Bocchino-show su Annozero. E domani Fini si sfoga in Rete

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Bocchino-show su Annozero. E domani Fini si sfoga in Rete

24 Settembre 2010

Lo show di Bocchino dalla tribuna santoriana di Annozero è un attacco frontale a Berlusconi, degno della migliore tradizione dipietrista. Due i fronti che l’uomo di Fini  tocca e intreccia in un cinico gioco al massacro, quello del Cav. Dossieraggio e politica estera: un mix di fango sapientemente dosato (vedi l’uso ricorrente del condizionale) per dire che Fini è un grande, che l’affaire Montecarlo è una bufala, che anzi il suo capo è vittima di un complotto messo in piedi dal premier attraverso i servigi di uno dei suoi collaboratori, il quale a sua volta si è fatto dare una mano pure dai servizi segreti deviati. L’obiettivo è dimostrare davanti alle telecamere perennemente ‘incattivite’ di Santoro, che Berlusconi è il “killer” politico di Fini e che in campo internazionale ha ridotto l’Italia a “tappetino” di Russia e Libia.

E domani sarà proprio il presidente della Camera a esternare. Lo farà, secondo quanto rilanciano le agenzie di stampa, registrando un video-messaggio che sarà in Rete su alcuni siti internet, fra i quali quelli di Generazione Italia e del Secolo d’Italia. Il video sarà poi visibile anche su Youtube.  Secondo fonti vicine all’inquilino di Montecitorio, sarà un discorso incentrato su quella che considera "una campagna di controinformazione" sul caso Montecarlo ma spazierà anche su questioni di carattere politico-istituzionale.

Torniamo al Bocchino-show. Come ci si arriva al dossieraggio? Santoro fa il suo, cioè’ le domande, ma Bocchino usa la tattica e parte con l’affondo sulla politica estera: “L’Italia sta facendo una politica estera – può essere condivisa o non condivisa – che è molto spinta su due rapporti: la Libia da una parte e la Russia dall’altra. E questo genera una serie di attenzioni e di preoccupazioni da parte di altri paesi che guardano con attenzione a chi, invece, esp0nenti delle istituzioni tipo Fini dice: attenzione, la nostra politica estera deve essere atlantismo, europeismo, multilateralismo, non ci appiattiamo su alcune posizioni. E quindi c’è un interesse internazionale per capire che cosa accade. E ci sono delle persone che hanno girato con  Berlusconi nel Centro-America anche recentemente che probabilmente hanno lavorato a questa patacca". Passaggio con il quale si vorrebbe insinuare (nella tattica del dico e non dico il futurista è un maestro) che perfino la Cia, su imput di Obama, si muoverebbe contro Palazzo Chigi perché troppo sbilanciato – soprattutto nelle relazioni economiche – nei rapporti con Putin e Gheddafi.

Da qui al dossieraggio il passo è breve e Bocchino ci va giù pesante. Prima si rifà all’indiscrezione del sito di Repubblica secondo cui a imbastire il pacco contro Fini sarebbe stato in particolare Valter Lavitola, direttore e editore de L’Avanti, uomo vicino al Cav. Lo stesso che, dice il futurista, si è dato un gran daffare in occasione della visita del premier in America Latina, “finito sui giornali per il famoso festino organizzato per il presidente Berlusconi, almeno secondo quanto scrivono i giornali”. E ancora: Bocchino crea ad hoc la suspence su quella che vuole sia percepita come una rivelazione a supporto del suo teorema. E non perde tempo nel farlo, ricordando che quel Lavitola è colui che “ha aiutato Berlusconi, perché in occasione delle candidature per le europee Berlusconi ci disse che Lavitola l’aveva molto aiutato con Sica nell’operazione su Prodi con il passaggio di alcuni senatori” dalla maggioranza all’opposizione.

Il dossieraggio esiste, incalza Bocchino, “c’è stato un lavorìo diretto nell’entourage del presidente del Consiglio”. Ma quando Santoro gli chiede se si rifà solo a quanto riportato dal sito di Rep o se invece ciò che dice viene da indagini e verifiche proprie, il futurista ha un attimo di esitazione che è parso alquanto sospetto. Probabilmente se ne è accorto pure lui e ha subito cercato la via d’uscita: “A noi risulta perché lo abbiamo appreso da Repubblica e anche perché uno per difendersi può fare indagini e da queste indagini è risultato che il cognato di Fini non è proprietario delle società off-shore” è la spiegazione. Lo show di Bocchino manda su tutte le ire lo stato maggiore del Pdl perché a questo punto i livello di accuse e illazioni ha passato ogni limite, è la convinzione diffusa. Come nel caso di Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl secondo il quale il presidente dei deputati futuristi “si è lasciato andare ad affermazioni risibili sulla politica estera del nostro Paese, contrapponendo l’alleanza atlantica e il rapporto con altri Stati, addirittura mettendo in contrapposizione il multilateralismo con la politica di mediazione svolta dall’Italia”.

Poi la stoccata, quando osserva che forse Bocchino “ignora che in altre epoche, in piena guerra fredda e dunque in contesti ben più difficili di quelli attuali, a coniugare l’indubbia collocazione atlantica dell’Italia con il dialogo con altre aree del mondo a noi geograficamente prossime furono, tra gli altri, uomini come Gronchi, Fanfani, Craxi, Andreotti. Quel che non è accettabile è che per perseguire i propri scopi politici ci si spinga ad insinuare che altri Stati stranieri e nostri alleati possano aver preso parte a presunte operazioni di ‘controspionaggio’ alle quali alcuni esponenti di Futuro e libertà sembrano essersi particolarmente appassionati”. Insomma, una situazione che, chiosa Quagliariello, “la dice lunga sul livello di dilettantismo, approssimazione e irresponsabilità nel quale qualcuno sta cercando di trascinare il Paese".

E pensare che solo fino a pochi mesi fa, Bocchino era un berlusconiano convinto, al punto che ai capigruppo di Camera e Senato era stato affibbiato il nomignolo di “banda dei quattro”, tanto viaggiavano all’unisono nel segno del Cav. Poi, il cambio di rotta e di ‘capo’. Cosa può essere accaduto per trasformare il berlusconino in un fillino?