Biotestamento: sospetti e veleni su un presunto “scambio” Governo-Vaticano

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Biotestamento: sospetti e veleni su un presunto “scambio” Governo-Vaticano

13 Luglio 2009


Strana coincidenza. Archiviato il G8 la politica made in Italy riprende il suo corso, ma lo spirito di un confronto civile evocato da Napolitano sembra già un ricordo lontano, per quanto l’esortazione sia stata nobile e alta.

E la strana coincidenza – a meno che non si tratti della ripresa a testa bassa delle ostilità in salsa antiberlusconiana – sta lì a dimostrarlo. Perché su L’Unità e  La Stampa compaiono letture e retroscena che immaginano, ipotizzano, presunte liaison tra Casoria, Bari passando per Palazzo Grazioli, e il testamento biologico ora all’esame delle commissioni di Montecitorio. Si arriva persino ad adombrare il sospetto – per la verità L’Unità non usa giri di parole, vi dedica quattro pagine con tanto di fondo del direttore Concita De Gregorio, mentre il quotidiano torinese usa toni più soft – di uno scambio tra il Vaticano e Palazzo Chigi.

Uno scambio, nientemeno? È quel che si legge. Il “baratto” in questione sarebbe il seguente: il Cav si impegna a riservare una corsia preferenziale al testo sul biotestamento già licenziato al Senato e da Oltretevere arriverebbe, immantinente, l’assoluzione o quanto meno una sorta di indulgenza per il “peccatore-premier” (scrive testuale il giornale fondato da Gramsci) e le sue manie festaiole. Obiettivo: recuperare il voto dei cattolici delusi e magari offesi – è la lettura – da cotanto sfrontato “libertinaggio”. E pensare che in queste settimane proprio dalle gerarchie ecclesiastiche non sono mancati, richiami sull’etica dei comportamenti, specie per chi è impegnato in politica e riveste ruoli di primo piano. Se ci fosse un “inciucio”, la reprimenda avrebbe poco senso. 

Gli indizi sui quali costruire la “notizia” sono due. Il primo: da giorni Letta e i suoi sherpa starebbero lavorando per ottenere un’udienza con il Papa. Il secondo: Montecitorio 8 luglio ore 20,40; quasi con un “blitz” è stato incardinato in commissione Affari Sociali il testo sul fine-vita con l’imput di procedere a tappe serratissime. E questo – è la critica –, nonostante non sia ancora chiuso l’iter per la legge sulle cure palliative. Ipotesi, rumors. Sospetti, appunto. Ma già il fatto di gettarli nel calderone delle polemiche politiche di giornata fa comprendere come, in realtà, il tiro al bersaglio-Berlusconi sia ripreso come e più forte di prima.

A smontare il castello di un presunto “do ut des” tra Vaticano e governo sono semplicemente i fatti lungo i quali si è snodato il lavoro parlamentare sul ddl del biotestamento scaturito, è sempre bene ricordarlo, da un’ingerenza – questa sì – della magistratura nel campo del legislatore che in assenza di una norma su una materia così delicata e complessa, avrebbe potuto creare una sorta di pericolosissimo “far west”. E i fatti dimostrano un dato incontrovertibile: se davvero la Chiesa avesse voluto “condizionare” la legge e il governo avesse “recepito” passivamente l’indicazione, ci saremmo trovati di fronte a una norma di gran lunga molto più restrittiva dell’attuale. Una norma dove, ad esempio, le dichiarazioni di trattamento anticipate (le cosiddette Dat) non sarebbero neppure state pensate.

L’altro elemento che non rende credibile l’ipotesi dello “scambio” sta nelle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini. Proprio ieri ha ribadito che sul testamento biologico non c’è alcuna accelerazione, anzi “è tutta una boutade, una polemica sul nulla”. Taglia corto anche sul fatto che la relazione sul testo sarebbe stata redatta l’8 luglio in seduta notturna quando ai cronisti domanda: “Che differenza fa se la relazione si fa la sera o alle 9 quando non c’è nessuno?”. Poi osserva: “ Il testo è in commissione e non è ancora calendarizzato per l’Aula”. Non c’è fretta dunque, ma non sarebbe così se nell’idea del “do ut des” ci fosse il benché minimo barlume di veridicità.

Da Palazzo Madama il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello ci va giù duro: “Solo avanzare il sospetto che dietro l’assunzione di scelte fondamentali del legislatore possano esservi questi mercimoni , è cosa della quale ci si dovrebbe vergognare. Si tratta, al più, di raccolta indifferenziata di pettegolezzi”. Quagliariello è stato uno dei protagonisti del dibattito parlamentare a Palazzo Madama e ribadisce che “su questo come su ogni altro tema si è verificato, tra l’altro, un confronto libero con le posizioni ecclesiastiche, senza alcuna soggezione. E questo è un atteggiamento che può tenere chi ritiene che la religione debba esprimersi liberamente nello spazio pubblico provando a influenzarlo e il legislatore debba confrontarsi laicamente con questo tentativo, senza pregiudizi e senza subordinazioni. Quanti, invece, non sono in grado di mantenere questo atteggiamento di laicità, non a caso sono portati a plaudire in maniera irriflessa appena un qualche membro della chiesa dia loro ragione e a nutrire il sospetto di una collusione quando le cose vanno diversamente da come da loro auspicato”.

L’esponente del Pdl si dice certo che il dibattito alla Camera si svolgerà “con la stessa libertà che lo ha caratterizzato al Senato” e auspica che il testo “possa migliorare” ma ciò che non tollera è che “il miglioramento o il peggioramento del testo venga acriticamente decretato a seconda della sua presunta maggiore vicinanza o distanza dalle posizioni del Vaticano. È un modo barbaro di considerare un problema serio. Quel testo che entra nel confine tra vita e morte presenta tanti aspetti che sfuggono completamente da questo presunto conflitto. Ed è su quelli che il legislatore dovrebbe soprattutto concentrarsi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la componente cattolica del partito unico. La senatrice del Pdl Laura Bianconi stigmatizza le congetture del collega Pd Ignazio Marino (oggi in corsa per la leadership democrat) secondo cui la maggioranza è specializzata nel tirare le tonache delle gerarchie ecclesiastiche e ricorda come proprio lui, citi “sempre il Catechismo della Chiesa Cattolica o le affermazioni di qualche vescovo o cardinale, in numerosi interventi in Aula e in Commissione”. E da Montecitorio Antonio Mazzocchi, deputato Pdl e leader dei Cristiano Riformisti ribadisce che non c’è alcuna accelerazione sull’iter del testo per il quale “noi cattolici auspichiamo il più vasto consenso parlamentare” e una discussione “aperta per fare in modo che tutti possano dare il proprio contributo su una legge che non deve dividere gli italiani”.