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Birmania: militari respingono dichiarazione Onu

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La giunta militare di Burma ha risposto oggi negativamente alla dichiarazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che condannava la repressione violenta della manifestazioni dei monaci buddisti ed auspicava il dialogo con l'opposizione.

La dichiarazione che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva votato ieri, contando anche sul consenso del governo cinese, e che mirava a condannare la violenta repressione della protesta dei monaci buddisti oltre ad auspicare l'apertura del dialogo con le forze d'opposizione, non è stata accolta dalla giunta militare di Burma.

Secondo il governo militare, che si dichiara dispiaciuto per la decisione Onu, la situazione in Birmania non mette a rischio la pace regionale e la sicurezza. Inoltre, i militari hanno fatto sapere che continueranno a collaborare con le Nazioni Unite, nonostante l'accaduto.

Secondo la Lega Nazionale per la Democrazia, primo partito d'opposizione della Birmania, ed il suo capo, Aung San Suu Kyi, visto che la giunta militare di Burma fa parte delle Nazioni Unite avrebbe dovuto implementare seduta stante i suggerimenti pervenutegli dal Consiglio di Sicurezza. A Washington, invece, si aspetta ora il ritorno in patria dell'ambasciatore Usa in Birmania, Ibrahim Gambari, per organizzare un incontro diplomatico tra gli ufficiali del governo e Aung San Suu Kyi.

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