Bondi, la Croisette e lo champagne

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Bondi, la Croisette e lo champagne

14 Maggio 2010

Chissà  se l’intenzione si è trasformata in atto pratico: cioè se Sabina Guzzanti ha poi deciso di spedire a Sandro Bondi quella cassetta di champagne che aveva in animo di confezionargli con cura e tante grazie per la pubblicità al suo film "Draquila" che il ministro ha contribuito a fare, disertando Cannes. Se avesse deciso di farlo veramente le consigliamo di scegliere magari con l’aiuto di un esperto sommelier, un millesimato prezioso e introvabile, per far pari col "regalo" che ha ricevuto, a prescindere. Eh sì, perché questo è il risultato finale: una pellicola con uno scarso eco nazionale e comunque alquanto marginale sulla ribalta dorata e imponente del festival più glamour di sempre, in pochi istanti è diventata l’evento del momento, la bandiera della libertà contro la censura sotto la quale tutto l’antiberlusconismo snob e chic si ritrova e tra qualche giorno correrà al cinema.

Il ministro Bondi, insomma, col suo gesto di protesta – francamente difficile da comprendere -, è riuscito in un’operazione alla rovescia: ressa sulla Croisette, sala stampa gremita, commenti e recensioni in tutte le lingue del mondo, tre minuti di applausi dopo la proiezione del docu-film. E come se non bastasse, si è tirato addosso gli strali del direttore del festival, Thierry Frémaux che ci è andato giù duro col rappresentante del governo italiano sottolineando che "non avremmo potuto aver miglior aiuto da parte di un ministro che, boicottando il festival, ha fatto un buon lavoro per la stampa", con tanto di chiosa sferzante sul tentativo di limitare la libertà di espressione.

Tutto questo ambaradan (internazionale) si sarebbe potuto evitare con un gesto semplice quanto forte: esserci. Con due opzioni: non vedere il film e magari rispondere alzando un sopracciglio alle domande dei cronisti con un legittimissimo "non l’ho visto, non mi interessa". Oppure – e a nostro avviso sarebbe stato meglio – decidere di assistere alla proiezione e dire la sua, criticando, dicendo che si tratta di un’opera pretestuosa e falsa, o ancora pronunciando una frase liquidatoria ma sempre manifestando il suo pensiero, liberamente. Non certo arroccandosi sulla torre del fortino italico e lanciare da lì le saette dell’indignazione.

Su questo giornale abbiamo già scritto di come per il film Agorà ci si sia inventati la censura vaticana che, appunto, non esiste pur di mettere in piedi un’operazione promozionale di bassissimo cabotaggio. E Bondi che fa? Gliela serve su un piatto d’argento? Ci pare evidente che l’episodio impone una riflessione in più sul modo di comportarsi, specie per un ministro della Repubblica e sul modo di intendere la comunicazione, a maggior ragione se si ha a che fare con un evento internazionale dove in gioco c’è anche l’immagine dell’Italia. A prescindere dai suoi contenuti che, appunto, si possono criticare ma in diretta, non in differita.

La prossima volta, il ministro Bondi dovrebbe usare con maggiore rigore la sua proverbiale prudenza: conti fino a dieci. Di sicuro, eviterà di aleggiare come un fantasma (del cinema e non dell’opera) sulla Croisette diventando così, suo malgrado, il miglior sponsor del prossimo film contro quel diavolo di un Cav.