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Boicottaggio Pechino: anche Bush sembra pensarci

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Il mondo occidentale sembra pensarci. Sembra pensarci seriamente al boicottaggio delle olimpiadi di Pechino, o ad un’altra formula di protesta più morbida. La pressione da parte dell’opinione pubblica e degli attivisti pro-Tibet con manifestazioni che hanno avuto risonanza mondiale, tranne che nelle Repubblica Popolare Cinese naturalmente, sembrano forse potre contribuire ad orientare le decisioni dei policy-maker americani ed europei.

Aveva rotto il ghiaccio Sarkozy un paio di settimane fa mettendo in dubbio la partecipazione francese. E' ormai nota la posizione di assoluto rifuto di partecipare all'inaugurazione di Pechino 2008 espressa dal primo ministro britannico Gordon Brown, mentre si attende ancora a Parigi di sapere se alla fine Nicolas Sarkozy prenderà o meno parte alla cerimonia di apertura dei Giochi.

Washington, il giorno dopo il passaggio della fiaccola in California, ha fatto sapere che il presidente degli Stati Uniti George Bush sarà a Pechino per i Giochi, ma che potrebbe non presenziare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, il 6 agosto. Il portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha però evitato di fornire una risposta certa circa la presenza di Bush alla cerimonia di apertura dei Giochi. «E' prematuro dire quale sarà il programma di viaggio del presidente - ha detto Perino, sottolineando che in ogni caso il presidente Usa non mancherà di fare pressioni - in pubblico e in privato, prima, durante e dopo le Olimpiadi».

"Il boicottaggio dipenderà molto da quello che si saprà in futuro visto che per ora sono poche le informazioni uscite dal Tibet , non si ha un quadro completo, bisogna capire realmente la gravità dei fatti. Con internet e le altre tecnologie è comunque probabile che si riesca a sapere di più. Poi bisogna vedere come evolverà la situazione, se la repressione continuerà, ovviamente ora non è possibile dare delle certezze. Altro elemento importante che influenzerà la scelta di Bush sarà il comportamento della comunità internazionale, ovviamente non vuole essere il solo protagonista di questo boicottaggio" ha detto Marco Vicenzino Executive Director del Global Strategy Project di Washington.

Bush ha chiesto alla Cina di avviare trattative diplomatiche con i rappresentanti del Dalai Lama, mentre il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno considerando la possibilità di aprire un consolato americano in Tibet . la Rice ha inoltre sottolineato che è stato chiesto al governo di Pechino di autorizzare la presenza di un maggior numero di diplomatici americani nella regione, considerando inadeguato quello fino ad ora concesso. Gli Stati Uniti, in coincidenza col monito di Pechino al Cio, stanno valutando di emanare una risoluzione che imponga alla Cina di porre fine alla violenta repressione delle manifestazioni di protesta in favore dell'autonomia del Tibet. Nei giorni scorsi anche la senatrice di New York Hillary Clinton, candidata alla nomination democratica per la Casa Bianca, aveva invitato il presidente Bush a disertare la cerimonia di apertura dei Giochi. Oggi anche Barack Obama ha chiesto a Bush di non andarci.

Per quanto riguarda l'opinione pubblica e la spinta di altri politici Vicenzino non pensa stia influenzando così tanto le scelte politiche “prima di tutto perchè la stessa opinione pubblica americana non è poi così interessata a quello che sta avvenendo in Tibet . Forse se la fiaccola fosse passata anche in altre città e ci fossero state altre manifestazioni l'influenza sarebbe stata maggiore. Certo sono arrivate notizie da Parigi e Londra, dove credo che lì sì l'opinione pubblica si sia fatta sentire, ma in America non così tanto. Ci sono la guerra in Iraq , i problemi economici, le primarie, insomma tanti fattori che spostano l'attenzione della gente da questo problema".                                                                             

Eppure la Cina comincia a essere vista realmente come una minaccia per lo meno da alcuni esponenti politici che pare possano pensare di approfittare della situazione per crearle problemi interni. Mc Cain per esempio si è detto scettico su un ingresso della Cina nel G9. “McCain sta facendo questo anche perchè ha problemi di re-indirizzo della sua politica - ha aggiunto Vicenzino -, è vero che ha vinto le primarie, però non tutti i Repubblicani sono con lui. Una parte del partito è sicuramente favorevole a questa esclusione della Cina dal G8 quindi lui ha rilasciato queste affermazioni per guadagnare consensi. Con ciò però non voglio dire che sia tutta una semplice tattica politica, c'è sicuramente anche una componente ideologica nella sua scelta".

Vicenzino infine ha dichiarato la sua opinione personale: "Bisogna distinguere. Un boicottaggio completo come quello avvenuto nell'80 a Mosca sicuramente non va fatto, ma per quanto riguarda la cerimonia ci si deve pensare. Anche secondo me comunque bisogna aspettare di avere maggiori informazioni e vedere la scelta della comunità internazionale".  

Molto più decise e stringate le parole a News ITALIA PRESS di Aldo Vagnozzi, State Representative of Michigan , politico democratico di origine italiana: “Per come stanno andando le cose e il consenso intorno alla decisione, il Presidente non dovrebbe prendere parte all’apertura dei giochi olimpici per dimostrare un vero appoggio a quanto sta succedendo ed è successo in Tibet”.

Anche il parlamento UE pare concordare. Una risoluzione approvata oggi con 580 voti a favore e 24 contrari dall'Aula del Parlamento europeo, firmata da tutti i gruppi maggiori, chiede ai paesi membri dell'Unione europea di assumere una posizione comune rispetto alla partecipazione all'inaugurazione dei Giochi olimpici e di valutare un'eventuale rifiuto a presenziarvi, qualora la Cina non apra un dialogo col Dalai Lama. L'Eurocamera fa rilevare come i negoziati tra le autorità di Pechino e il Dalai Lama non abbiano portato a risultati per quanto concerne l'autonomia politica, culturale e religiosa del Tibet .

La risoluzione invita la Cina al rispetto dei diritti umani e delle minoranze, e a ratificare senza indugio e comunque prima dei Giochi olimpici la Convenzione internazionale sui diritti politici e civili, adottando una moratoria sulla pena di morte come chiesto dalla risoluzione ONU del 18 dicembre 2007.

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1 COMMENT

  1. Pechi(NO)
    E’ comunque possibile un boicottaggio delle olimpiadi da parte dell’opinione pubblica, rifiutando di seguire le gare in televisione e di comprare i prodotti degli sponsor.

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