Home News Bloccare il calcio: per me no

Fuori gioco/2

Bloccare il calcio: per me no

0
1

Villa Madama, martedì. Nel corso della conferenza stampa con il premier polacco Donald Tusk, il presidente del Consiglio Mario Monti si lascia scappare un personale e informale auspicio: “Non sto facendo una proposta, men che meno una proposta del governo, ma è un desiderio che qualche volta io - che sono stato molto appassionato di calcio anni fa - dentro di me sento: se per due o tre anni per caso non gioverebbe molto alla maturazione di noi cittadini italiani una totale sospensione di questo gioco”.

I motivi della proposta sono presto detti: le condizioni di salute dello sport più amato dagli italiani sono pessime. Soprattutto gli ultimi mesi hanno riportato a galla la gran mole di marcio presente all’interno del calcio italiano. Dalla violenza - si ricordi il folle pomeriggio di Genova del 22 Aprile quando 200 ultras tennero letteralmente in ostaggio, per via dello 0-4 casalingo contro il Siena, i calciatori del Genoa  - alla bufera del calcio scommesse: arresti e indagati eccellenti, rischi di penalizzazione e possibile coinvolgimento nell’inchiesta dei vertici dei Club.

Inoltre, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore di martedì 29 Maggio scorso, “il patrimonio netto dell’intero sistema professionistico è calato durante la stagione 2010/11 del  50% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 202 milioni”, con le 4 ‘big’ - Milan, Inter, Juventus e Roma - in coda alla graduatoria dei bilanci. Non solo violenza e (presunte) attività penalmente rilevanti, quindi; i Club italiani si contraddistinguono anche per la cattiva gestione dei propri conti, a differenza dei Club degli altri Paesi europei (su tutti si veda il caso tedesco), molto più solidi sotto l’aspetto economico-finanziario.

Il quadro è disastroso, fermiamo tutto per qualche anno? Nient’affatto! Il presidente del Consiglio, al riguardo, ha torto da vendere. Il calcio è passione, emozioni. Su tutti: le palpitazioni della prima volta allo stadio e le fatidiche (e infinite) scale da percorrere verso gli spalti; il dolore delle sconfitte la domenica sera; e poi le vittorie, dopo ‘atroci’ sofferenze (sportive, siano chiare le virgolette), vissute sempre alla stregua di eroici trionfi. In altre parole, il calcio è il goal.

Un celeberrimo film di David Evans, tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby, ‘Febbre a ’90’, descrive con immensa maestria il folle, inspiegabile avvicinamento di molti pre-adolescenti al viscerale e a tratti inquietante tifo per gli ‘undici uomini in mutande’. “Dopo un po’ non sei più capace di capire se la vita è una m**** perché l’Arsenal fa schifo o viceversa”, è una delle frasi più significative del film, ed è anche ciò che passa abitualmente nelle a dir poco pessimiste menti di molti appassionati/malati di calcio.

Che senso hanno, quindi, le parole del premier? A qualcuno, per caso, è mai venuto in mente di apporre i lucchetti alle discoteche italiane, stracolme di droghe di ogni genere e grado e teatri settimanali di risse da saloon? E perché allora non bloccare per 2 o 3 anni, o addirittura ad libitum, gli appalti pubblici, considerato l’altissimo tasso di corruzione? No, le discoteche rimarranno aperte e gli appalti continueranno a essere indetti, nonostante le mazzette. E il calcio? Anche lo sport più amato dagli italiani proseguirà a far divertire, gioire e soffrire. Per il resto, caro presidente Monti, i fenomeni da lei stigmatizzati, fortunatamente, sono il prodotto di una minoranza. Nel caso dei violenti, tutt’altro che silenziosa. Ma pur sempre minoranza. Il Codice Penale e il Codice di Procedura Penale contengono tutti gli strumenti necessari per debellare questi fenomeni. Sul piano culturale, invece, la battaglia è ancora molto dura. Non è fermandosi, tuttavia, che si risolvono i problemi. Uno stop, evidentemente, assumerebbe le sembianze di una vera e propria resa.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here