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Voglia di leadership

Bonaccini a Zinga: Nicola stai sereno…

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‘Il segretario c’è, è in carica, e quindi non ho alcuna velleità di dovermi mettere in competizione con lui’. Così il governatore dell’Emilia-Romagna ieri mattina su La7 ha smentito (di nuovo) l’ipotesi di una sua candidatura alla guida del Pd nazionale. Una smentita che suona in realtà come la più plateale delle conferme. Stefano Bonaccini da mesi vende se stesso fuori dal partito come il nuovo argine all’avanzata delle destre ricordando la sua vittoria sulla leghista Borgonzoni alle Regionali di gennaio e, parallelamente, all’interno del mondo Dem viene visto come un uomo fedele alla Ditta ex Ds, ma apprezzato anche dai cattolici per i suoi trascorsi filorenziani.

In realtà Bonaccini ha sempre appoggiato la cordata momentaneamente vincente nel Pd. Bersaniano ai tempi di Bersani leader, renziano ai tempi di Renzi e zingarettiano ai tempi di Zingaretti. Ora lo attende il vero il salto di qualità col tentativo di puntare finalmente su stesso. Un Bonaccini bonacciniano insomma. Ha scritto un libro sulla ricetta per battere la Lega in piena pandemia, ha iniziato un tour televisivo per presentarlo e sui social non perde occasione, tra una foto in posa e l’altra, di snocciolare saggi (e a dire il vero un po’ banali) consigli ai vertici del Partito Democratico. Per Bonaccini il Pd deve avere una ‘identità più forte e marcata, basata su idee chiare e riconoscibili. E con un gruppo dirigente aperto a ciò che di meglio la società offre’. Lo ha detto in una recente intervista a Repubblica. Che è come dire che quando piove serve l’ombrello e che il sole d’agosto scalda, ma che comunque di questi tempi son concetti da non gettar via.

A sostegno dell’ipotesi Bonaccini-segretario si è espresso anche un gruppo di ex renziani rimasti nel Pd, Giorgio Gori in testa, ma lui, il governatore partito con la valigia di cartone da Campogalliano e trasformatosi nell’uomo forte con barba grigia e occhiali smart, si è rivolto a Zingaretti con parole chiare. “Stai tranquillo Nicola” con una postilla che in politichese vuol dire esattamente il contrario: “Sono comunque a disposizione a dare il mio contributo in questa fase difficile”. Per il bene del Paese, si intende.

Ed ecco allora che Zingaretti, memore dello sgambetto che Renzi fece a Letta con il suo “stai sereno” (allora la posta era la presidenza del Consiglio dei Ministri), tranquillo non può proprio stare. Stefano Bonaccini non ha fretta, non vuole fare la fine dell’ex premier fiorentino e punterà a logorare Zingaretti. Sempre col sorriso sulle labbra, sempre smentendo ogni ambizione e sempre mosso solamente da senso del dovere e del sacrificio. Dal canto suo il governatore del Lazio non può far altro che resistere. Magari evitando di lanciarsi in promesse che non può mantenere (come quella di non fare mai accordi coi grillini fatta pochi mesi prima dell’alleanza coi 5 Stelle) e cercando di rispondere ai sorrisi maliziosi del governatore emiliano con altrettanti sorrisi. Sperando che davvero il potere logori solamente chi non lo ha.

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