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Verso le Presidenziali Usa

Bloomberg, la mossa disperata dei Dem per battere The Donald

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Non si tratta di un nuovo film western; non siamo a Tombstone; non c’è una collina degli stivali; non ci sono gli Earp contro i Clanton; la sfida non si terrà all’O.K. Corral; anzi, il duello è nelle urne e l’obiettivo è lo studio ovale. La campagna per le primarie democratiche entra nel vivo e il tutto pare ricordare la trama tipica del western classico, nel quale tutti vogliono far capire che c’è un nuovo sceriffo in città, e sono pronti a qualsiasi cosa per dimostralo.

Qui, a lanciare la sfida è Michael Bloomberg, ex sindaco di New York e magnate dell’editoria, il quale ha già pronunciato una sorta di “Alea iacta est”, di cesariana memoria. I protagonisti di quella che sembra essere una bizzarra pellicola sono i candidati alle primarie democratiche i quali puntano ad avere l’onore e l’onere di sfidare nel duello finale – e più atteso – Donald J. Trump, che la fama da “pistolero” se l’è guadagnata sul campo. Il rischio è alto, non per Trump – che finora si sta godendo ogni puntata della guerra fratricida dei suo aspiranti avversari, mangiando popcorn e ridacchiando – quanto per i democratici che, ancora oggi, a meno di tre mesi dall’inizio delle primarie, non riescono a dare un’idea di che America alternativa a quella di Trump. Si tratta, infatti, di visioni del mondo opposte ed inconciliabili: da una parte vi è l’ultra-sinistra socialista e statalista – un ossimoro del concetto di americanismo – rappresentato da Warren e Sunders; dall’altra vi sono i liberal, capeggiati da Joe Biden, ex Vice Presidente dato per favorito, ma azzoppato dal fuoco amico dei democratici del Congresso, così ansiosi di colpire Trump da non calcolare l’enorme portata distruttiva del Russiagate per Biden, vista l’ingombrante presenza di suo figlio Hunter.

Dunque, con Biden molto probabilmente fuori dai giochi e Warren e Sunders così ferrigni, l’ala moderata del partito, preoccupata dalla fuga di sostenitori – anche economicamente non poco rilevanti – ha cercato di trovare un candidato alternativo, in grado di rassicurare gli elettori americani sul fatto che il Partito Democratico, non stia vivendo una deriva “castrista”. Da qui deriva l’idea Bloomberg, caldeggiata nei mesi scorsi, ma senza alcuna conferma – probabilmente in attesa di ulteriori sviluppi – ed ora annunciata in pompa magna: per questa ragione, sa più di ultima spiaggia, che di acclamazione ad honorem.

Bloomberg si è detto pronto a far valere la sua esperienza professionale e politica per impedire che Trump venga riconfermato alla Casa Bianca per altri quattro anni, imponendo all’America – a detta dello stesso ex sindaco della Grande Mela – una deriva difficilmente recuperabile.

Tuttavia, il rischio per i democratici è quello di aver fatto i conti senza l’oste: infatti, gli elettori potrebbero rivelarsi distanti dalle logiche politicanti dei liberal e potrebbero essere molto più affascinati dalla guida di Trump, che in questi tre anni ha portato gli Stati Uniti ad una crescita esponenziale ed anche ad un riposizionamento internazionale.

Ad ogni modo, Bloomberg – forse per il ritardo, forse per calcoli politici – ha deciso di saltare i primi appuntamenti delle primarie dal test Iowa, al  New Hampshire, Nevada e South Carolina e di tuffarsi direttamente nel super Martedì del 3 marzo 2020. Per vincere Bloomberg pare sia pronto a gettare sul piatto 100 milioni di dollari, che valgono la corsa contro Trump. Se gli elettori democratici dovessero scegliere proprio il magnate Newyorkese, allora la sfida potrebbe essere molto interessante, perché potrebbero esserci due giganti dell’imprenditoria americana, peraltro anche concittadini, a contendersi la scena.  Il tutto potrebbe rivelarsi particolarmente appassionante per i miliardari americani, i quali dovrebbero scegliere quale collega appoggiare.

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