Elon Musk di Tesla Motors, Larry Page ed Eric Schmidt di Alphabet, Jeff Bezos di Amazon, Satya Nadella di Microsoft e Ginni Rmetty di Ibm. Travis Kalanick di Uber assente ingiustificato ma anche lui farà parte del consiglio ristretto voluto dal Don con Elon Musk e Cook. Assenti anche i rappresentanti di Twitter, il sito di microblogging che, più di tutti gli altri, si è dimostrato ostile con Trump (e i trumpisti). 

Morale: Trump ancora una volta si dimostra un presidente realista. Le questioni di principio le ha lasciate alla disoccupata Hillary. E anche rancori e dissapori possono essere archiviati in nome dell’America, o almeno così pare.