Libertà di manifestare?

Birmingham, condannati per avere protestato contro i corsi Lgbt alle elementari

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A Birmingham un giudice dell’Alta Corte ha condannato i manifestanti che hanno protestato davanti a una scuola elementare della città inglese contro i corsi sull’uguaglianza LGBT e vietato loro in modo permanente di poter indire nuove manifestazioni di protesta.
Come riporta il quotidiano The Guardian, lo scorso maggio si sono radunati davanti all’istituto scolastico di Anderton Park circa trecento persone, di cui la maggior parte musulmani. L’oggetto della protesta era il contenuto inappropriato di tematiche LGBT sugli insegnamenti impartiti agli alunni della scuola, contro cui i manifestanti avevano intonato canti con slogan “let the kids be children” e alzato cartelli con su scritto “Adam and Eve, non Adam and Steve”.
Il consiglio comunale di Birmingham ha così dato il via ad un’azione giudiziaria con lo scopo di evitare future manifestazioni, ma si è affrettata a dichiarare che l’intento non era in ogni caso quello di limitare la libertà di parola, ma solo “contenere un comportamento antisociale” che stava avendo un “significativo impatto negativo” sugli alunni, docenti e sulla comunità locale.
Il giudice Mark Warby ha dunque vietato agli organizzatori Shakeel Afsar, sua sorella Rosina Afsar e Amir Ahmed di organizzare manifestazioni fuori dalla scuola in modo permanente, condannandoli a pagare l’80% delle spese, con la seguente motivazione: “la vera posizione sui corsi è stata travisata, a volte grossolanamente travisata, durante il corso delle proteste”: le parti… hanno affermato che [la scuola] stia perseguendo “un’agenda pedofila” e insegnando ai bambini come masturbarsi. Niente di tutto questo è vero.”
Paul Whiteman, segretario generale della NAHT, il sindacato che rappresenta i dirigenti scolastici ed ha appoggiato la posizione della scuola durante il processo, ha dichiarato che la sentenza ha reso abbastanza chiaro che l’uscita della scuola non è un posto dove attuare una protesta.
Afsar dal canto suo ha ribadito che le manifestazioni erano iniziate perché l’insegnante Sarah Hewitt-Clarkson non aveva consultato adeguatamente i genitori in merito ai corsi tenuti, che il materiale educativo utilizzato non era adatto all’età dei giovani studenti e che la politica della scuola stava “enfatizzando eccessivamente l’etica omosessuale”.
Gli organizzatori della manifestazione hanno perciò annunciato che continueranno la campagna di protesta ai margini dell’area a loro interdetta e che molto probabilmente appelleranno la sentenza.
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