Bondi chiama Sgarbi alla Biennale per agitare le acque in Laguna (e non solo)

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Bondi chiama Sgarbi alla Biennale per agitare le acque in Laguna (e non solo)

25 Gennaio 2010

Ottiene  una platea da grandi occasioni l’ultima fatica letteraria di Vittorio Sgarbi, L’Italia delle Meraviglie, presentata nell’ambiente umbertino del Salone del Consiglio Nazionale al Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si sono radunati in molti per uno degli appuntamenti solitamente poco affollati dei giovedì letterari del ministro Bondi. E le ragioni per una simile attenzione non mancavano. Accanto al vulcanico critico sedevano oltre ministro Sandro Bondi anche l’ex ministro Antonio Paolucci e tanti altri ospiti illustri, con Alain Elkann da moderatore.

Il colpo di scena è stato l’annuncio di  Bondi, come sempre con i modi garbati che gli sono propri, della nomina di Sgarbi a curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia, prevista nel 2011. Una scelta di assoluta rottura, simile a quella compiuta nel 2009 per il duo Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, destinata a portare scompiglio nel mondo nostrano della critica dell’arte contemporanea.

Una decisione, inoltre, presa con un inconsueto anticipo, poiché il Consiglio di amministrazione della Biennale, presieduta da Paolo Baratta, non ha ancora indicato chi sarà il direttore della 54. Esposizione Internazionale d’Arte, né tantomeno ne ha scelto le linee guida né deciso le date della manifestazione. I malevoli hanno subito intravisto in questa fretta di fare nomine il segno di una imminente dipartita di Bondi dal Ministero, dove si starebbe affannando nel coprire i posti disponibili prima di lasciare il campo a Giancarlo Galan, sacrificato alle necessità di coalizione in favore del leghista Luca Zaia nella corsa per la presidenza della Regione Veneto e ora autocandidatosi alla guida del Collegio Romano.

Ma la realtà potrebbe essere più evidente di quanto appare agli aruspici improvvisati: Bondi, poco incline a mollare il ministero, sembra piuttosto aver messo in atto una strategia di aggiramento per arrivare al cuore della Biennale. E qui, come primo indizio, bisognerebbe fare un ragionamento su un personaggio che più volte Sgarbi ha menzionato nel suo discorso di ringraziamento per la nomina: Robert Hughes.

Il caustico critico australiano, inglese di adozione, con un vissuto tragico – segnato da tutti i mali possibili tra la morte della moglie per overdose di cocaina, il suicidio del figlio scultore ed un incidente d’auto che l’ha portato quasi alle soglie della morte –  fu il candidato di Sgarbi, all’epoca Sottosegretario ai Beni Culturali, alla direzione della Biennale del 2003. A parere di Sgarbi Hughes, noto per aver dileggiato in televisione le sculture di Jeff Koons e tutti gli esponenti dello star system internazionale del contemporaneo, era proprio la persona giusta per scardinare in modo rivoluzionario le camarille dei galleristi e dei collezionisti che da decenni la fanno da padroni in Laguna. Questa scelta divenne  uno dei motivi della burrascosa rottura di Sgarbi con l’allora ministro Urbani, che bocciò Hughes e, per tramite di Franco Bernabè, in quel momento Presidente della Biennale, insediò Francesco Bonami alla direzione della 50° esposizione di arti visive. Sgarbi non ha dimenticato l’affronto, e nulla esclude che si possa impegnare per far proporre dal ministro Bondi al traballante Baratta, finora libero di compiere ogni scelta in totale autonomia, il nome di Hughes per l’edizione del 2011.

Il critico ferrarese inoltre sta affrontando il proprio futuro ruolo alla Biennale con spirito assai più combattivo del duo precedente Beatrice-Buscaroli. Da subito ha reclamato a gran voce il ritorno del Padiglione Italia nella storica (dalle origini di oltre un secolo fa) sede nei Giardini, da dove il nostro spazio espositivo nazionale fu cacciato proprio da Baratta nel 1999 per poi apparire solo nel 2007 alle propaggini estreme dell’Arsenale, dove l’ostinato camminatore amante dell’arte può godere solo alla fine di un estenuante percorso tra il padiglione turco e quello cinese.

Non solo. L’aspirante curatore del padiglione italiano ha detto che cercherà di interessare della questione il prossimo Sindaco di Venezia – per statuto vice presidente della Biennale – che molto probabilmente, dopo le imminenti elezioni, potrebbe essere Renato Brunetta, personaggio non proprio conciliante nei confronti dell’attuale vertice della prestigiosa istituzione culturale veneziana, considerando la propensione riformista dell’attuale  Ministro della Funzione Pubblica.

Ecco allora che il Ministro Bondi, affidando a Sgarbi questo incarico, non solo compie una scelta culturale provocatoria, ma insedia un proprio cavallo di Troia tra le mura di Ca’ Giustinian. Venuta meno, per tempi tecnici ed assenza di una candidatura sostitutiva valida ai vertici, la possibilità di sbolognare tramite una riforma dell’ente l’attuale presidenza della Biennale, da tanti ritenuta ostile e non allineata alla maggioranza di Governo (alla quale ha procurato non pochi imbarazzi  come ad esempio la buffa accoglienza tributata a Chavez all’ultima Mostra del Cinema al Lido), Bondi potrebbe aver visto nel pirotecnico Sgarbi lo strumento giusto per muovere guerra a Baratta. Per i prossimi mesi, quindi, si prevedono acque molto agitate in Laguna.