Boicottaggio Pechino: anche Bush sembra pensarci

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Boicottaggio Pechino: anche Bush sembra pensarci

11 Aprile 2008

Il mondo occidentale sembra pensarci. Sembra pensarci
seriamente al boicottaggio delle olimpiadi di Pechino, o ad un’altra formula di
protesta più morbida. La pressione da parte dell’opinione pubblica e degli
attivisti pro-Tibet con manifestazioni che hanno avuto risonanza mondiale,
tranne che nelle Repubblica Popolare Cinese naturalmente, sembrano forse potre
contribuire ad orientare le decisioni dei policy-maker americani ed europei.

Aveva rotto il ghiaccio Sarkozy un paio di settimane fa
mettendo in dubbio la partecipazione francese. E’ ormai nota la posizione di
assoluto rifuto di partecipare all’inaugurazione di Pechino 2008 espressa dal
primo ministro britannico Gordon Brown, mentre si attende ancora a Parigi di
sapere se alla fine Nicolas Sarkozy prenderà o meno parte alla cerimonia di
apertura dei Giochi.

Washington, il giorno dopo il passaggio della fiaccola in
California, ha fatto sapere che il presidente degli Stati Uniti George Bush
sarà a Pechino per i Giochi, ma che potrebbe non presenziare alla cerimonia di
apertura delle Olimpiadi, il 6 agosto. Il portavoce della Casa Bianca Dana
Perino ha però evitato di fornire una risposta certa circa la presenza di Bush
alla cerimonia di apertura dei Giochi. «E’ prematuro dire quale sarà il programma
di viaggio del presidente – ha detto Perino, sottolineando che in ogni caso il
presidente Usa non mancherà di fare pressioni – in pubblico e in privato,
prima, durante e dopo le Olimpiadi».

“Il boicottaggio dipenderà molto da quello che si saprà
in futuro visto che per ora sono poche le informazioni uscite dal Tibet , non
si ha un quadro completo, bisogna capire realmente la gravità dei fatti. Con
internet e le altre tecnologie è comunque probabile che si riesca a sapere di
più. Poi bisogna vedere come evolverà la situazione, se la repressione
continuerà, ovviamente ora non è possibile dare delle certezze. Altro elemento
importante che influenzerà la scelta di Bush sarà il comportamento della
comunità internazionale, ovviamente non vuole essere il solo protagonista di
questo boicottaggio” ha detto Marco Vicenzino Executive Director del
Global Strategy Project di Washington.

Bush ha chiesto alla Cina di avviare trattative diplomatiche
con i rappresentanti del Dalai Lama, mentre il segretario di Stato americano
Condoleezza Rice ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno considerando la
possibilità di aprire un consolato americano in Tibet . la Rice ha inoltre
sottolineato che è stato chiesto al governo di Pechino di autorizzare la
presenza di un maggior numero di diplomatici americani nella regione,
considerando inadeguato quello fino ad ora concesso. Gli Stati Uniti, in
coincidenza col monito di Pechino al Cio, stanno valutando di emanare una
risoluzione che imponga alla Cina di porre fine alla violenta repressione delle
manifestazioni di protesta in favore dell’autonomia del Tibet. Nei giorni
scorsi anche la senatrice di New York Hillary Clinton, candidata alla
nomination democratica per la Casa Bianca, aveva invitato il presidente Bush a
disertare la cerimonia di apertura dei Giochi. Oggi anche Barack Obama ha
chiesto a Bush di non andarci.

Per quanto riguarda l’opinione pubblica e la spinta di altri
politici Vicenzino non pensa stia influenzando così tanto le scelte politiche
“prima di tutto perchè la stessa opinione pubblica americana non è poi così
interessata a quello che sta avvenendo in Tibet . Forse se la fiaccola fosse
passata anche in altre città e ci fossero state altre manifestazioni
l’influenza sarebbe stata maggiore. Certo sono arrivate notizie da Parigi e
Londra, dove credo che lì sì l’opinione pubblica si sia fatta sentire, ma in
America non così tanto. Ci sono la guerra in Iraq , i problemi economici, le
primarie, insomma tanti fattori che spostano l’attenzione della gente da questo
problema”.                                                                             

Eppure la Cina comincia a essere vista realmente come una
minaccia per lo meno da alcuni esponenti politici che pare possano pensare di
approfittare della situazione per crearle problemi interni. Mc Cain per esempio
si è detto scettico su un ingresso della Cina nel G9. “McCain sta facendo
questo anche perchè ha problemi di re-indirizzo della sua politica – ha
aggiunto Vicenzino -, è vero che ha vinto le primarie, però non tutti i
Repubblicani sono con lui. Una parte del partito è sicuramente favorevole a
questa esclusione della Cina dal G8 quindi lui ha rilasciato queste
affermazioni per guadagnare consensi. Con ciò però non voglio dire che sia
tutta una semplice tattica politica, c’è sicuramente anche una componente
ideologica nella sua scelta”.

Vicenzino infine ha dichiarato la sua opinione personale:
“Bisogna distinguere. Un boicottaggio completo come quello avvenuto
nell’80 a Mosca sicuramente non va fatto, ma per quanto riguarda la cerimonia
ci si deve pensare. Anche secondo me comunque bisogna aspettare di avere
maggiori informazioni e vedere la scelta della comunità
internazionale”.  

Molto più decise e stringate le parole a News ITALIA PRESS
di Aldo Vagnozzi, State Representative of Michigan , politico democratico di
origine italiana: “Per come stanno andando le cose e il consenso intorno alla
decisione, il Presidente non dovrebbe prendere parte all’apertura dei giochi
olimpici per dimostrare un vero appoggio a quanto sta succedendo ed è successo
in Tibet”.

Anche il parlamento UE pare concordare. Una risoluzione
approvata oggi con 580 voti a favore e 24 contrari dall’Aula del Parlamento
europeo, firmata da tutti i gruppi maggiori, chiede ai paesi membri dell’Unione
europea di assumere una posizione comune rispetto alla partecipazione
all’inaugurazione dei Giochi olimpici e di valutare un’eventuale rifiuto a
presenziarvi, qualora la Cina non apra un dialogo col Dalai Lama. L’Eurocamera
fa rilevare come i negoziati tra le autorità di Pechino e il Dalai Lama non
abbiano portato a risultati per quanto concerne l’autonomia politica, culturale
e religiosa del Tibet .

La risoluzione invita la Cina al rispetto dei diritti umani
e delle minoranze, e a ratificare senza indugio e comunque prima dei Giochi
olimpici la Convenzione internazionale sui diritti politici e civili, adottando
una moratoria sulla pena di morte come chiesto dalla risoluzione ONU del 18
dicembre 2007.